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Divorzio annunciato fra Pisapia e i fuoriusciti dal Pd

Da sinistra, Matteo Renzi e Giuliano Pisapia. Fonte: lastampa.it
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A meno di ripensamenti tardivi e dopo una serie di attacchi reciproci, si è consumata un’altra rottura nella sinistra fra il leader di Campo progressista Giuliano Pisapia da una parte e Articolo 1 Mdp dall’altra, i fuoriusciti dal Pd con in testa Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema e Roberto Speranza.

 

Da sinistra Pier Luigi Bersani e Giuliano Pisapia prima di un dibattito

Non a caso, ciò sta avvenendo proprio nel momento in cui il Parlamento si appresta a varare con il voto di fiducia, a pochi mesi dalle elezioni politiche, una nuova legge elettorale che prevede un terzo di seggi eletti con il sistema maggioritario e 2/3 con il proporzionale. Dunque, le alleanze fra liste diverse diventano importanti nei collegi maggioritari alla Camera e al Senato.

 

Pisapia, dal canto suo, non vuole rompere definitivamente con il Pd guidato da Matteo Renzi anche per non “regalare” la vittoria al centrodestra, mentre Articolo 1 al momento non ha nessuna intenzione di allearsi con il Pd (è noto da lungo tempo l’odio reciproco fra Renzi e D’Alema che ostacola tale operazione) e lavora per mettersi insieme con “Possibile” di Pippo Civati e Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni. L’idea è quella di entrare comunque in Parlamento far valere i propri voti dopo le elezioni politiche che si dovrebbero tenere fra fine  febbraio e metà marzo.

 

Lo strappo definivo è arrivato con le recenti dichiarazioni di Roberto Speranza: “Quella di Pisapia diventata una soap opera insopportabile, convochiamo un’assemblea costituente per il 19 novembre” e la risposta sibillina dell’ex sindaco di Milano: “Buon viaggio a Speranza, non credo nella necessità di un partitino del 3%”.

 

Del resto, Pisapia pur non risparmiando critiche al Pd e ai governi a sua guida (in particolare quello di Matteo Renzi) ha sempre cercato di creare una sinistra di governo diventando un possibile partner del Partito democratico sempre che quest’ultimo abbandoni Ap, il partitino di centrodestra del ministro degli Esteri Angelino Alfano.

 

L’ex sindaco di Milano al momento sembra solo e ancora senza un’organizzazione, ma dietro di lui in posizione al momento coperta ci sono personalità molto importanti a cominciare da Romano Prodi l’unico che sconfisse alle elezioni Silvio Berlusconi due volte su due, Enrico Letta, Emma Bonino che ha lavorato bene a suo tempo nella Commissione europea sia secondo il centrosinistra sia secondo il centrodestra e un giovane rampante indipendente, Carlo Calenda, attuale ministro dello Sviluppo economico, punto di riferimento del mondo imprenditoriale.

 

Se questo tris d’assi appoggiasse, sia pur non candidandosi, ma in modo chiaro e netto Pisapia, Campo progressista avrebbe la possibilità di ottenere un risultato elettorale di tutto rispetto e, alleata al Pd nei collegi maggioritari del Nord Italia, potrebbe controbattere il centrodestra.

 

Dall’altra parte, Articolo 1, Sinistra Italiana e “Possibile” di Pippo Civati stanno tentando di mettersi insieme con il movimento della società civile, guidato da Anna Falcone e Tommaso Montanari, per realizzare una politica in grado di dare vita a una “Cosa rossa” che possa arrivare circa al 5%. L’obiettivo è rompere le uova nel paniere al Pd, considerato da questi ultimi ormai un partito di centro, se non addirittura di destra.

 

Ma non avrebbero alcuna speranza di vincere nemmeno uno dei collegi uninominali. Ecco perché Pisapia si sente forte, sorridente e tranquillo, e pensa di recuperare ancora almeno una parte di questo schieramento.

 

                                                                                                                                                                            Massimo Mongardi

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