decidere la propria sessualità è uno dei diritti umani

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Sono qua, ancora una volta, a parlare di diritti umani.

Sento ovunque attorno a me voci lontane, che sciamano come api disperse in alveari distanti, farneticare riguardo culture antiche, orientali, lontane e strettamente correlate a religioni inconcepibili.

Continuo, imperterrita, a ripetermi nella mente che siamo nel 2016, siamo giunti nel 2016, è inconcepibile anche solo udire tali castronerie.

La violenza verbale spesso uccide.

diritti

Immense mareggiate di persone muoiono ogni giorno senza neanche accorgersene.

Prendere decisioni sul proprio corpo, sulla propria salute, sulla propria sessualità, sulla propria vita riproduttiva senza paura e terrore alcuno, è un diritto umano.

Ci avevate mai pensato?

Eppure ancora nel 2016 in molti Paesi nel mondo, un’immensa mareggiata di persone viene perseguitata ogni giorno, a causa delle sue personali scelte di vita.

  • 47000 sono le donne che muoiono ogni anno a causa di complicanze da aborti non sicuri.
  • 215000 sono invece le morti causate da gravidanze non tutelate da personale medico qualificato. Sarebbero evitate se solo potessero avere la libertà di usare i contraccettivi.
  • 76 sono i Paesi dove l’amore omosessuale è ancora vietato dalla legge.
  • 41000 sono le adolescenti che ogni giorno, e ci tengo a sottolineare ogni giorno, sono costrette a gravidanze forzate ed indesiderate.
  • 24 sono i Paesi dove la legge richiede alle persone trasgender di essere sterilizzate prima ancora di riconoscere legalmente il loro genere.
  • In alcuni Paesi esiste la pena di morte se viene riconosciuta l’omosessualità.

 

Siamo nati e cresciuti nel Paese fortunato?

Non può trattarsi di fortuna, i diritti umani non possono essere un vanto per pochi fortunati, ma un fondamento solido su cui costruire la propria esistenza. La fortuna non può e non deve mai essere una giustificazione.

Potrebbero sembrare a prima vista dei numeri da guerra; siamo ormai tristemente abituati a bombardamenti ad ogni ora del giorno e della notte, vittime sparse ovunque, come cenere sui nostri camini. Ci dimentichiamo spesso che le guerre silenziose sono le più terribili, perchè invisibili, costanti, continue, e soprattutto inosservate.

La realtà di 41000 bambine ogni giorno è durevole e perpetua, come il sole che si alza in cielo, e tramonta ogni notte. Il diritto alla vita viene negato a 30 bambine al secondo. Viene vietata loro un’educazione, un’istruzione, che viene bensì influenzata da idee restrittive sulla sessualità femminile.

Cultura? Può darsi. Famiglie tiranne? Può darsi. Leggi che non tutelano l’infanzia e la vita delle loro concittadine? Abbiamo centrato il punto.

 

Amina aveva 16 anni, origini Pakistane, era nata e cresciuta in Italia. Indossava i jeans strappati, le magliette corte, si metteva la matita nera agli occhi, come tutte le sue coetanee.

Amina è scomparsa un giorno di pioggia, è uscita prima da scuola, e nessuno l’ha più vista né sentita.

Amina si è tolta la vita ingerendo del veleno per topi. La sua famiglia l’aveva promessa in sposa ad un uomo di 60 anni, in quel Paese dove avrebbe dovuto fare ritorno. Un luogo misterioso del quale aveva sempre sentito parlare, ma visto solo in cartolina. Un posto bagnato da molti fiumi e laghi, del colore del sangue che le scorreva nelle vene. Un legame indissolubile che le è costato la vita.

Non sono guerre, bombe, terremoti. Sono numeri impressionanti, dei quali non riusciamo a capacitarci. Sono 41000 bambine al giorno che trascorrono la loro esistenza imprigionate in un castello di sabbia, rinchiuse in una torre d’avorio con i loro aguzzini; uomini senza scrupoli che abusano di loro ad ogni calar del sole. Sono donne che non proveranno mai il piacere di giocare con una bambola, di studiare una lingua straniera, di prendere un treno per andare a visitare una città. Donne che non conosceranno mai l’amore.

L’Unfpa ha rilevato che ogni anno l’uso dei contraccettivi potrebbe evitare 187 milioni di gravidanze indesiderate, 105 milioni di aborti indotti, e 215000 decessi relativi a gravidanze e maternità non supportate da medici competenti. Secondo una stima dell’icrw, 215 milioni di donne al mondo vorrebbero smettere di mettere al mondo figli, o rimandare la prima gravidanza; ma non possono usare contraccettivi.

In base alla dichiarazione internazionale sui diritti umani, tutti gli stati hanno l’obbligo di garantire la non discriminazione e la parità di godimento dei diritti sessuali e riproduttivi. Per rispettare questi obblighi, gli stati devono adoperarsi per eliminare le discriminazioni non solo dalle leggi, ma anche dai singoli, come familiari, medici, o esponenti religiosi.

Il 60% delle adolescenti, soprattutto residenti nell’Africa subsahariana, ancora non sa come evitare una gravidanza indesiderata.

Esiste un giro di boa attorno ad un’ignoranza inconcepibile, che continua ad esistere e persistere, in un mondo, il nostro, che ruota incessantemente attorno al suo sole.

I diritti umani sono le gocce di caffè che sporcano la mia tazza ogni mattina.

I diritti violati sono un rubinetto aperto, che inumidisce le nostre esistenze di acqua stagnante. Aiutiamoci ad arrestare questo fiume, e impediamo a noi stessi di annegare nello sporco delle nostre coscienze.

 

Elisa Bellino

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