Di giustizia social e giustizia sociale

Di Leoluca Armigero


Abbiamo veramente bisogno di sceriffi? La risposta potrebbe tristemente essere sì: non tutti abbiamo dimostrato un grande senso di responsabilità in effetti. Qualcuno si è “limitato” ad una grigliata in terrazza, qualcun altro è andato a fare la spesa pur sapendo di essere positivo. E così sono fioccate sanzioni e denunce per epidemia colposa. Allora qual è il valore aggiunto della caccia all’untore che si è consumata sui social, anche per mano di amministratori autorevoli? I social: una sorta di pena accessoria. C’è evidentemente un intento didascalico nell’immortalare tutto questo e farsi una specie di “giustizia social” caricandolo su Facebook. Forse l’inconsapevole volontà è anche quella di intrattenere chi da bravo resta a casa, e fornirgli un motivo in più per non uscire.
Conferenze stampa e siparietti vari potrebbero davvero costituire una sorta di “Netflix di cittadinanza”, un carosello delle bizzarrie, un Sanremo con ricercatrici autorevoli che vengono chiamate per nome e donne bellissime che stanno un passo indietro rispetto alle task force. E in questo fenomeno di costume nazional popolare che accompagna la pandemia, in questa quarantena che diventa uno show, tutti vogliono avere la loro parte, i loro 15 minuti di notorietà – che sia sul balcone oppure col lanciafiamme.
C’è una sorta di pornografia della pena, è inutile negarlo. Ci fa sentire più bravi perché non siamo stati noi, ci fa sadicamente godere mentre esclamiamo “che peccato!”, poi però facciamo spallucce e sentenziamo “è giusto così altrimenti (gli anziani) non lo capiscono”. Oppure quante volte abbiamo sentito ripetere “c’è gente in giro, specie nei quartieri popolari”? Abbiamo visto reporter rimanere delusi da come le strade di Napoli fossero deserte, e poi ce la prendiamo con Feltri. Sì, lo so che state pensando al funerale del sindaco di Saviano, ma anche le immagini della folla intorno a Conte per l’inaugurazione del ponte di Genova non sono male.
Probabilmente lo sciagurato che becca 500€ di multa costituirà un esempio per gli altri, da non imitare se non si vuole incorrere nel salasso. Ma è forse questo lo scopo più nobile della pena? Quello intimidatorio e sputtanatorio dei social? Eppure sembra ieri che # JeSuisCesareBattisti, che “sarà pure un criminale ma è incostituzionale filmare l’arresto”. Almeno lì c’era un barlume di dovere di cronaca. Sembra ieri che ci indignavamo per Salvini al citofono. Eppure a me non sembra tanto meno sciatta la giustizia di chi accompagna la sanzione ad una diretta Facebook.
Tutto questo per dire che i controlli deve farli la polizia, che il monopolio della forza non deve diventare duopolio con Mark Zuckerberg, che quando gli amministratori confondono i poteri scoraggiano le violazioni della norma ma incoraggiano un’immedesimazione ingiustificata, e che se filmassero me mentre becco una multa quantomeno pretenderei il filtro bellezza.

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