I benefici del Dry January in un nuovo studio

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Dry January cioè gennaio secco è il nome di un’iniziativa lanciata nel gennaio 2013 dall’associazione benefica Alcohol Concern, dal 2015 lo fa come partner del servizio sanitario pubblico del Regno Unito.  Come facilmente intuibile dal nome si tratta di una campagna ad adesione volontaria in cui i partecipanti si impegnano ad astenersi dall’alcool per tutto il mese di gennaio. Non è certo casuale che  l’Università del Sussex abbia scelto il 28 dicembre, a tre giorni dall’inizio della campagna 2019, per pubblicare uno studio condotto dallo psicologo Richard de Visser che riporta i benefici (autoriportati) sperimentati dai partecipanti alla campagna.
In realtà già nel 2016 c’era stato un primo studio condotto nella stessa università, del resto le problematiche relative all’alcool sono uno dei campi principali di interesse del dottor de Visser, i dati autoriportati dai partecipanti alla campagna presi in esame ora sono ancora più a favore dell’iniziativa. La quasi totalità dei partecipanti (93%) ha dichiarato di sentirsi come se avessero raggiunto un obiettivo, un 82% ha riconsiderato il proprio rapporto col bere (e l’80% si è sentito più in controllo), il 76% è diventato più consapevole di quanto e quando beve, mentre addirittura il 71% ha dichiarato di essersi reso conto che riesce a divertirsi senza bere. I cambiamenti fisici descritti includono: miglior sonno (71%), perdita di peso (58%), miglior capacità di concentrazione (57%).



Ma al di là di queste cifre pur importanti, i dati più incoraggianti per chi si stesse chiedendo se vale la pena di provare sono due: il fatto che anche chi non ha avuto la costanza di mantenere l’impegno per l’intero mese ha riportato dei benefici (anche se in minor misura) dall’aver provato e che l’onda lunga del Dry January si protrae lungo i mesi successivi portando le persone a bere meno, quindi non si tratta di un semplice digiuno temporaneo dall’alcool che magari fa riposare il fegato un mese, ma si può rivelare un evento/impegno che porta a cambiare la propria vita.
Per investigare gli effetti a lungo termine l’indagine composta da tre questionari online è stata aperta a febbraio, e di nuovo ad agosto, a febbraio hanno risposto 1,751 partecipanti registrati al Dry January e ad agosto 816.
Proprio nella ricerca di agosto è risultato che per i partecipanti i giorni della settimana in cui bevevano erano calati da 4,3 a 3,3,  la quantità dell’alcool assunto era calata da 8,6 a 7,1 unità per giorno di bevute,  la frequenza delle “sbronze” mensili è passata da una media di 3,4 a 2,1.
Sul sito dell’iniziativa Dry January i partecipanti oltre a registrarsi possono anche scaricare una app che li informa su quanto risparmiano in denaro e calorie assunte (tra le altre cose). Un inglese bevitore su dieci si è detto interessato all’edizione 2019, anche se in Italia i dati sull’alcoolismo non sono ai livelli dei paesi anglosassoni è un problema in continua crescita tra i giovani, forse il nostro Ministero della Salute farebbe bene a trarre ispirazione dall’ottima idea britannica.

Fonte immagine: alcoholchange.org.uk

Roberto Todini

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