Il discorso di Conte alla Camera: priorità e prospettive in vista del Consiglio Europeo

L'Italia rispetterà le regole ma l'Ue dovrà offrire ulteriore flessibilità

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Questa mattina Conte ha parlato alla Camera spiegando ciò che si aspetta dal Consiglio Europeo dei prossimi giorni

L’Italia intende rispettare le regole europee. Senza che ciò impedisca che, come paese fondatore e terza economia del continente, ci facciamo anche portatori di una riflessione incisiva su come adeguare le regole stesse. Affinché l’Unione sia attrezzata ad affrontare crisi finanziarie sistemiche globali e assicuri un effettivo equilibrio tra stabilità e crescita“.  Così si apre il discorso di Conte alla Camera dei deputati. Il premier sembra aver scelto, alla fine, la via della completa riconciliazione con i vertici europei. Si dice infatti pronto a fare il possibile per mantenere l’Italia all’interno dei “paletti” imposti dall’Unione. Contemporaneamente, però, intende farsi promotore di un certo rinnovamento dei metodi e delle questioni chiave che, negli ultimi anni, hanno animato l’Ue. Resta da capire se l’Italia possieda ancora sufficiente credibilità internazionale per far ascoltare le sue critiche e richieste.

Il discorso di Conte tocca, anche se di sfuggita, il tema della procedura di infrazione verso l’Italia. Il premier ha infatti affermato che a “fare la differenza“, al consiglio europeo, sarà la volontà dei vari partecipanti di attuare scelte non divisive o penalizzanti. Una volontà tutt’altro che scontata. Soprattutto quando, con un minimo di obiettività, distaccandosi dalla narrazione che spesso viene fatta, per quanto riguarda l’Europa, constatiamo che, il più delle volte, i primi ad attuare scelte divisive siamo stati proprio noi. Se così non fosse non ci ritroveremmo, per la seconda volta in due anni, sotto la pressante minaccia della procedura d’infrazione. La variabile, in questo caso, non risiede quindi nella volontà dei paesi dell’Unione quanto, più che altro, nelle effettive intenzioni del governo italiano.




Stabilità, crescita e condivisione dei rischi

Questi sono elementi complementari e non in contrasto tra loro.” Difficile negare questo semplicissimo dato di fatto sottolineato dal premier. Ciò che vorrei porre in risalto, però, è il fatto che, ancora una volta, il premier Conte sembra aspettarsi qualcosa, dall’Unione, che dovrebbe invece provenire, prima di tutto, dal governo italiano.  Vediamo nel dettaglio cosa voglio dire.

  • Stabilità e crescita: i paesi dell’unione, da più di un anno, stanno beneficiando di una lenta crescita costante. Crescita caratterizzata da una stabilità che non vedevamo da prima della crisi del 2008. Quasi unica eccezione in questo promettente panorama, l’Italia, che oscilla costantemente tra prospettive di crescita che rasentano lo 0,0% e il rischio recessione. La stabilità, intanto, è sempre più compromessa a causa di politiche poco studiate e di una gestione economica che promette un debito pubblico in costante rialzo. Esempio calzante di questa mancanza di stabilità è il modo in cui lo spread, da un giorno all’altro, può schizzare alle stelle semplicemente seguendo i commenti euroscettici di qualche politico o ministro.
  • Condivisione dei rischi: ad osservare attentamente le politiche europee ci si rende conto che il problema, in questo caso, non è la mancata volontà di condividere i rischi tra nazioni. Molti passi avanti dovranno essere fatti ma, inutile negarlo, parte del ruolo europeo riguarda proprio lo smorzamento di determinati rischi e pericoli nazionali, tramite la distribuzione di aiuti provenienti, in proporzione, da tutti gli altri stati membri. Il discorso cambia, però, quando si pretende dall’Unione una cieca condivisione dei rischi che lo stato sceglie di correre, nonostante i ripetuti avvertimenti e avvisi. Per intenderci: siamo tutti ben disposti ad aiutare una persona in difficoltà. In pochi, però, aiuterebbero un alcolista che, dopo i ripetuti richiami del medico, scopre di aver bisogno di un fegato nuovo. In parte ha quindi poco senso pretendere dall’Europa una maggiore “condivisione dei rischi” quando, un giorno sì e uno no, al governo si discute quanto sia lecito e legittimo lo sforamento della soglia del 3%.

Priorità vecchie e nuove

L’Ue deve avere un quadro pluriennale radicato nel presente ma proiettato nel futuro. Un quadro che rappresenti un’effettiva garanzia di politiche efficaci sia per le nuove priorità, come migrazione, sicurezza, investimenti, ricerca, sia per le politiche tradizionali, come la coesione e la politica agricola comune, entrambe essenziali per i cittadini europei. In particolare per i consumatori e per gli imprenditori. Per la crescita e l’occupazione anche nelle aree del continente più svantaggiate e più esposte all’impatto della globalizzazione“.





Il discorso di Conte, subito dopo, si concentra sul problema dei migranti, sottolineando determinate azioni che l’Unione Europea dovrebbe intraprendere il prima possibile. Il premier afferma la necessità di una governance europea sulle migrazioni, basata sulla solidarietà e sull’equa condivisione tra gli stati membri.  In seconda battuta viene registrata la necessità di stipulare accordi con i paesi di origine e di transito.  Con lo scopo di costruire nuovi e funzionali corridoi umanitari. La questione viene poi chiusa con un richiamo al bisogno di una politica europea, decisa e tempestiva, per quanto riguarda i rimpatri e la lotta al traffico illegale di esseri umani. Una lotta che, a dir la verità, è resa sempre più difficile proprio a causa delle politiche che questo governo ha intrapreso a danno delle navi che sorvegliano le coste libiche.

L’attenzione all’ambiente

Il discorso di Conte prosegue con l’affermazione che serve “un’Europa capace di promuovere politiche ambientali e un’adeguata tutela dei prodotti agricoli.” Toccando anche la questione dei cambiamenti climatici. “Serve la tempestiva adozione, per l’inizio del 2020, di una strategia europea di lungo termine. E’ essenziale che si avanzi verso la neutralità climatica entro il 2050.” Per il premier la questione ambientale “Non può essere affrontata dai singoli stati. Servono politiche  comuni varate in ambito europeo“.





Certo. E’ sempre positivo quando un politico spende alcune parole per sottolineare la necessità di una qualche tutela climatico-ambientale. A rendere il quadro più oscuro, però, subentra l’immediata considerazione che è stato lo stesso governo Conte, mesi fa, a rifiutare la firma del trattato per azzerare le emissioni inquinanti entro il 2030. Ancora una volta, come quasi in ogni paragrafo di questo discorso, il premier sembra chiedere all’Europa ciò che l’Italia non è intenzionata a fare.

 

Andrea Pezzotta

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