Diagnosticare il Parkinson prima della nascita: è possibile?

Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa facilmente riconoscibile: rigidità, lentezza e tremori, i sintomi più comuni, sono dovuti ad malfunzionamenti neuronali e colpiscono principalmente gli anziani.

Il team di ricerca di un ospedale della California ha voluto indagare le anomalie in pazienti giovani affetti da Parkinson precoce per comprendere meglio il loro funzionamento, alla ricerca di segnali del Parkinson prima della nascita.

I risultati sono stati pubblicati su Nature Medicine.

Studiare il Parkinson prima della nascita

Il morbo di Parkinson è una malattia molto comune soprattutto fra gli anziani, causata da molteplici fattori genetici e ambientali. In tutto il mondo si stimano tra i sette e i dieci milioni di persone affette da Parkinson, 250.000 solo in Italia. Di questi, circa il dieci percento soffre di Parkinson già prima dei cinquantanni, con numerosi casi intorno ai venti.




Studiare i casi di Parkinson precoce è importante per comprendere le cause della malattia e sviluppare terapie migliori. Per farlo, il team di ricercatori del Cedar-Sinai Medical Center ha sviluppato delle iPCS, cellule staminali pluripotenti indotte, a partire dalle cellule adulte dei pazienti. Le iPCS sono cellule “giovani” che i ricercatori hanno utilizzato per lo sviluppo di neuroni dopaminergici, tra i più colpiti dalla malattia e responsabili della produzione di dopamina, così da studiare la nascita delle anomalie originate dal Parkinson prima della nascita.

Parkinson prenatale: motivi e terapie

Lo studio dei neuroni dopaminergici generati a partire dal materiale genetico dei pazienti ha evidenziato un accumulo della proteina alfa-sinucleina , comune in molte forme di Parkinson, e un malfunzionamento dei lisosomi, vescicole che si occupano della pulizia cellulare, concorrente all’eccesso di alfa-sinucleina. La sovrabbondanza della proteina è la “firma” del Parkinson nei neuroni di pazienti che ancora non l’hanno sviluppato. ”Ora i ricercatori cercheranno di capire se queste anomalie si manifestano anche nelle altre forme del disturbo – non solo in quello ad esordio precoce” ha spiegato Clive Svendsen, coautore e docente di scienze biomediche.




Inoltre, i ricercatori hanno testato alcuni farmaci per bloccare il morbo prima che si sviluppi. Uno di questi, il PEP005, sembrerebbe ridurre il livelli di alfa-sinucleina nei topi e nelle colture di neuroni dopaminergici artificiali.

A detta dell’italiano Michele Tagliati, coautore e direttore del programma disturbi del movimento del Cedar-Sinai, il team intende approfondire il farmaco, già approvato sotto forma di gel per lesioni cutanee.





Daniele Tolu

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *