I denti da latte salvano la vita

Non vanno buttati, ma conservati.

Uno studio ha dimostrato che i denti da latte potrebbero tornare utili in caso di malattie, sarebbe dunque consigliabile metterli da parte, perché potrebbero rivelarsi utili in futuro.

L'importanza dei denti da latte
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Fammi crescere i denti davanti, te ne prego, Bambino Gesù. Sono due ma mi sembrano tanti, son caduti e non crescono più!” Chi ricorda ancora questa canzone dello Zecchino d’Oro? Correva l’anno 1962 e dopo oltre 50 anni si scopre l’importanza dei denti da latte. Già, proprio quelli che cadono quando si cresce e che da piccoli ci facevano mettere sotto il cuscino, prima di andare a dormire. Ecco, i nostri genitori ci dicevano che sarebbero venuti un topolino o una fatina a prendere il dente e in cambio ci avrebbero fatto trovare un piccolo dono. Ma, a quanto emerso da uno studio, sarebbe stato meglio metter da parte i denti da latte (che cadono tra i  6 e i 12 anni).

Denti da latte
Ecco uno schema dei denti da latte.

Una scoperta sconvolgente

Presso il National Institute of Dental and Craniofacial Research (NIDCR), ricercatori giapponesi e statunitensi hanno analizzato la composizione dei denti da latte, constatando che andrebbero conservati e non buttati via. Difatti, diversi anni fa, il dottor Songtao Shi ha individuato la presenza di cellule staminali dentro la polpa dentaria, studiando uno dei denti di sua figlia. Quando la bimba ne ha perso un altro, il dottore ha provveduto a conservarlo, avviando le ricerche. Tali ricerche hanno svelato che i singoli denti da latte possono contenere fino a 20 cellule staminali,in grado di crescere in una coltura. Non solo, grazie agli studi successivi, è stato possibile rilevare una loro maggiore riproduzione ed una maggiore velocità nella riproduzione rispetto alle cellule staminali contenute nei denti permanenti. 




Una possibile cura per le malattie

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science. L’ipotesi è che le cellule staminali contenute nei denti da latte si sia originate in fase embrionale, quindi durante la gestazione all’interno del grembo materno. Le cellule staminali ricavate dai denti da latte vengono definite SHED, ossia “Stem cells from Human Exfoliated Deciduous teeth” (cellule staminali della polpa dentale dei denti decidui). Per mantenerle in condizioni ottimali, vengono conservate in speciali involucri contenenti azoto criogenico. Da queste cellule staminali si possono ricavare “cellule neuronali, ossee e adipose“. Grazie a loro, sarebbe possibile curare malattie contratte in età adulta, quali: morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, diabete di tipo 1, distrofia muscolare ecc.

Un tesoro nascosto

Di certo, in pochi immaginavano che i denti potessero nascondere un tesoro così prezioso. Ovviamente, l’augurio è che nessuno si ammali e abbia bisogno di cellule staminali. Ma la prossima volta che ai vostri figli cadranno i denti da latte, pensateci bene prima di regalarli a topolini e fatine. Un giorno potrebbero tornare utili e potenzialmente potrebbero salvare la loro vita.

Carmen Morello

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