La scienza ha gli anticorpi contro la disonestà scientifica

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Nel giugno del 2016 Science pubblicò uno studio co-firmato da due scienziati dell’Università di Uppsala (Svezia) Oona Lönnstedt e Peter Eklöv, che affermava la dannosità delle microplastiche per lo sviluppo delle larve dei pesci, ora suddetto studio è stato bollato come frutto di disonestà scientifica da parte degli autori. L’Università in un comunicato tiene a precisare che non appena si levarono le prime voci dell’inattendibilità dello studio iniziò un’indagine che, diversamente dal rapporto odierno del Sweden’s Central Ethical Review Board che ha inchiodato i due scienziati, non accertò disonestà, ma appurò che c’erano grossi dubbi sui dati. Traducendo: non ci sono dubbi che lo studio sia mota, sussistono dubbi (secondo l’università in cui lavorano) su quanto i due studiosi siano stato disonesti e/o quanto pasticcioni.




Sul banco degli imputati è finita anche la stessa Science
Il rapporto del comitato etico raccomanda anche a Science di ritirare al più presto lo studio (attualmente è ancora online), il comitato ha avuto anche parole abbastanza dure verso la prestigiosa rivista scientifica accusata di non aver rispettato la sua stessa politica di “open data”, l’accusa principale allo studio in questo senso venne dagli stessi ricercatori che sollevarono dubbi sull’operato dei colleghi, tra cui Josefin Sundin e Fredrik Jutfelt, infatti Science richiede che i dati completi dello studio siano pubblicati su un archivio pubblico, cosa che in questo caso non era stato fatto.
La storia
A giugno 2016 Science pubblica lo studio firmato da Lönnstedt e Eklöv pur non essendo disponibili i dati completi su un archivio online, i due scienziati (la cui carriera accademica, più che giustamente, a questo punto può dirsi conclusa) sostennero che erano stati lasciati in un notebook in un auto che era stato rubato. Sundin e Jutfelt che sono ricercatori nel campo in questione, cioè fanno parte della relativamente ristretta comunità degli scienziati ecologisti marini, immediatamente fecero accuse esplicite e gravissime  allo studio, sostenendo che non c’era stato proprio nemmeno il tempo di condurre lo studio così come raccontato e che era frutto di fantasia.




I due scienziati si difesero dicendo che il tutto era frutto di invidia professionale e in seguito quando arrivò il rapporto dell’esperto nominato dal comitato etico obiettarono anche che non era imparziale in quanto aveva legami coi colleghi che per primi sollevarono le accuse, ma il comitato etico ha messo da parte l’obiezione rispondendo che in una comunità di scienziati ristretta come la loro era inevitabile e non ne metteva in dubbio l’imparzialità. Per quel che riguarda Science la rivista già a dicembre 2016 aveva pubblicato una nota di rincrescimento per la non disponibilità dei dati, non ritirando lo studio ma avvertendo i lettori che era sorto questo problema che sollevava legittimi dubbi. L’Università di Uppsala dal canto suo inizialmente deve essersi fidata dei suoi ricercatori con un po’ troppa faciloneria ed infatti visto che il caso arriva a un anno di distanza a un altro caso che ha coinvolto il Karolinska Institute di Stoccolma, anche in questo caso l’istituzione aveva in un primo momento archiviato con troppa fretta le accuse di disonestà scientifica che coinvolgevano un suo ricercatore (il chirurgo italiano Paolo Macchiarini), ora sorgono dubbi sulla capacità del sistema universitario svedese di investigare la correttezza dell’operato dei suoi ricercatori, tanto che c’è chi propone di creare un organismo ad hoc e sottrarre completamente la faccenda dalle loro mani.




Lo studio
Volutamente ho lasciato cosa lo studio fraudolento sostenesse in fondo perchè a questo punto trattandosi di “cacca” vale la pena di citarlo solo perchè se vedeste da qualche parte sostenuta la stessa cosa con il fatidico “uno studio sostiene” sappiate come regolarvi.  Lo studio che sarebbe stato effettuato presso la stazione di ricerca artica di Gotland, un’isola svedese nel mar baltico, sostiene che le larve di pesci della zona preferiscono mangiare le particelle di microplastiche che inquinano il mare invece che il loro cibo naturale e questo naturalmente ne ritarderebbe e minerebbe lo sviluppo. Il punto è che gli accusatori nel periodo in cui lo studio sarebbe stato condotto sono passati nella stazione di ricerca (in periodi diversi) e non hanno visto traccia della imponente raccolta dati citata nello studio (dati lo ricordo che nello studio sono solo citati, perchè i dati grezzi erano nel famoso notebook che convenientemente sarebbe stato rubato), mentre montavano il caso hanno sentito altri cinque colleghi passati per la stazione di Gotland nel periodo incriminato e anche per loro era lo stesso, così hanno incominciato a raccogliere prove per esporre le loro accuse di frode. Nota a margine: in realtà sull’isola Eklöv nemmeno c’era, ma avendo co-firmato lo studio della più giovane collaboratrice, su cui aveva responsabilità di sorveglianza come ricercatore anziano, per il comitato etico è colpevole allo stesso modo.
La mia conclusione, non richiesta, su tutta la faccenda, è che gli anticorpi della scienza vera funzionano, visto che pur essendo lungo l’iter per accantonare uno studio i dubbi sollevati immediatamente avranno fatto in modo che nessun collega lo prendesse in considerazione. Resta la pessima figura dell’università di Uppsala e in misura minore di Science e l’onore restituito a Jutfelt e Sundin che non sono degli scienziati falliti invidiosi ma gli eroi di questa storia (sono il secondo e l’ultima partendo da sinistra nella foto).

Fonte immagine: www.ntnu.edu

Roberto Todini

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