Dyson-Johnson: family affair all’italiana all’ombra di Buckingam Palace

Uno scandalo “all’italiana” si sta abbattendo negli ultimi giorni sul Primo Ministro britannico Boris Johnson. La vicenda Dyson infatti si arricchisce di un particolare molto rilevante: il fratello Jo

Boris Johnson continua a far parlare di sé. Dopo i ripetuti scandali e le dichiarazioni non proprio responsabili rilasciate all’inizio della pandemia nelle ultime settimane si è abbattuto sul Primo Ministro un uragano, probabilmente causato da un ventilatore. La pietra dello scandalo infatti sarebbero alcuni messaggi tra Johnson e Sir James Dyson.

Lo scandalo dei ventilatori

La storia inizia qualche settimana fa, quando si materializzano i primi sospetti di lobbismo da parte di Johnson. Le incertezze si riferiscono a fatti avvenuti addirittura un anno prima, a marzo 2020 per la precisione. Il Regno Unito al tempo aveva un grande bisogno di ventilatori medici, una piaga che come sappiamo ha colpito diversi Stati ad inizio pandemia.

Johnson ha così deciso di contattare direttamente il signor Dyson, che da poco aveva brevettato un nuovo tipo di ventilatore sanitario. Il magnate chiese sicurezza riguardo le tasse. Al momento infatti la produzione del noto marchio di aspirapolveri è concentrata a Singapore, e Sir James voleva evitare che i propri dipendenti dovessero pagare tasse aggiuntive nel caso fossero giunti in Inghilterra per produrre i ventilatori.




Il 21 aprile iniziano a circolare i messaggi che il Primo Ministro e il signor Dyson si sarebbero scambiati. L’imprenditore spiega le sue richieste riguardo le tasse, e Johnson risponde che la situazione verrà “aggiustata” a breve. Effettivamente il mese successivo verranno sospese le tasse sulle persone che sarebbero giunte in Inghilterra per lavorare alla lotta al Covid-19.

Per quanto nel Bel Paese siamo abituati a storie del genere, con Fontana ed i suoi camici a rappresentare l’ultimo esempio in ordine cronologico, nel Regno Unito tali messaggi hanno scatenato diverse reazioni indigniate. Il partito laburista non ha tardato a definirlo “il più grande scandalo di lobbismo degli ultimi anni”, ed ad accusare Johnson di fare l’interesse di un amico con soldi pubblici. Prontamente un portavoce del Governo ha definito i messaggi come l’ennesimo esempio che Johnson sta facendo “tutto ciò che può in tempi straordinari per proteggere i cittadini e garantire le giuste cure mediche”.

Johnson-Dyson: tutto in famiglia

La storia potrebbe già finire qui, lo scandalo sarebbe comunque enorme e basterebbe per far parlare i tabloid inglesi per alcune settimane. Ma si sa che il Primo Ministro ama fare le cose in modo minuzioso, e come nel più classico degli scandali all’italiana adesso la trama si infittisce, ed entrano in gioco parenti stretti di Johnson.

Alcuni giorni fa infatti è saltata agli onori della cronaca un legame importante tra Johnson e la Dyson: il fratello del Primo Ministro, Jo. Dopo aver perso il ruolo di parlamentare nel dicembre 2019 infatti il buon Joseph ha atteso soltanto due mesi prima di trovare lavoro come direttore non-esecutivo in una nota azienda produttrice di ventilatori e aspirapolveri. Come avrete già intuito l’azienda in questione è proprio la Dyson.

L’impiego sarebbe arrivato soltanto un mese prima dello scambio di messaggi incriminato tra Johnson e l’inventore inglese. La tempistica è sicuramente sospetta, e non fa che aumentare i dubbi riguardo tutta la vicenda. Il legame tra il politico e Sir James Dyson sembra ormai palese, e difficilmente si riuscirà a far passare il tutto come casuale.




D’altro canto il legame del partito conservatore con i grandi imprenditori britannici è un tema che accompagna la politica del Regno Unito da anni. L’episodio quindi non accade nel vuoto, e questo non fa che confermare i sospetti intorno alla vicenda, anche se Johnson, come da copione, glissa la questione affermando che l’aver aumentato esponenzialmente il numero di ventilatori a disposizione del paese è un merito.

Marzioni Thomas

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