Donne in Vaticano, una presenza controversa tra scandali e nuove nomine

Per la prima volta nella storia quattro donne nella segreteria del Sinodo dei vescovi, conquiste accompagnate da scandali, come la denuncia degli abusi sulle donne

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Donne in Vaticano, una presenza controversa tra scandali, polemiche e nuove nomine. Luci e ombre di una questione ancora molto dibattuta

Donne in Vaticano, qualcosa si muove.

Papa Francesco, per la prima volta nella storia, ha nominato quattro donne come consultori della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi. Il Sinodo dei vescovi è un’assemblea in cui la classe dirigente della Chiesa cattolica si riunisce insieme ad altre persone legate alla Chiesa per parlare di questioni importanti e decidere come consigliare il Papa in merito a determinati argomenti. Al Sinodo partecipano con diritto di voto cardinali, vescovi, patriarchi e religiosi.

La decisione di inserire donne in Vaticano in ruoli così importanti è eclatante, considerando che sono pochissime le donne al Sinodo e sono gli unici membri dell’assemblea a non poter votare sui documenti  che vengono consegnati al Papa al termine dei lavori. Il diritto di voto non è concesso nemmeno alle suore superiori generali che prendono parte all’assemblea.

Sono note le aperture del Papa verso la presenza delle donne in Vaticano e i suoi sforzi per riformare la Curia, per dare maggiore attenzione alla componente femminile, rompendo con la tradizione ultraconservatrice cattolica.




La Segreteria generale del Sinodo dei vescovi si avvarrà così del contributo di quattro donne: tre suore e una laica: Nathalie Bécquart Xavière, già direttrice del Servizio nazionale della Conferenza episcopale francese per l’evangelizzazione dei giovani e per le vocazioni; Alessandra Smerilli, docente di Economia presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, membro del Comitato scientifico della Conferenza episcopale italiana, consigliere dello Stato della Città del Vaticano; María Luisa Berzosa Gonzàlez, direttrice della scuola Fe y alegría (Spagna). Ad esse si aggiunge la laica Cecilia Costa, docente di Sociologia presso l’Università Roma Tre.

Le altre donne in posizioni apicali

Il tema di una maggiore presenza delle donne in ruoli importanti negli organismi della Santa Sede è stato anche affrontato dal Consiglio dei cardinali che si è chiuso il 10 aprile scorso. Qualcosa sta cambiando.

Il direttore dei Musei Vaticani è una donna, Barbara Jatta, un’altra donna, Amalia D’Alascio, è stata designata da pochi giorni a capo ufficio nella Biblioteca Apostolica Vaticana. L’Unione Cattolica Stampa Italiana, che festeggerà 60 anni dalla sua costituzione, avrà alla presidenza la vaticanista di RaiNews24 Vania De Luca: in 60 anni di storia è la prima donna alla guida dell’UCSI.

La questione femminile in Vaticano resta tuttavia controversa, e non solo per la difficile considerazione che hanno in un contesto maschile e maschilista ma anche per questioni ben più gravi, come le denunce degli abusi subiti dalle donne all’interno della Chiesa. A questo proposito sono recenti le dichiarazioni di María Luisa Berzosa Gonzàlez, che fresca di nomina, porta alla luce l’annosa questione, considerata in Vaticano un tabù.

Le denunce degli abusi sulle donne di Berzosa Gonzàlez

In un’intervista all’agenzia spagnola Efe, María Luisa Berzosa Gonzàlez, torna sull’argomento degli abusi.

«Sulle religiose ci sono stati abusi di potere, di sottomissione, di schiavitù, di imposizione, di non riconoscere le suore come persone, sino a farne delle schiave».

È forte la denuncia della suora che accusa la Chiesa di minimizzare o ancor peggio insabbiare i fatti.

«In nome del suo ruolo o della sua funzione, impone questo e quell’altro e poi, sempre in virtù del ruolo, chiede il silenzio. Ma questi casi devono essere affrontati, così come deve essere curata la ferita, in modo che esca tutto quello che c’è dentro, senza coprire, insabbiare. E’ davvero urgente farlo al più presto».

Il caso del mensile Donne Chiesa Mondo

Un altro caso sulle donne, meno scandaloso ma che ha creato molta polemica, è quello del mensile dell’Osservatore Romano, Donne Chiesa Mondo.
A fine marzo  con un editoriale, che è una lettera indirizzata a Bergoglio, la direttrice Lucetta Scaraffia e le dieci donne della redazione di Donne chiesa mondo lasciano la collaborazione dopo 7 anni.  Sulla prima pagina di Le Monde, l’ex direttore del mensile traccia un amaro bilancio sulla sua esperienza alla guida della rivista cattolica dedicata ai temi femminili.

Il mensile prima di cambiare linea editoriale trattava temi delicati come le violenze sessuali sulle religiose in molte zone africane, gli abusi di potere da parte di vescovi e preti, le richieste di votare al sinodo, di potere avere accesso al cardinalato.
I nuovi vertici della comunicazione hanno informato che il nuovo direttore dell’Osservatore Romano Andrea Monda avrebbe preso la direzione del mensile e avrebbe partecipato alle riunioni. Ovvero, come ha denunciato la stessa Scaraffia, è avvenuta una sorta di delegittimazione.

Naturalmente Donne Chiesa Mondo non ha chiuso. Il mensile femminile esce e uscirà regolarmente e, assicurano in Vaticano, l’esperienza fatta con la precedente direzione resterà patrimonio comune. Tuttavia pare che nei nuovi numeri usciti non vengano trattate le battaglie femminili.

Se davvero Papa Francesco ha dato impulso alla presenza delle donne in Vaticano – un altro traguardo è la nuova squadra di calcio del Vaticano tutta al femminile – è anche vero che c’è ancora molto da fare sulla parità di genere e sui diritti.

 Marta Fresolone

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