Distributori di assorbenti a prezzo calmierato alla Statale di Milano

La Statale di Milano è la prima università in Italia a installare distributori di assorbenti a prezzo calmierato nei bagni. Ne dà l’annuncio lo stesso Ateneo, che trascorso un anno e mezzo dall’approvazione da parte del Consiglio di Amministrazione, ha installato 10 distibutori in tutte le sue sedi principali.  La proposta è stata avanzata da UniSì – Uniti a Sinistra – rappresentanza studentesca dell’Università degli Studi di Milano, nata nel 2012.

“Siamo certi che esserci battuti per ottenere per la prima volta in Italia distributori di assorbenti a prezzo calmierato nella nostra Università sia un primo importante passo verso cambiamenti fiscali e culturali.”

Un primo passo in avanti per un welfare studentesco, nel nome della parità di genere. Il progetto Unisì ha infatti intenzione di portare avanti un’idea di università partecipata, laica e viva. Lontana quindi dal tabù e dallo stigma sociale del ciclo mestruale. Al momento nel nostro paese è ancora in vigore la tassazione del 22% sulla gran parte degli assorbenti. Al 5% esclusivamente su assorbenti biodegradabili e compostabili o lavabili e le coppette riutilizzabili. In pratica solo su una di piccola parte di quelli attualmente in commercio.  Escludendo infatti tutte le spese di farmaci, tisane e altri rimedi per il dolore, nel migliore dei casi il ciclo mestruale ha un costo di circa 675 € all’anno.




La proposta iniziale era ispirata al modello scozzese che ha già messo in atto le prime misure a contrasto della period poverty. Ovvero la difficoltà economica nel garantirsi un’igiene adeguata durante il ciclo mestruale, grazie a dispositivi sanitari e luoghi adeguati. In Scozia prodotti come tamponi e assorbenti sono totalmente gratuiti. Si tratta infatti di prodotti essenziali e non di lusso, come ci tiene a precisare UniSì che si è dovuta accontentare di un prezzo calmierato di 0,20€/pz. Dal 17 aprilo scorso è partito il bando, sul sito istituzionale dell’università per l’affidamento del contratto di sponsorizzazione ai sensi dell’art. 19, comma 1, D.Lgs. 50/2016.

In realtà un prezzo in linea con quello di mercato, obbligato dalla mancanza di aziende e sponsor disponibili per azzerare il costo. La facoltà da sola infatti non avrebbe potuto sostenere i costi dell’intera operazione.

Le sedi interessate per ora sono quelle di via Festa del Perdono, Città Studi, piazza Sant’Alessandro e via Conservatorio. Ma come racconta UniSì sulla sua pagina Facebook, dopo la diffusione della notizia, anche altri atenei si sono mostrati interessati. Non è affatto una soluzione, ma comunque un passo in avanti in un paese in cui la vista di un assorbente sporco è ancora motivo di indignazione nazionale.

Valeria Zoppo

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