Processo a Dio

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[…] il traditore delle anime e l’assassino dei corpi, il diavolo, abbatté una casa, facendola crollare; egli aveva tentato di uccidere molti fanciulli che si divertivano allegramente attorno alla casa, ma riuscì ad inghiottire soltanto un giovinetto, che al crollo della casa fu ucciso sul colpo. Uomini e donne, sorpresi dal fracasso della casa che crollava, accorsero da ogni parte e togliendo qua e là le travature, riportarono il figlio ormai esanime all’infelice madre. Essa, graffiandosi il volto e strappandosi i capelli, rotta da amari singhiozzi, e tutta in lacrime, gridava con tutte le sue forze: “O san Francesco, san Francesco, rendimi mio figlio!“. E non solo essa, ma tutti i circostanti, sia uomini che donne, amaramente singhiozzando gridavano: “San Francesco, rendi il figlio all’infelice madre!”.

Così Tommaso di Celano racconta uno dei miracoli di san Francesco: era il tempo in cui, dopo il crollo di una casa, dopo la morte di un giovane sotto le macerie, si pregava un santo per riavere il ragazzo defunto. Oggi, pochi giorni dopo il terremoto che ha disastrato il Centro Italia, non si prega più un santo – non si prega Dio – ma i magistrati. Come nel Duecento si alzavano gli occhi al Cielo, oggi si guarda alle Procure della Repubblica: Dio è assolto dall’accusa di terremoto, Dio non è più preso in causa (giudiziaria), non è più “colpevole” del male e della morte, così com’è assolto il diavolo. Ma il colpevole ci dev’essere, qualcuno a cui addossare la colpa di tutte queste morti dobbiamo pur trovarlo: se non è più un Dio, quindi, dev’essere necessariamente un uomo.

Dio ha una sola scusa: quella di non esistere“, sogghignava tragicamente Stendhal. Dio ha un alibi di ferro, per cui i colpevoli sono fra di noi: i muratori di Amatrice, i geologi disattenti, i magnati del cemento, i politici locali, gli stessi proprietari delle case crollate (ultim’ora), e così via. Colpevoli in quanto uomini

Un chiarimento: per quanto riguarda la celebre scuola appena ristrutturata, ad esempio, è ovvio che esistano dei responsabili, dei “colpevoli” del crollo, ed è altrettanto ovvio che ci si debba rivolgere alla Giustizia degli uomini – e non a quella di Dio – per venire a capo della questione. E’ altrettanto vero, però, che è impensabile poter ristrutturare ogni casa d’Italia secondo criteri antisismici; e qualora riuscissimo a proteggerci dai terremoti, sarebbe impossibile neutralizzare maremoti, frane, alluvioni, uragani e, al limite, meteoriti. La violenza gratuita della natura, infatti, non dipende dall’uomo. 

Il complottismo è l’emblema di questa nostra tendenza. I terremoti? Sono causati dalle trivelle. Gli uragani? Sono scatenati dagli Stati Uniti. Complottisti a parte, lo facciamo tutti noi, quando condanniamo per frane ed alluvioni altri uomini, colpevoli di aver costruito una casa su un letto stra-sepolto da secoli; o quando, dopo il terremoto a L’Aquila, ci scannavamo contro i geologi “incapaci di prevedere il sisma”, come se fosse possibile. Senza più un Dio a cui rivolgere la nostra rabbia e le nostre domande, il necessario colpevole è l‘uomo. Se nel religiosissimo Romanticismo si contemplava – con umiltà e soggezione – la sentenza della Natura (pensiamo ai dipinti di Friedrich o ai versi di Leopardi) , oggi si venera, con arrogante ateismo, la sentenza di un giudice. Non è più il Cristo ad essere giudice, ma il giudice ad essere Cristo.

Al di là del singolo responsabile – che ripeto esserci anche in quest’ultimo caso – non possono esistere uomini “colpevoli” di calamità naturali. L’uomo è innocente, e Dio ha una sola scusa: non esiste.

 

 

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