Hong Kong nel mirino del Dragone: al via il primo processo senza giuria

Ad un anno di distanza dall’emanazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale si celebra ad Hong Kong il primo processo senza giuria.

È il 1° luglio 2020.
Ad Hong Kong soffia un vento di proteste, desideroso di spazzare via l’ennesimo attacco di Pechino alla democrazia.
Tra le strade dell’Isola una moto sfreccia veloce.
Il conducente è Tong, un residente di 24 anni e sulla sua moto sventola uno slogan:

“Liberare Hong Kong, è la rivoluzione del nostro tempo.”

Di lì a poco, l’accusa di guida pericolosa e di incitamento alla sovversione e al terrorismo.

La legge sulla sicurezza nazionale

Ma riavvolgiamo il nastro per un momento.
Perché il 1° luglio 2020 le proteste infiammavano Hong Kong?
Appena 24 ore prima era entrata in vigore la nuova Legge sulla sicurezza nazionale che introduceva in maniera inequivocabile modifiche significative all’ordinamento giudiziario di Hong Kong.
Tra queste, spicca il ricorso all’estradizione in Cina per punire atti sovversivi, terroristici e di collusione con forze straniere.
Oltre 100 residenti sono stati accusati in base al provvedimento draconiano, tra i quali i più noti attivisti democratici della città.
Tuttavia, la  triste vicenda giudiziaria di Tong Ying-kit non è assimilabile a tutti i casi precedenti. Si celebra infatti per la prima volta ad Hong Kong in applicazione della Legge sulla sicurezza nazionale un processo senza giuria.

Le controversie intorno alla legge

La dichiarazione congiunta sino-britannica del 1985 aveva tracciato un orizzonte ben definito.
Una volta riannessa alla Cina, Hong Kong avrebbe ricevuto lo status di regione amministrativa speciale sotto il principio “Una Cina, due sistemi”.
In questo modo sarebbero state garantite sia la sopravvivenza di un potere giudiziario, esecutivo e legislativo indipendenti dal potere centrale centrale sia una democrazia.
Tuttavia, non senza un prezzo. Solo, infatti, per 50 anni Hong Kong avrebbe potuto godere del suo alto grado di autonomia.
In seguito alla sua riannessione, avvenuta il 1 luglio 1997, il 2047 sarebbe stato l’anno di apertura di una nuova stagione di cambiamento che avrebbe travolto, ineluttabile, la vita di circa 7 milioni di cittadini.
Ma l’annus horribilis di Hong Kong è giunto con 27 anni di anticipo.
Nel 2020, l’entrata in vigore della nuova legge sulla sicurezza nazionale ha determinato un cambiamento radicale nel sistema giudiziario dell’Isola.

Nel caso di Tong Ying-kit è più che mai evidente: nel giro di solo 24 ore uno slogan popolare in quei giorni tra gli attivisti democratici è stato classificato come atto sovversivo dando avvio ad un processo senza giuria.

Il nuovo sistema giudiziario di Hong Kong

Per più di 140 anni, la fiamma del Common Law ha alimentato la tradizione giuridica dell’ex colonia britannica importando nell’Isola un preciso modello processuale. Si tratta di un modello in cui la presenza della giuria riveste un ruolo fondamentale per determinare la colpevolezza o l’innocenza di un imputato e garantire un verdetto neutrale ed imparziale.
Questo tratto distintivo del processo di matrice anglosassone risulta tanto più importante
nei casi più gravi come quello che vede coinvolto Ton.
La legge sulla sicurezza nazionale al contrario stravolto questo paradigma prevedendo un processo senza giuria da svolgersi alla presenza di 3 giudici in composizione collegiale.
A nulla sono valsi gli sforzi dei legali del ventiquattrenne che hanno cercato di giustificare la presenza della giuria alla luce della pena dell’ergastolo che Ton si troverà ad affrontare in caso di esito negativo del processo.

Giada Mulè

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