Torino: software misura lo stato di coscienza dei pazienti in coma

La scoperta a Torino, migliora diagnosi e consente la comunicazione

Il progetto per verificare il grado di coscienza dei pazienti in stato vegetativo o in coma è coordinato dal Centro Puzzle e cofinanziato dalla Fondazione Cassa Risparmio di Torino: l’applicazione sperimentale è in corso di svolgimento

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Nasce a Torino un nuovo sistema per verificare il grado di coscienza dei pazienti in stato vegetativo o in coma e per instaurare un minimo di dialogo con loro. La sperimentazione fa parte del progetto scientifico “Interfaccia Neurale per valutare il livello di coscienza dei pazienti non responsivi e favorirne la comunicazione con l’esterno”, coordinato dal Centro Puzzle, che collabora con gli ospedali torinesi Cto e Molinette.




La comunicazione avviene grazie a una interfaccia cervello-computer che possa permettere ai medici di diagnosticare la presenza di uno stato di coscienza nei pazienti e stabilire il grado di possibile comunicazione con loro. In Italia sono circa 3 mila le persone che vivono in stato vegetativo in seguito a traumi, ictus o emorragia cerebrale. Il coma, tuttavia, rappresenta solo una condizione transitoria. Alcuni pazienti non riescono a superare la fase acuta e muoiono. Altri, dopo alcuni giorni o qualche settimana, si risvegliano. I più fortunati, circa un soggetto ogni tre, recuperano completamente lo stato di coscienza. Gli altri pazienti, invece, passano dal coma ad una serie di condizioni cliniche spesso molto difficili da diagnosticare. Mentre i pazienti in coma non riescono a svegliarsi, gli altri recuperano la vigilanza, ovvero riaprono gli occhi e presentano alcuni riflessi involontari.

L’ipotesi a cui stanno lavorando i medici del Centro Puzzle presuppone che le persone con basso grado di coscienza siano capaci di pianificare i movimenti richiesti dall’esterno, ma non siano in grado di eseguirli correttamente. Il programma computerizzato consentirà l’analisi di specifici parametri elettrofisiologici (Elettroencefalografia, EEG) ed elettromiografici (Elettromiografia, EMG), per distinguere i movimenti intenzionali da quelli riflessi. L’interfaccia progettata, non solo permetterebbe una migliore diagnosi nelle realtà cliniche, ma consentirebbe anche ai pazienti stessi di comunicare semplici intenzioni al personale medico, aumentando considerevolmente la loro qualità di vita e l’efficacia delle terapie neuro-riabilitative.

Alessandra Serratore

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