Dopo il Covid – 19 a che punto sono gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU?

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Dopo il Covid – 19, a che punto sono gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU? Il mondo ha fatto passi avanti, oppure è tornato (di nuovo) indietro?

Prima di rispondere a questa domanda, è necessario fare chiarezza sull’argomento.

Cosa sono gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile?

Conosciuti anche come Sustainable Development Goals (SDGs), sono 17 obiettivi – più  169 target – che mirano a porre fine alla povertà, a lottare contro l’ineguaglianza e allo sviluppo sociale ed economico. Fanno parte dell’Agenda 2030 dell’ONU. Cioè, in altre parole, i Paesi che li hanno sottoscritti si sono impegnati a raggiungerli tutti entro i prossimi 10 anni.



La situazione fino ad inizio 2020

Ancora prima della pandemia era emerso che per realizzarli ci sarebbero serviti 43 anni aggiuntivi. Questo per i progressi troppo lenti nel rispondere ai bisogni primari dell’uomo e per un generale declino delle libertà individuali. Complice l’ascesa in molti Paesi di governi populisti e autoritari. Più che Agenda 2030, quindi, si sarebbe dovuto parlare di Agenda 2073.

Fino all’inizio di quest’anno, però, 2 obiettivi su 17 non sembravano poi così lontani. E cioè l’eliminazione delle morti prevenibili tra neonati e bambini di età inferiore ai 5 anni (Goal 3, Salute e benessere). E l’accesso per tutti almeno alla scuola primaria (Goal 4, Istruzione di qualità).

Ma adesso, i progressi fatti sono stati – almeno in parte – spazzati via dalla pandemia. Quindi oggi a che punto siamo?

Goal 1 (Povertà zero) e 2 (Fame zero) oggi

Secondo Oxfam (Confederazione internazionale di organizzazioni non profit), entro la fine del 2020, 270 milioni di persone che già si scontrano con la povertà, la violenza e le conseguenze dei cambiamenti climatici potrebbero finire nella morsa della fame cronica a causa della pandemia.

Goal 3 (Salute e benessere) oggi

Inutile dire che il Covid – 19 ha infierito soprattutto sulla tutela della salute.

Ma ci sono una serie di danni collaterali di cui si parla troppo poco. Come, ad esempio, che il Coronavirus ha interrotto la maggior parte dei programmi di vaccinazione di massa contro polio, morbillo, difterite, tetano e pertosse. Con un conseguente declino negli ultimi quattro mesi che non trova paragoni da 30 anni a questa parte. Che è gravissimo, se si pensa che ogni anno oltre 1,5 milioni di persone muoiono a causa di malattie che si potrebbero facilmente prevenire con un vaccino.



Il rischio che si profila nei prossimi mesi è una recrudescenza di “epidemie secondarie”, di cui faranno le spese i più piccoli.

Goal 4 (Istruzione di qualità) oggi

Il lockdown ha tenuto lontano da scuola il 90% degli studenti del mondo. In pratica 1,57 miliardi di bambini.

In Italia più del 10% degli studenti è rimasto del tutto escluso dai progetti di didattica a distanza, isolato per mesi senza contatti con compagni e insegnanti, senza lezioni né compiti da svolgere a casa, privo di strumenti per seguire ed essere seguito. Tutto ciò ovviamente non può non aver inciso in modo negativo sulla sua istruzione.

Goal 5 (Uguaglianza di genere) oggi

Durante il lockdown c’è stato un netto aumento delle violenze domestiche legato a contesti di convivenza forzata.

Inoltre a causa dell’isolamento e della difficoltà ad accedere ai servizi di medicina di base, molte donne non hanno avuto accesso ai servizi sulla salute sessuale e riproduttiva. Che potrebbe portare a un aumento delle malattie sessualmente trasmesse e delle interruzioni di gravidanza eseguite in condizioni non sicure.

Goal 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica) oggi

Il lockdown – come purtroppo ormai sappiamo tutti – ha determinato la chiusura di molte attività. Per essere precisi ha cancellato 305 milioni di posti di lavoro. Che, tradotto, significa che si sta allargando (ancora di più) la forbice delle disuguaglianze economiche.

Goal 13 (Agire per il clima) e 15 (La vita sulla terra) oggi

Sull’ambiente ci sarebbe molto da dire. Già prima del Covid – 19 l’inquinamento – sia atmosferico che marino – era altissimo. Il riscaldamento globale era fonte di preoccupazione. E c’erano sempre più specie animali a rischio di estinzione.

Dopo il momentaneo calo delle emissioni durante i lockdown, abbiamo ricominciato ad inquinare come prima. Contemporaneamente l’allentata sorveglianza ha provocato un aumento del bracconaggio e della deforestazione nelle riserve di biodiversità del Pianeta.

Cosa ha determinato questo peggioramento?

Ovviamente in primis la crisi economica che deriva dal lockdown.

Per l’economia globale è prevista una contrazione di almeno il 5% soltanto nel 2020. Per assorbire i danni inferti dalla pandemia serviranno anni, non mesi.

Esiste una soluzione?

Ormai è chiaro che raggiungere tutti gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030 è un’utopia. Ma ci si potrebbe concentrare su alcuni di essi. Quelli più facilmente raggiungibili nel breve periodo. E, soprattutto, più urgenti in un periodo come questo. In primis, sarebbe necessario garantire una copertura sanitaria universale.

Ma quanto ci vorrà perchè le cose migliorino? Lo scopriremo solo vivendo.

Anna Gaia Cavallo

 

 

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