Disoccupazione: come la vedono i bambini

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I bambini sono fonte di ispirazione costante, nonché espressione di ciò che gli viene insegnato. Espressione del nostro tempo Sofia, una bambina come tante altre, ci racconta la piaga della disoccupazione con i suoi pastelli.

La disoccupazione: piaga dei nostri giorni
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“Mamma, oggi a scuola un bimbo non ha voluto prestarmi il colore rosso” esordì Sofia delusa e anche un po’ irritata, aprendo il frigorifero e prendendo dell’acqua. “E perché amore? Gli hai fatto i dispetti?” disse la mamma, mettendo in tavola il pranzo. “No mamma. Mi ha detto che il suo papà non ha i soldini per comprarne degli altri quindi meglio non consumarli” rispose teneramente. “Piccola mia…e tu cosa gli hai risposto?” domandò la mamma avvilita e anche un po’ preoccupata della risposta che stava per ricevere. “Gli ho detto che lo sportello magico vicino il tabaccaio da i soldini di carta in cambio di qualche numerino sulla tastiera ma lui mi ha detto che al suo papà lo sportello non da né monetine, né carte preziose. Perché mamma? Non è un bimbo monello!” disse tristemente la piccola Sofia. “Bimba mia, vieni qui” disse adagiandola sulle sue ginocchia e continuò: “Sai, lo sportello magico da soldini soltanto a chi gliel’aveva affidati un tempo. Purtroppo non li regala, li restituisce soltanto”. “Mamma, ma allora il papà del mio amico non ha soldini?” chiese poggiando il suo capo sul grande petto, giocando con una mano con il lobo dell’orecchio materno come fin da neonata aveva fatto. “Amore, il suo papà non lavora da un po’. Ha i soldini per l’indispensabile: per il pane, la pasta, l’acqua e la merendina per la scuola. I colori non sono necessari” cercò di spiegarle così la disoccupazione, ma la bimba rispose con prontezza: “Ma cosa dici mamma? Come fa a disegnare i cuoricini senza il suo colore rosso? Potrebbe disegnare la sua mamma e il suo papà vestiti di giallo o verde ma il disegno sarebbe incompleto perché non ci sarebbe il cuore dell’amore, mamma”. “Allora potresti prestarglielo tu, Sofia” disse la mamma, carezzandole i lunghi capelli. “E a casa come farà a disegnare i cuori mammina?” chiese perplessa. “Userà un’altra matita colorata, amore bello”. Sofia tacque.

In un bambino la più grande caratteristica è la semplicità discorsiva e di pensiero. Basti pensare al proprio compleanno: per un bambino non vi è differenza tra chiedere in regalo quella bicicletta rossa che ha visto in vetrina ieri oppure un viaggio sulla luna che oggi in televisione era così bella eppure così sola da avere bisogno di compagnia. Incredibile la semplicità con cui risponderebbe se solo gli fosse detto che per arrivare sulla luna ci vuole molto tempo: di certo direbbe che si potrebbe andare in macchina, invece che con la metro, almeno così si arriverebbe prima! Lo direbbe con una tale naturalezza da indurre la mente a credergli e il corpo a girare la chiave, premere affondo la frizione, inserire la marcia, lasciare lentamente il pedale e bilanciarlo con un po’ di acceleratore per spiccare il volo e andare fin lassù: il bambino ricorderebbe subito di accendere le luci perché altrimenti si potrebbe fare un incidente con le stelle!

“Sofia, vieni a mangiare”. “Arrivo mamma” disse correndo, ma quando vide la pasta al sugo, ancora in piedi disse subito: “Si può cucinare la pasta al sugo di un altro colore mamma?”,“No amore, non si può, altrimenti non sarebbe pasta al sugo!” le sorrise. “Allora mamma perché Ale dovrebbe disegnare il cuore di un altro colore? Non sarebbe più un cuore!”.

La semplicità di un bambino disarma. Chi mai potrebbe descrivere meglio la disoccupazione? Perché in fondo la disoccupazione cos’è se non la mancanza di pastelli colorati e carte preziose?

Maria Giovanna Campagna

 

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