Disastro ferroviario in Puglia: rinvio a giudizio per i 18 imputati

A due anni e mezzo dal disastro ferroviario in Puglia, il gup di Trani Angela Schiralli ha rinviato a giudizio i 18 imputati. Il processo, che vede coinvolta anche la società Ferrotranviaria, avrà inizio il 28 marzo 2019.

L’incidente

Erano le 11 di una normale mattina quando, il 12 luglio 2016, avvenne l’incidente: due treni della tratta Andria- Corato, in Puglia, si scontrarono frontalmente. Il disastro ferroviario coinvolse soltanto le prime due carrozze di entrambi i convogli, ma provocò comunque il ferimento di 51 persone e la morte di altre 23.

Fin da subito le indagini cercarono di accertare se la causa dell’incidente fosse un guasto  o se invece si trattasse di un errore umano. La mancata comunicazione della partenza di uno dei due convogli permise all’altro treno di procedere senza attendere la coincidenza, e portò quindi allo schianto.

Un errore umano, dunque, provocato però da un problema di tipo tecnologico avvenuto a causa di un mancato ammodernamento della linea. Su quella tratta a binario unico, infatti,  la comunicazione poteva avvenire solo tramite telefono, in una zona priva di una copertura di rete adeguatamente aggiornata. Nonostante già in passato si fossero sfiorati diversi incidenti proprio a causa di questo problema, la società Ferrotranviaria aveva scelto di ignorare il problema.

Gli imputati

Oltre agli allora dirigenti della società e al capotreno sopravvissuto, tra gli imputati troviamo anche i capostazione e il direttore generale del Ministero delle Infrastrutture. Le accuse sono di disastro ferroviario, omicidio colposo, lesioni gravi colpose, omissione dolosa di cautele, violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e falso.

Le colpe dei capostazione non sarebbero solamente di non aver comunicato adeguatamente, ma anche di aver falsificato i registri delle partenze dopo l’incidente. I dirigenti sarebbero invece colpevoli di aver sottovalutato il pericolo, nonostante le 20 inchieste disciplinari aperte tra il 2003 e il 2015.

Non ci resta che attendere la primavera per assistere all’ultimo atto di questa terribile vicenda.

Francesco Cambilargiu

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