Diffamazione e Revenge Porn. Da Italia Donati a Tiziana Cantone, storie di diritti violati

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 La diffamazione e il Revenge Porn sono due reati che caratterizzano le storie di Italia Donati e Tiziana Cantone, due giovani donne lontane tra loro nello spazio e nel tempo, eppure legate da una infausta sorte, il suicidio.  

Italia Donati e la Diffamazione

E’ il 1883 e in Italia, a seguito della legge casati del 1859 e la legge Coppino del 1871 l’istruzione elementare è pubblica ed accessibile a tutti, sebbene il tasso di analfabetismo tocchi ancora il 90% nelle province più povere. 

Italia Donati, una giovane maestra di umili origini, trova lavoro in un piccolo paese della campagna Toscana, a Porciano, nel pistoiese.  Appena trasferita, la Donati, che deve fare i conti anche con il misero salario che le spetta lavorando fuori città- circa 45 lire al mese- è costretta a vivere in uno degli alloggi offertole dal sindaco del paese, Raffaello Torrigiani, ed a subirne le pesanti avance.  

Italia, sebbene non si sottometta mai alle proposte indecenti del podestà, inizia comunque a soffrire le calunnie degli abitanti del paese. Infatti, nel 1884, iniziano a circolare voci di un suo ipotetico aborto con la complicità di Torrigiani. Le suddette si concretizzano poco dopo in una lettera anonima inviata ad un magistrato di Pistoia. Nell’inchiesta che segue lo scandalo, la giovane maestra chiede di poter provare la sua verginità, richiesta che le viene negata più volte. 

Alla fine, nel 1886, non riuscendo più a sopportare le maldicenze sul suo conto, chiede un trasferimento. Benché il trasferimento le venga concesso, la sua reputazione è ormai rovinata e  la giovane Italia, la sera del 31 maggio 1886, dopo aver scritto una struggente lettera di addio ai genitori e al fratello, si suicida affogandosi in un mulino. 

    «[…] sono innocentissima di tutte le cose fattemi […] A te, unico fratello, a te mi raccomando con tutto il cuore, e a mani giunte, di far quello che occorrerà per far risorgere l’onor mio. Non ti spaventi la mia morte, ma ti tranquillizzi pensando che con quella ritorna l’onore della nostra famiglia. Sono vittima dell’infame pubblico e non cesserò di essere perseguita che con la morte. Prendi il mio corpo cadavere, e dietro sezione e visita medico-sanitaria fai luce a questo mistero. Sia la mia innocenza giustificata […]»

Diffamazione e gogna pubblica

Italia si è tolta la vita per la diffamazione e la gogna pubblica a cui  le ingiurie dette sul suo conto l’hanno condannata.

Grazie alla grande eco mediatica del caso Donati e all’attenzione di  giornali importanti come il Corriere della sera, è stata aperta un’indagine volta a provare l’innocenza di Italia. Anche Matilde Serao ha riportato la storia di Italia nel suo articolo, Come muoiono le maestre, come denuncia sulla situazione delle maestre in Italia a fine 800.

Tiziana Cantone e il Revenge Porn

E’ il 25 aprile del 2015 e Tiziana Cantone, una giovane impiegata del comune di Casalnuovo di Napoli, viene a sapere da un amico che un video porno che la ritrae è finito in rete. Per Tiziana è l’inizio di un incubo. Nei giorni che seguono, Tiziana scopre sempre più siti con le sue foto e trova addirittura gruppi Facebook e profili falsi con il suo nome. 

Nel maggio del 2015 la Cantone si reca in procura per denunciare i quattro uomini che hanno postato i video su internet. Gli uomini vengono accusati di diffamazione ma le accuse vengono successivamente archiviate. Nel frattempo, sebbene la procura disponga che vengano oscurati da i principali social network video, immagini e commenti che riguardano la Cantone, le foto e le riprese girano all’impazzata in rete. Per Tiziana non c’è pace.

Il 13 luglio Tiziana va alla procura di Aversa per richiedere che sia rimosso definitivamente dal web tutto ciò che la ritrae. Il giudice in quella occasione sentenzia che alla donna non possa essere concesso un diritto all’oblio. In più, dispone che risarcisca le spese legali dei suoi aguzzini, per un totale di 20,000 euro. 

Tiziana è distrutta. Non regge più il peso dell’umiliazione. Non esce più di casa. Lascia il lavoro. Cambia comune di residenza e avvia l’iter per cambiare il suo cognome e quello della madre. L’ultimo anno di Tiziana è una vertiginosa discesa nella depressione che la porta fino al suicidio il 13 settembre del 2016.

Che cos’è il revenge porn?

    “chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate […]”

Il disegno di legge  del revenge porn è stato presentato proprio a seguito della morte di Tiziana nel 2016. E regolamentato nel 2019.

La vicenda di Tiziana però non è finita qui. A maggio 2022 il video che la ritrae esce di nuovo in rete con un’agghiacciante frase in inglese che incita l’utente a divertirsi. Purtroppo Tiziana non riesce ad avere giustizia neanche dopo la morte.

Italia e Tiziana sono due giovani donne le cui storie sono distanziate da oltre 100 anni, ma legate tra loro da violazioni e sofferenze. Entrambe si sono viste violare una serie infinita di diritti: dal diritto della privacy, al diritto di difendersi dalle calunnie, al diritto all’oblio, al sacrosanto diritto di vivere serenamente. Fino alla scelta di uccidersi per un peso troppo grande che non riuscivano più a sostenere. 

Nicole Bimbi 

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