Due anni di legge sulle unioni civili. Oltre 6000 coppie gay hanno detto “sì”

A due anni dall'approvazione della legge Cirinnà sulle unioni civili, sono state più di 6000 le coppie che si sono unite civilmente. La regione che ha contato più celebrazioni è stata la Lombardia, ultimo il Molise.

Si tratta però di una “legge a metà”: sono esclusi il vincolo di fedeltà e l’adozione.

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Era l’11 maggio 2016 quando il Parlamento licenziava la prima legge che regolamentava le unioni civili. La legge ha avuto un travaglio lungo e disseminato di polemiche con gli esponenti di destra in prima linea per difendere la fantomatica “famiglia tradizionale”.




Dopo una discussione accesa e a colpi di veti e contro veti sopraggiunti soprattutto dall’ex ministro Angelino Alfano, il Parlamento riesce ad approvare la legge e l’Italia, con un ritardo di 17 anni dalla promulgazione della prima legge in materia firmata dall’Olanda nel 2001, riesce ad avere una legge che tuteli le unioni fra persone dello stesso sesso.

A dire il vero la prima nazione in assoluto ad aver introdotto una validità legale per le unioni fra persone dello stesso sesso è stata la Danimarca nel 1989, sebbene il paese scandinavo abbia legiferato in materia solo nel 2012.

Ma a due anni dalla cosiddetta legge Cirinnà, qual è lo stato di fatto delle unioni civili in Italia?

Due anni di legge Cirinnà

Ciò che colloquialmente è nota come legge Cirinnà, ufficialmente si chiama “Regolamentazione delle unioni civili fra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”. Tale legge ha lo scopo di estendere alle coppie omosessuali gli stessi diritti di cui godono le coppie eterosessuali con il matrimonio. Tuttavia, è errato parlare di “matrimonio gay” perché, di fatto, la legge non equipara le unioni civili al rito matrimoniale.

Due sono le principali eccezioni (o carenze) che caratterizzano le unioni civili: l’assenza del vincolo di fedeltà fra i coniugi e l’impossibilità di adozione. Due mancanze di non poco conto, ma bisogna anche considerare il contesto politico nel quale la legge fu faticosamente approvata (all’epoca il governo Renzi era retto anche dai voti del Nuovo Centro Destra di Alfano, ministro dello stesso governo).




A causa delle pressioni esercitate da Alfano e dalle velate minacce sulla possibile crisi di governo qualora fossero state aggiunte queste prerogative, la legge Cirinnà venne approvata dal Parlamento priva di due capisaldi in teoria irrefutabili.

Ma l’italianità imperante con cui sono soliti agire i nostri politici ci ha consegnato una legge a metà: essa riconosce le unioni fra persone dello stesso sesso ma non le obbliga alla fedeltà e impedisce loro di avere figli.

Una contraddizione in termini, segno che la legge Cirinnà appare più come un contentino preteso dall’Europa. Piuttosto che avere una legge fatta male, realizzata solo per fare contenta l’Unione europea, era meglio restare senza e fare in modo che la necessità e la comprensione su questi temi affiorassero spontaneamente dalla società.

Le imposizioni europee non servono a nulla; tutt’altra cosa è agire culturalmente sul senso comune dei cittadini. Se le istituzioni avessero agito a tempo debito educando il popolo italico su queste tematiche la legge sarebbe stata discussa e approvata senza problemi. È quello che è successo in Danimarca nel lontano 1989. E, non a caso, la Danimarca si fregia del titolo di “paese più felice del mondo”.

I numeri delle unioni civili

Parlando nello specifico della legge Cirinnà, a due anni dalla sua approvazione sembrerebbe avere sortito buoni risultati. In totale sono state celebrate 6.073 unioni fra persone dello stesso sesso. Al 31 dicembre 2017 la regione che ha contato più celebrazioni è stata la Lombardia, con 1.514 coppie convolate a nozze. La classifica lombarda è, ovviamente, guidata da Milano con 799 celebrazioni. Seguono il Lazio con 915 unioni civili (di cui 845 a Roma) e l’Emilia Romagna con 645.

Chiudono la classifica tre regioni del Sud: in Calabria solo 24 coppie hanno celebrato il rito civile, 6 in Basilicata e appena 3 in Molise. Crotone segna il dato più negativo di tutti: nessuna celebrazione né nel 2016 e tanto meno nel 2017.

Il gradimento nella comunità Lgbt

Ma cosa ne pensa la comunità Lgbt sulla legge Cirinnà. Un’indagine condotta dal sito Gay.it svela un sostanziale gradimento della legge. I 2/3 del campione parla di effetti positivi della legge sulla società, con una maggiore apertura e accettazione verso le coppie gay.

Ma il vero dato è quello espresso dal 30% del campione, che dichiara di avere problemi nel celebrare l’unione nella propria città o che sarebbe ostacolata dalla propria famiglia. Si ritorna dunque al problema sollevato poco sopra: le carenze culturali su questi temi nella società.




Tornando al sondaggio, un terzo degli intervistati (36%) dichiara che l’impossibilità di adozione è la più grave mancanza della legge che le impedisce di essere equiparata al matrimonio eterosessuale e vorrebbe vedere integrata tale possibilità alle legge attuale. L’obbligo della fedeltà non sembra invece molto sentito: solo il 9% degli intervistati lo vorrebbe integrare alla legge.

Nel complesso, il 57% degli intervistati dichiara che la legge “è un buon inizio seppur incompleto” e per il 10% “è praticamente uguale a un matrimonio”.

Nicolò Canazza

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