Stati Uniti, denunciati casi di discriminazione salariale nella multinazionale Oracle

La denuncia arriva dal Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti

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Problemi di discriminazione salariale contro donne e persone di colore nell’azienda tecnologica Oracle. Questa l’accusa che ha mosso il Dol,  Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti, contro il gigante della Silicon Valley.

“Impiegati donne, neri e asiatici sono sistematicamente sottopagati rispetto ai loro colleghi “, ha scritto il Dol.

Il reclamo sembra trovare terreno fertile visto che su circa 500 persone assunte per lavori di tipo tecnico, solo 5 risultano essere ispanici e 6 afro-americani.
La denuncia continua spiegando che oltre 5.000 donne  sarebbero  sottopagate, insieme a 11.000 impiegati asiatici. Il gap salariale varierebbe dall’8% al 20% in meno rispetto ai colleghi.

Le accuse si basano su testimonianze di avvocati per i diritti civili impiegati nella causa contro l’Oracle, includendo un’analisi dettagliata delle pratiche di assunzione dell’azienda e del modo in cui le persone indiscriminate affrontano queste disparità durante la loro carriera aziendale.

Jim Finberg, l’avvocato per i diritti civili che rappresenta i lavoratori di Oracle ha dichiarato che il rapporto del DoL ha evidenziato come le donne abbiano  guadagnato in media 13.000 dollari in meno all’anno rispetto agli uomini in posti di lavoro equivalenti.

“Le loro scoperte sono coerenti con le nostre scoperte, secondo cui i dati sui salari stabilivano che Oracle pagava le donne meno degli uomini, anche quando facevano lo stesso lavoro e avevano la stessa esperienza, esperienza di lavoro e revisione delle prestazioni”, ha affermato in un’intervista. “È ora che Oracle faccia la cosa giusta e smetta di trattare le donne come cittadini di serie B”.

Oracle ha la sede principale a Redwood Shores e ha più di 70 sedi negli Stati Uniti. E’ una delle più grandi aziende fornitrici di  servizi di ‘cloud computing’ a società di tutto il mondo.
Oracle inoltre collabora con il Governo degli Stati Uniti, per un totale di 100 milioni di dollari all’anno, ciò significa che è soggetto a leggi federali antidiscriminazione. Un’accusa quella fatta all’Oracle che non è piaciuta nemmeno a una parte dell’amministrazione Trump, e questo potrebbe dimostrare che in gioco c’è molto più che questo e che una denuncia così dura potrebbe far cessare il rapporto collaborativo con la Casa Bianca.
Una situazione che ricorda molto quella passata da Google che ha dovuto difendersi dalle accuse di importanti disparità salariali.

“La soppressione della paga per i suoi impiegati non-bianchi e non-maschi è così estrema che persiste e peggiora nelle lunghe carriere”, ha detto il Dipartimento del lavoro americano,  aggiungendo che le donne, i lavoratori neri e asiatici con anni di esperienza sono pagati il 25% in meno rispetto ai loro colleghi. “Ciò significa”, spiega il Del, che “c’è un crescente distacco retributivo dal momento che quei dipendenti dedicano più della loro vita a Oracle”.

Il Dol aveva già citato in giudizio Oracle nel 2017 e con la nuova denuncia di questa settimana chiede ai tribunali di costringere l’ Oracle a pagare gli stipendi persi e correggere le pratiche di compensazione e assunzione discriminatorie.
Perché, stando a quanto dichiarato dalla Dipartimento, l’azienda non ha cambiato nulla dopo la prima denuncia, il che suggerisce che la società ora debba molto più dei 400 milioni di dollari stimati ai lavoratori che hanno subito disparità retributive.
Se due anni fa, a seguito delle prime polemiche un portavoce di Oracle aveva affermato che le accuse del Dol erano “senza merito” e che le decisioni di pagamento erano “non discriminatorie”, adesso tutto tace. Non resta che aspettare una replica, qualora mai dovesse esserci.

Eleonora Spadaro

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