Il massacro dei bambini siriani: ogni diritto fondamentale è stato violato

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Arriva per tutti, prima o poi, quel preciso istante in cui inevitabilmente le priorità cambiano

Accade a persone ambiziose che restano tali fin quando non li travolge la morte di un caro. Da quel momento le aspirazioni svaniscono nell’aria e i piedi dell’infelicità si radicano in terra. Succede a coloro che pianificano l’esistenza come se il destino fosse argilla da plasmare, poi un cambio di programma diventa necessario e tutte le certezze, effetto domino, crollano. C’è chi vive aspettando qualcosa, rischiando che l’attesa non si comporti generosamente.
Poi ci sono gli invisibili, sparsi in tutto il mondo ma lontani da noi, qualche volta compaiono nelle stime tanto tragiche quanto apatiche del telegiornale.  “950 mila sfollati” – “mezzo milione di bambini siriani in fuga” – “25 mila profughi muoiono di freddo e di fame”, frasi che escono dalle labbra perfette di qualche modella buttata là. Lo spettatore, tra una forchettata di spaghetti e l’altra, ascolta indifferentemente un susseguirsi di numeri e percentuali. Molti cambiano canale sbuffando perché “tanto non ci sono mai buone notizie”, altri guardano qualche immagine strappalacrime e si indignano fin quando il postino non suona il campanello, nel bel mezzo del pranzo, oltretutto.

Riflettere su ciò che è accaduto è doveroso

In Siria gli invisibili sono bambini e bambine, ragazzi e ragazze che prima hanno perso i propri diritti, poi la libertà e per finire hanno perso la vita. Non sono numeri a più cifre, ma corpi in carne e ossa.guerra civile siria

Nel migliore dei casi sono stati privati delle scuole e degli ospedali. In altre parole, è stato negato loro il diritto all’istruzione e alla salute. Potrebbe sembrare una sciocchezza in confronto al diritto alla vita, peccato che sia proprio l’analfabetismo il terreno più fertile per l’indottrinamento.

Scuole e ospedali sono stati convertiti in presidi militari, con l’intento da parte dei gruppi armati terroristici di trarre vantaggio dagli obblighi internazionali consuetudinari: ossia l’assoluto divieto, per chiunque, di bombardare strutture civili in rispetto dei diritti umani fondamentali. Ma la guerra è fatta anche di violazioni e i bombardamenti non hanno risparmiato quei luoghi sacri.
Sono crollate le scuole e con esse il sistema educativo. Un danno inestimabile che continuerà a ripercuotersi sulle generazioni future. Sono crollati gli ospedali e con essi il diritto a ricevere cure.

Le leggi internazionali e i loro limiti

La Convenzione sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e i relativi Protocolli addizionali  sono carta straccia, raccontano fandonie parlando di dignità garantita ad ogni essere umano, esortando gli Stati a non far partecipare i bambini alla guerra, arruolandoli per esempio. Con sacralità si parla di “Superiore interesse” sancendo che “in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse dei bambini/adolescenti deve avere la priorità”.

Ed effettivamente i bambini sono stati una priorità in questi anni. Dei cecchini delle forze filogovernative, per esempio.
Delle organizzazioni terroristiche (leggi ISIS) che ad Aleppo e a Damasco li hanno giustiziati pubblicamente.
Dei militari che servendosi di qualsiasi diavoleria, armi chimiche comprese, hanno mirato agli ospedali.
Dei gruppi armati che li hanno usati come spie o che li hanno assoldati. E poco importa l’ipotetico consenso di creature di sei anni appena.

I bambini siriani sono vittime innocenti delle strategie perverse della guerra. Nei rapporti dettagliati di Amnesty International o di Medici Senza Frontiere si legge: “bruciature di sigaretta”, “segni di iniezione al braccio”, “ferite da violenza sessuale”. E ancora, “elettroshock su organi genitali”, “ustioni provocate da plastica fusa sul corpo”, “privazione di ventilazione, farmaci e cure mediche” e centinaia di altre barbarie.

L’Onu: una sovrastruttura inadeguata

Bambini il cui unico errore è stato quello di nascere nel posto sbagliato, finendo intrappolati nella matassa ingarbugliata degli schieramenti governativi, delle coalizioni internazionali più o meno subdole e delle organizzazioni terroristiche. Migliaia di innocenti, vittime degli orrori di una guerra che dura da oltre nove anni.
Questa tragedia umanitaria testimonia l’inconsistenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite poiché racchiude in sé due principi opposti, seppur uguali per importanza, del diritto internazionale generale.

Da un lato il Divieto di ingerenza negli affari interni  ha impedito, o avrebbe dovuto farlo, l’intervento militare  di Paesi terzi poiché il conflitto è nato a tutti gli effetti come una guerra civile. Dall’altro le continue violazioni dei diritti fondamentali nel corso degli anni, dovute alle modalità con cui si sono svolti gli scontri, hanno impedito alla Comunità Internazionale di rimanere inerme.
La conseguenza è stata una politica di singhiozzi e di virate, dove a rimetterci sono stati i più deboli: gli invisibili.

Arianna Folgarelli

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