Dopo Riace, ritrovamenti a San Casciano: statue inestimabili emergono dal fango

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L’Italia, tra i suoi scheletri e le sue meraviglie, non riesce a smettere di incantare il mondo. Luogo di cultura e storia, stratificato e complesso, custodisce tesori, che dopo millenni, sanno ancora emergere con maestosità. A San Casciano inedite statue di bronzo riemergono dall’acqua e dal fango, integre, maestose e destinate a riscrivere la storia.

Ebbene sì, l’Italia si conferma una terra di tesori. Seppur con le sue brutture, innegabile è l’enorme patrimonio culturale, emerso e nascosto, da cui è ornata.

A San Casciano dei Bagni, in Toscana, sono emerse ventiquattro inedite statue di bronzo, perfettamente conservate. Protette per 2300 anni dal fango e dall’acqua bollente delle vasche sacre, si collocano fra i ritrovamenti più importanti avvenuti a livello internazionale. Realizzate probabilmente da artigiani locali, le ventiquattro statue sono collocabili fra il II secolo A.C. e il I secolo D.C, accompagnate da migliaia di monete, ex voto, offerte vegetali e iscrizioni etrusche e latine. Quest’ultime, insieme agli innumerevoli ex voto, si suppone provengano da esponenti delle élites etrusche e in seguito romane, proprietari terrieri, signorotti locali, classi agiate e, nondimeno, imperatori romani.

Lo spazio riportato alla luce – quasi certamente – era un tempio, utilizzato anche come luogo di benessere per la presenza delle sue acque bollenti. A tal proposito, secondo l’archeologo Jacobo Tabolli, docente dell’Università per Stranieri di Siena, il complesso potrebbe essere qualcosa di più, di un complesso termale: “Le pratiche divinatorie si legano all’universo medico terapeutico che proprio nei santuari trovava i propri luoghi prediletti”.




Il santuario, con i suoi altari e le sue statue, rimase attivo sino al V secolo D.C., quando – con l’avvento del Cristianesimo – verrà chiuso, ma non distrutto. Le vasche saranno sigillate con pesanti colonne di pietra, le statue verranno affidate all’acqua e tutto questo, permetterà la conservazione del più grande deposito di statue dell’Italia antica, l’unico di cui si avrà la possibilità di ricostruire interamente il contesto, come dichiarerà lo stesso Tabolli.

Cosa accadrà ora?

Tabolli che dal 2019 guida il progetto con la concessione del ministero della Cultura e il sostegno – anche economico – del comune, definirà il ritrovamento come un tesoro unico. Simile a quello dei Bronzi di Riace, lo stesso ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, visiterà il laboratorio di restauro sottolineando come l’Italia abbia una straordinaria stratificazione di diverse civiltà e di come questo sia, evidentemente, “un unicum della cultura italiana”.

La sindaca Agnese Carletti definirà la scoperta come “un sogno che s’avvera”, fatto di investimenti e progetti per un piccolo paese quale è, effettivamente, San Casciano. Un paese che conta 1550 anime, di cui solo 80 residenti nel centro storico, a confronto con tutte le più comuni problematiche dei piccoli paesi: la mancanza di un ospedale, di servizi, vittima dello spopolamento e ora padrone di un tesoro.

Dopo la scoperta, temporaneamente, il cantiere chiuderà, ma niente paura: riaprirà in primavera. Fondamentale, nei prossimi mesi, sarà il lavoro di restauro, studio e comprensione da parte di specialisti provenienti da ogni parte del mondo. Cosicché, questo tesoro possa ritrovarsi nuovamente, quanto prima, sotto la luce del sole.

Angela Piccolomo

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