I disabili e il sesso: l’assistenza sessuale dovrebbe essere un diritto per tutti

In Italia il tema è ancora un tabù. Ma qualcosa si muove, cominciando, come sempre dall'arte.

Because of My Body e Senza Peccato sono i primi documentari italiani che affrontano il problema dell’assistenza sessuale ai disabili. Un Diritto sancito dalla Carta Fondamentale dei Diritti dell’ Uomo

foto by @inspiraonline.uk
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Il sesso, specie nella parte occidentale del globo, è stato sdoganato in tutti i modi. Regna una certa libertà di costumi, che, come ogni questione, ha i suoi lati positivi e negativi. Positivi in quanto per molti versi il sesso non è più un tabù. Si può parlare di sesso nelle scuole, con i propri genitori, con i medici. E se, come in questo caso, parliamo di sano sesso, di quella pulsione naturale e genuina che, come da definizione è un istinto, allora potere parlare serenamente non può che essere un arricchimento per la società.




C’è però una parola a cui si fa ancora molta difficoltà ad abbinare il concetto di sesso: disabili. Come se essere disabile significasse per forza essere asessuato, come se questo fosse il minore dei problemi di chi di problemi ne ha già tanti. Eppure l’assistenza sessuale è importante per l’equilibrio psico-fisico di qualsiasi essere umano.

Assistenza sessuale: un problema spesso ignorato

Ma qualcosa si muove, anche se nella quasi indifferenza generale. Uno dei primi a parlare del problema è stato Salvatore Corrado, 66 anni. Corrado ha problemi di disabilità motoria sin dalla nascita. Un anno fa circa ha lanciato una petizione sulla piattaforma change.org per cercare di garantire l’assistenza sessuale ai disabili. L’uomo parla dalla Svizzera italiana ed è il primo a far notare come il problema venga per lo più ignorato o evitato. Per molti, infatti, essere disabile significa quasi automaticamente doversi rivolgere a delle prostitute. Ed è questo che viene contestato da Salvatore Corrado. In primis non è detto che tutti possano disporre del denaro per andare a richiedere le prestazioni di una prostituta. In secondo luogo entrano in campo anche ben più delicati meccanismi psicologici che inculcano nella testa del disabile una sorta di vergogna nel chiedere che venga riconosciuta questa sua esigenza, perché, udite udite, i disabili non sono asessuati!

Sesso e disabilità in Italia

In Italia le cose non sono molto diverse dal Canton Ticino. La legge considera l’assistenza sessuale alla pari della prostituzione, quindi illegale. Esiste una proposta di legge per il ruolo di assistente sessuale, che però da tempo giace chissà dove in attesa di essere revisionata e approvata.

Qualcosa però si muove, e come sempre sono le personalità artisticamente sensibili a tentare di attirare l’attenzione su un problema così delicato. In questo caso specifico parliamo del regista messinese Francesco Cannavà. Con il suo film, Because of my Body ha tentato di sdoganare questo tabù. Prodotto da 8 Road Film e Recplay, con partner del progetto Lovegiver e in gran parte finanziato da una campagna di Crowdfunding, il docu-film è stato infine realizzato.

Parla il regista:

Il diritto al benessere sessuale è ancora un tabù in Italia e pochi sanno che è un bene primario sancito dalla Carta Fondamentale dei Diritti dell’Uomo

La produzione del film e Cannavà stesso si aspettavano più contributi da parte delle associazioni per disabili, invece, hanno dovuto constatare che la maggior parte dei finanziamenti è stata resa da normodotati.

Senza peccato

Anche il regista Marco Toscani, famoso per trattare sempre con grande efficacia temi sociali (come, per esempio, l’Alzheimer) ha realizzato uno short film intitolato “Senza… peccato”. Il protagonista del cortometraggio è Daniele, un disabile. Daniele può muovere solo gli occhi, un dito per muovere la leva della sua carrozzina e.…il suo organo sessuale. Decide, quindi, di andare da una prostituta. Ma se ci andrà e cosa accadrà lo lasciamo scoprire a chi vorrà vedere questo short film. In ogni caso è bene che se ne parli. E Daniele Ciolli lo dichiara con molta dignità:

Si pensa che noi abbiamo soli i desideri primari ma non è così. Abbiamo anche desideri sessuali e affettivi, non siamo asessuati. Vogliamo una vita normale. Non proponiamo soluzioni particolari, in realtà vogliamo una rivoluzione culturale: il sesso è sdoganato ovunque, ma non per i disabili

Saremo pronti a questa rivoluzione? O la proposta di legge marcirà nei cassetti dei rinvii e dell’indifferenza perché non considerata importante?

 

Marta Migliardi




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