DS: come sfruttare il passato per arrampicarsi verso un incerto futuro

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L’attuale gamma DS (foto: google)

C’era una volta la Citroen. Quella vera, nata come azienda produttrice di ingranaggi a “doppia elica” (da qui il simbolo della doppia freccia, o double chevron, per dirla alla francese) e poi convertitasi alla produzione di automobili dal 1919, di proprietà della Michelin dal 1935 al 1976, quando (purtroppo) fu acquistata (a scaglioni, a partire dal 1974) dalla Peugeot, fondando il (famigerato) gruppo PSA, dopo un fallimentare matrimonio con la Fiat, che acquistò il 49% delle azioni nel 1969 per poi rivenderle alla casa del Leone dopo pochi anni.

Citroen Traction Avant (foto: Google)

Per tanti anni, fino all’avvento dell’attuale proprietaria, fu sinonimo di follia, innovazione, costume e anche lusso in salsa francese.  Fu la prima casa automobilistica al mondo ad adottare su un modello di serie la trazione anteriore e la scocca autoportante con la Traction Avant del 1934, le sospensioni idropneumatiche,  il cambio semiautomatico ed il servosterzo (gestiti  assieme da un sistema idraulico) conditi da linee futuristiche, con soluzioni stilistiche specie del frontale ancora oggi largamente utilizzate con la DS  (acronimo di Deese, Dea in francese) del 1955, soluzioni per economicizzare al massimo la produzione e mantenere di conseguenza basso il costo d’acquisto  con la 2cv del 1948 (queste ultime opere del geniale scultore italiano Flaminio Bertoni) e la trazione anteriore su una coupè ad alte prestazioni con la SM del 1970 (meglio nota come Citroen-Maserati, frutto del matrimonio tra le due case, avvenuto nel 1968).

Citroen Ds (foto: Google)

Degne di nota furono anche l’Ami6, forse l’opera più estrema in fatto di design, la GS, che trasferiva le soluzioni raffinate della top di gamma DS ad un settore più popolare con una linea, derivata da un prototipo Pininfarina destinata ad essere adottata su numerose vetture della concorrenza e la CX, degna erede della già citata DS.

E poi? Come per molte altre case assorbite da grossi costruttori, è iniziata la parabola discendente fatta di motori e pianali comuni, che ha pian piano portato la Citroen a diventare un Brand  con modelli dalle linee ancora personali, ma privi della genialità e soprattutto dell’unicità che contraddistingueva i modelli citati, con una vena di perenne nostalgia verso il passato pur negandolo (in letteratura si chiamerebbe ossimoro), soprattutto verso sua maestà la DS.

L’attuale gamma DS (foto: Google)

Ecco, la nostalgia per la DS. Vista la pochezza tecnica che la Peugeot ha garantito al marchio soprattutto negli ultimi 20 anni (diciamo che fino all’inizio degli anni’90 qualche freccia al proprio arco in gamma ancora c’era), l’impossibilità di vendere modelli cosiddetti di lusso se non si ha un marchio tedesco sul cofano e lo sviluppo verso il mercato Cinese, assai simpatizzante del marchio ha portato i vertici PSA a fondare un nuovo marchio dal nulla, battezzandolo appunto DS, che altro non è che la promozione a marchio delle vetture dell’ex “gamma DS”, a loro volta derivate da quelle più “popolari” della “gamma C” con differenti carrozzerie, a loro ulteriore volta derivate da modelli Peugeot.

Un bel minestrone, insomma, che nelle speranze della dirigenza dovrebbe far breccia presso il giovane pubblico acquirente della Mini con la 3 (ex DS3), dei rampanti professionisti acquirenti delle Mercedes GLA, Audi Q3Bmw X1 con la crossover 4 (Ex DS4) e manager clienti di berline Audi, Mercedes e Bmw con la berlina-crossover 5 (ex DS5). I sogni son desideri…

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