Chi sono i campioni di dumpster diving, che si contendono i cassonetti

La loro disciplina è tutta basata su una dieta "zero costi e zero sprechi"

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Il dumpster diving è una disciplina “atletica”, che richiede forza, un occhio acuto, flessibilità degli arti, oltre che notevole elasticità per allungarsi ad afferrare i pezzi migliori. In Italia ancora poco nota (o per lo meno sotto questa definizione), seppur vero che la nostra Nadia Toffa ne aveva già parlato in un servizio del 2015.

A quel tempo, aveva preso parte lei stessa a una delle “sessioni” di dumpster diving, mostrandocela sotto il nome di “Freeganesimo” (dall’inglese Freeganism, a sua volta un’unione dei termini “free” e “vegan”, benché come vedremo, non si tratta di un regime strettamente vegetale), e presentandocela come “dieta a costo zero”. Dunque il concetto – di per sé – suonerebbe bene (soprattutto di questi tempi), se poi lo cambiassimo ulteriormente in “dieta a zero spreco”, riuscirebbe di certo a ottenere pure la stima di tutte le lotte ambientaliste attualmente in corso.

…Finchè non si scopre che essere campioni di “dumpster diving”, nonché “freegan”, e così la loro “dieta zero costi e zero spreco”, prevede un tuffo nei cassonetti dei rifiuti dei supermercati, subito dopo l’orario di chiusura, oppure all’alba, per passare inosservati.

Cosa si trova nella spazzatura? Ricchi e succulenti bottini

Qui da noi infatti, la pratica di ravanare nell’immondizia in cerca di cibo – ma si trovano anche abiti, scarpe, persino delle Nike, pellicce, e altri oggetti utili (oltre che funzionanti) – non è particolarmente ben vista. Roba da “poveri”, da pensionati che non arrivano a fine mese, da zingari che “appestano” la città con i loro carretti carichi di ferraglie scovate fra i rifiuti.




 

(Due ragazze, praticando dumpster diving nella capitale, si aggiudicano un bel paio di Nike, una pizza e una raffinata pelliccia)

 

In realtà, il Freeganism nasce proprio come atto fiero di ribellione: una reazione allo spreco di risorse, alla sovrapproduzione incontrollata di prodotti che poi finiscono inevitabilmente in discarica. Ecco perchè il Freeganism, che si avvale della pratica del dumpster diving per procurarsi i suoi bottini, è innanzitutto una scelta, più che una necessità. A tuffarsi nei cassonetti, sono quindi giovani “ribelli”, studenti, magari già ingegneri, o impiegati, maestre, architetti…

Mangiare dai cassonetti facendo dumpster diving? Roba da americani

Quando scoprii la prima volta il termine dumpster diving,  col concetto di nutrirsi dei tesori nascosti fra i rifiuti, avevo pensato: “Beh ma per forza, quelli sono gli Stati Uniti! Qui non si vedono mica certe cose…” (come quasi sempre quando troviamo qualcosa di bizzarro, o che ci fa indignare: ad esempio – sempre in tema di sovrapproduzione e sprechi alimentari – quegli impressionanti tassi di obesità, che non variano poi molto da quelli di alcuni paesi europei):

E in parte è vero: scorrendo la gallery dell’account Instagram An Urban Harvester, si assiste a una sfilza di banchetti che vengono fuori, gustosi e invitanti, dai cassonetti di numerose città americane. Ma non mancano delle vere e proprie chicche anche dalla Germania, dalla Francia, dai paesi del Nord Europa – dove di fatto, il Freeganism e il dumpster diving sono ben diversamente molto più accettati, rispetto che da noi. Alla fine comunque, con un certo orrore, misto fra risentimento e meraviglia, troviamo anche dei reportage dall’Italia: provate a vedere cosa hanno recuperato – perfettamente integro e commestibiledumpsterdiving_italy e dumpster_diving_italy, proprio mentre voi tiravate fuori cinquanta euro alla cassa, per pagare gli stessi prodotti…

Caccia al tesoro, con una mappa e le istruzioni

La mappa “ufficiale” per gli esploratori del dumpster diving, è cosparsa di pallini in corrispondenza dei posti in cui si può trovare qualcosa di prezioso da mangiare o da indossare, aprendo i cassonetti: anche nelle città italiane ve ne sono, a Roma ad esempio si legge in una segnalazione in zona Tiburtina:

“Dalla stazione Roma Termini, prosegui su via Marsala, gira a sinistra in via Tiburtina e poi a destra in via degli Umbri, prima del supermercato Tuodì. Nei primi tre contenitori sulla destra, verso le 12:00-13:00, puoi trovare dei panini lì dentro a dei grossi sacchi neri di plastica. Se ne hai in extra, portali in Piazza dell’Immacolata ai senzatetto: è una vecchia tradizione.”

Proprio come in una caccia al tesoro, insomma.

dumpster diving
Una mappa per praticare dumpster diving nel nord d’Italia, disponibile sul sito dumpstermap.org.  Immagine disponibile per licenza di ©OpenStreetMap contributors

Praticare dumpster diving in Italia: una vergogna, un atto di solidarietà, oppure a rischio sanzione?

Purtroppo qui in Italia, chi rovista fra la spazzatura lo fa ancora per lo più di nascosto, con vergogna, il più possibile lontano dallo sguardo altrui. O addirittura è costretto ad agire in questo modo dagli stessi supermercati o ristoranti che gettano via tutto quel cibo, i quali potrebbero guastare apposta i prodotti prima di buttarli, per impedire ai freegan le loro abbondanti razzie. Loro in tutta risposta, affermano che non c’è affatto vergogna, nell’estrarre un intero pacco di merendine per poi addentarne subito una: la vergogna è anzi che tutto quel nutrimento finisca così sprecato.

C’è comunque da riconoscere che rispetto ad altri paesi, l’Italia si è già dotata di una legge del 2003, per tentare di arginare tali sprechi: una norma che dovrebbe disciplinare la distribuzione dei prodotti alimentari a fini di solidarietà sociale”, tramite la ridistribuzione degli avanzi (prodotti vicini alla scadenza ma ancora commestibili) delle mense scolastiche, aziendali e dei supermercati. A prendersene carico (e così “nobilitare” la pratica del freeganism rispetto a coloro che si dedicano al dumpster diving puro dentro ai cassonetti, più o meno celatamente) sono associazioni “istituzionalizzate” come la Fondazione Banco Alimentare, il collettivo Recup di Milano, o i ragazzi che raccolgono gli invenduti alla chiusura del mercato di Porta Palazzo di Torino. (È stata inoltre lanciata addirittura un’app che mette direttamente in contatto chi avanza, con chi invece gradisce; tuttavia, questa piattaforma prevede comunque un costo per chi si aggiudica la merce, per quanto nettamente ribassato rispetto al prezzo d’origine).

Dumpster diving significa invece pranzi e cene, del tutto gratuiti.

dumpster diving
Nella gallery di An Hurban Harverster, c’è da rifarsi gli occhi. Questo è il tipico bottino di una singola giornata.

Che farne allora di ciò che finisce nei cassonetti?

Alla fine (e soprattutto) a quanto pare non è la legge la soluzione: continuando a gettare quei prodotti “della vergogna”, che il consumatore medio non acquisterebbe (“preferibilmente da consumare entro…”, in scadenza il giorno stesso, addirittura semplicemente dall’involucro danneggiato), ci sarà sempre qualcuno ad aprire i sacchi della spazzatura, e a trovare di che sfamarsi, se non di più. Un ulteriore paradosso si presenta quando si scopre che rovistare nei cassonetti rappresenta un reato, in quanto“appropriazione” di beni abbandonati. Gettati, rifiutati, quei prodotti diventano difatti proprietà del Comune (che gestisce la raccolta differenziata): di conseguenza chi se ne rifornisce può essere sanzionato.

Insomma, due sono le soluzioni effettive che si prospettano: smettere di gettare da mangiare nei rifiuti (sembrerebbe impossibile, siamo evidentemente una società dedita agli sprechi), oppure accettare il Freeganesimo (e magari aprire un ristorante “del recupero come del resto hanno già fatto a Parigi…)

 

 

[This article can also be read in English (free access) :

https://drive.google.com/file/d/1FWr-ws0ww43HRwmXI59xf3ZwReRGN0wL/view?usp=sharing ]

 

Alice Tarditi

4 Comments
  1. Maggie says

    En englis porfavor 🙂

    1. Alice Tarditi says

      I’ll translate it as soon as possible! 🙂

    2. Alice Tarditi says
  2. Alice Tarditi says

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