È in corso una nuova pandemia: le persone si sentono in colpa per non essere felici

Dalla parte di chi lotta per essere riconosciuto, dell'essere umano e dei suoi diritti.
Contribuisci a preservare la libera informazione.

DONA

È in corso una nuova pandemia: le persone si sentono in colpa per non essere felici. È quello che sostiene lo psicologo spagnolo Rafael Pardo, autore del libro “Felicidad tóxica. El lado oscuro del pensamiento positivo“.

Secondo lo studioso la nuova pandemia sarebbe alimentata dal pensiero positivo, secondo cui basterebbe pensare positivo per esaudire desideri e raggiungere la tanto ambita felicità.



I lati negativi del pensiero positivo

Davvero basta sempre pensare positivo perché tutto vada bene? Basta questo per realizzarsi lavoro, incontrare la persona giusta? Per trovare la casa dei sogni, costruire una famiglia felice? Se è vero che la vita ti sorride se la guardi sorridendo, lo è altrettanto che alcune cose sfuggono al nostro controllo. Come il contesto socioeconomico in cui viviamo. Non possiamo scegliere dove nascere. Non scegliamo noi la nostra famiglia. Come afferma Pardo:

“Ti danno quel messaggio perverso che le condizioni socioeconomiche non sono importanti, quando lo sono. Essere in un paese con la democrazia non è la stessa cosa di essere senza di essa; né è lo stesso essere una donna in Zambia o negli Stati Uniti”.

Il pensiero positivo ci induce a pensare che se la nostra vita non va come vorremmo è colpa nostra, perché non siamo abbastanza positivi. Senza tenere minimamente conto del fatto che ci sono cose che – anche se vorremmo – non possiamo cambiare, per quanto possiamo sforzarci.

Questo atteggiamento inoltre potrebbe renderci troppo sicuri di noi stessi, facendoci sentire addirittura invincibili. Quando in realtà nessuno lo è davvero. Ci sono situazioni in cui nessun pensiero e nessuna convinzione possono aiutarci. Ad esempio, in situazioni critiche come quella attuale. Adottando questa “filosofia di vita”, le persone potrebbero essere portate a non adottare seriamente le misure precauzionali. E non ci sarebbe nulla di buono in questo.

Anche dal punto di vista educativo il pensiero positivo potrebbe risultare dannoso. Nei bambini verrebbe a mancare la cultura della sconfitta. Nell’età adulta questo atteggiamento potrebbe sfociare nella frustrazione. E verosimilmente proprio in casi come questo le persone si sentono in colpa per non essere felici quando crescono.

Pensiero positivo e capitalismo

Secondo Pardo, il pensiero positivo può indurre i lavoratori a credere di non riuscire a ottenere determinati risultati perché non sono in grado di pensare sufficientemente positivo e di immaginare un futuro glorioso. In questo modo trasmette l’idea che il problema stia in loro e non nell’insicurezza lavorativa dovuta a un sistema ingiusto. 



Da qui la connessione tra pensiero positivo e capitalismo, che secondo lo psicologo viene utilizzato spesso dagli stessi politici per distrarre l’attenzione dei cittadini e mascherare cattive gestioni.

Pensiero positivo e realismo

L’impatto di queste idee può risultare terribile anche sotto l’aspetto emotivo. Convincendoci di poter comandare le nostre emozioni, finiremmo per pensare che quelle negative – come rabbia, tristezza, paura – siano frutto di qualche squilibrio mentale, anziché naturale e soprattutto umana conseguenza della vita. Stare male, soffrire, sentirsi delusi sono cose che fanno parte della vita. Non si possono evitare. E non c’è nulla di sbagliato – nè tantomeno di innaturale – nel provarle.

Secondo Pardo non bisogna diventare pessimisti. Sarebbe meglio essere realisti ottimisti. Perché se il pessimismo ci rende troppo negativi, l’ottimismo esasperato è un po’ come guardare il mondo con le lenti rosa, fingendo che le ingiustizie non esistano e che, se lo vogliamo davvero, tutto andrà bene. Questo tipo di positività non ci migliora affatto. Da qui un ulteriore collegamento con il sistema capitalistico che ha tutto l’interesse di non farci arrabbiare, persino quando le ingiustizie sono palesi, riversando le colpe su di noi.

In sostanza, le persone si sentono in colpa per non essere felici, perchè credono che esserlo sia facile. Ma non è così. Noi siamo artefici del nostro destino. Le nostre scelte dipendono solo ed esclusivamente da noi. Ma non tutto si può controllare. Ci sono cose che non si possono cambiare. E dobbiamo trovare la forza di accettarlo, anche quando è difficile. Pensare positivo può aiutarci in determinate situazioni. Ma non è sempre possibile e, soprattutto, non sempre basta. E non c’è nulla di male in questo.

Anna Gaia Cavallo

 

Stampa questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.