E’ la più grande impresa nella storia del nostro sport, eppure…

Lorenzo Patta, Lamont Marcell Jacobs, Eseosa Fostine Desalu e Filippo Tortu: sono questi i nomi dei quattro atleti che  hanno conquistato la storico oro nella staffetta 4×100 in 37.50, davanti a Gran Bretagna e Canada. Potremmo definirla una delle vittorie più leggendarie nella storia del nostro sport, eppure, le critiche più insulse non sono mancate.


E’ la più grande impresa nella storia del nostro sport.
Più grande delle vittorie nei mondiali di calcio e di quella dello stesso Jacobs. Perché è la staffetta, dimostrazione della forza di un movimento, e non solo l’affermazione delle doti di un singolo. Per giunta, non abbiamo mai vinto così tante medaglie in un’olimpiade.
Mi viene voglia di fare un giro al bar sport; di leggere i commenti dei lettori della Gazzetta al nostro medagliere.
Mi aspetto dell’entusiasmo e, invece, trovo una geremiade. Le medaglie avrebbero dovuto essere ancora di più. E quelle che ci sono non hanno il colore giusto. E comunque siamo solo settimi nella classifica per nazioni (su 205 paesi, badate bene).
Qualcuno la butta in “politica”. E’ un complotto, non si capisce bene di chi. La vittorie nell’atletica, in particolare, sono armi di distrazione di massa. “Panem et circenses”, ripetono un paio di (forse) ex liceali.
Premesso che non di solo pane e salame vive l’uomo, ammesso il dolore del vivere anche in chi ha il tempo di commentare la Gazzetta, mi chiedo a cosa si debba questo atteggiamento. In fondo, lo stesso con cui sono state accolte le ultime buone notizie economiche. D’accordo, le medaglie olimpiche non cambiano la nostra vita. D’accordo, la crescita del pil non si traduce subito nell’aumento dei soldi nelle nostre tasche. Perché dimostrare tanta insofferenza, però? Pare che il salvinismo sia diventato la cifra di tanti, e non solo a destra. Che si debba, sempre e comunque, infilare una litania di lamentazioni (certo, senza suggerire un solo rimedio ai mali lamentati). Sempre secondo i dettami del nostro nazional-populismo. Nato avvoltoio e diventato prefica. Delusa, per giunta. Pronta a stracciarsi le vesti per un’Italia che, però, non ha nessuna intenzione di morire. Che, peggio per loro, tornerà a vivere e intanto vince.

Daniel Di Schuler

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