Di Maio e la gaffe su Marcinelle: «Non bisogna emigrare»

Dopo l’intervento del Ministro degli Esteri Moavero in occasione della commemorazione della tragedia di Marcinelle, FdI e Lega esprimono il loro disappunto, seguito dalla dichiarazione poco felice del Ministro del Lavoro.

Il Ministro Moavero, durante commemorazione della tragedia di Marcinelle, fa un paragone tra gli italiani che persero la vita nell’incidente e i migranti contemporanei. Questo scatena la furia di FdI e Lega, seguita dal commento di Di Maio.

Fonte: https://it.notizie.yahoo.com/moavero-ricorda-marcinelle-lo-eravamo-anche-noi-ricordiamocelo-145919648.html
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Le dichiarazioni dei gialloverdi hanno spesso fatto alzare un sopracciglio sia agli oppositori che ai sostenitori del governo.

Ieri, in commemorazione del 62mo anniversario della tragedia di Marcinelle, Di Maio ha commesso l’ennesima gaffe. Ma andiamo con ordine.

La tragedia di Marcinelle

Durante gli anni del dopoguerra, molti erano gli italiani che vivevano e lavoravano in Belgio. Questo perché, dopo la seconda Guerra mondiale, il Belgio, che aveva numerose risorse minerarie, scarseggiava di manodopera. In Italia, invece, la situazione era l’opposta: se gli italiani senza lavoro erano molti, il paese scarseggiava di materie prime. Per questo motivo, i due Paesi decisero di stipulare un accordo secondo cui l’Italia avrebbe provveduto a mandare in Belgio 50mila operai in cambio di carbone. Nel 1955, gli operai italiani nel Paese erano in realtà 180mila, vivendo di lavoro duro, in condizioni precarie e subendo spesso atti di razzismo. Poi, l’8 agosto 1956, la miniera di carbone di Bois du Cazier, a causa di un incendio in un condotto d’aria, si riempì di fumo portando alla morte 262 minatori, tra cui 163 italiani.

L’intervento del Ministro degli Esteri, Moavero

Durante l’inaugurazione della tragedia, il Ministro degli Esteri  Enzo Moavero ha affermato: «Non dimentichiamo che Marcinelle è una tragedia dell’immigrazione soprattutto ora che tanti vengono in Europa. Siamo stati una nazione di emigranti, siamo andati stranieri nel mondo cercando lavoro e bisogna ricordarlo quando vediamo arrivare in Europa i migranti della nostra travagliata epoca.»

L’intervento di Fratelli d’Italia e della Lega

Il commento di Moavero non è piaciuto né a Fratelli d’Italia né alla Lega. Francesco Lollobrigida, capogruppo FdI alla Camera, ha dichiarato che «il richiamo di Moavero o è inutile o è fuorviante rispetto alla necessaria azione per impedire una invasione di clandestini che con gli emigranti italiani non c’entra nulla. Il Ministro degli Esteri eviti paragoni impropri e offensivi.»

Dopo qualche ora, percependo forse il commento di Moavero come una critica alla linea anti-migranti di Matteo Salvini, anche Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, capigruppo della Lega alla Camera e al Senato, hanno affermato che «Moavero manca di rispetto agli italiani. Paragonare gli italiani che sono emigrati nel mondo, a cui nessuno regalava niente né pagava pranzi e cene in albergo, ai clandestini che arrivano oggi in Italia è poco rispettoso della verità, della storia e del buon senso.»

L’intervento di Di Maio

A fine giornata, i giornalisti hanno chiesto a Di Maio cosa ne pensasse della polemica sollevata da FdI e dalla Lega dopo il commento di Moavero sulla tragedia di Marcinelle. La sua risposta è stata:

Io penso soltanto che queste tragedie che noi ricordiamo ci devono portare a fare delle riflessioni. Per esempio, la riflessione che suscita in me Marcinelle è che non bisogna partire. Non bisogna emigrare e dobbiamo lavorare per non far più emigrare i nostri giovani. Il mio pensiero va a loro quando penso a tragedie come questa.

L’intervento di Di Maio, forse espresso con superficialità per cercare di calmare le acque e non schierarsi con nessuno, è apparso fuori contesto ai più. Se quanto accaduto a Marcinelle è considerato una tragedia, è proprio perché si è trattato di una catastrofe. La commemorazione dei 163 migranti italiani viene celebrata in quanto “lutto di massa”. Il problema non è la migrazione, ma forse la strumentalizzazione che se ne fa.

Margaret Petrarca

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