Economia circolare contro la crisi ecologica: è davvero possibile?

Come passare dal prendere-produrre-buttare a una logica di riuso e riciclo

Il pianeta non può continuare a reggere l’attuale modello di crescita che ci è stato d’aiuto negli ultimi 250 anni. Serve un’economia che prosperi, crei lavoro ma non a spese delle persone e del pianeta. L’economia circolare è l’alternativa di cui la Terra ha bisogno?

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L’economia circolare è un universo produttivo paragonabile a un caleidoscopio, uno strumento leggero in cui basta un piccolo movimento per causare effetti profondi e ampi: strutture che si ricompongono e si riformano, filamenti che si riconfigurano, geometrie che variano. Ma purtroppo si conosce ancora poco.

Il modello di crescita prediletto dalle economie e dalla maggior parte delle aziende negli ultimi 250 anni vive grazie al tempo preso in prestito. È la cosiddetta economia lineare, caratterizzata da logiche di approvvigionamento-produzione-utilizzo-scarto: è la sindrome incentrata sui nuovi beni “migliori, più grandi, più veloci e più sicuri” che rappresenta il tratto distintivo dell’attuale modello industriale.

Tuttavia, ci stiamo avvicinando rapidamente a un punto nel quale il modello lineare non sarà più sostenibile: a causa dell’aumento della popolazione mondiale e della ricchezza, la disponibilità di molte risorse non rinnovabili – metalli, minerali e combustibili fossili – non potrà più tenere il passo con la domanda. Oggi molti esperti pensano che le commodities fondamentali, cruciali ai fini della crescita economica moderna – petrolio, rame, cobalto, litio, argento, piombo e stagno – rischino di esaurirsi tra meno di un secolo e le capacità rigenerative dei terreni, delle foreste e dell’acqua comincino a essere utilizzate al di là dei loro limiti.

Dalla linea al cerchio

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Fonte immagine: reteclima.it

Il difetto fondamentale del modello di crescita lineare è la sua incapacità di estendere il ciclo di vita di un prodotto e di fare in modo che le componenti, una volta conclusa la sua vita utile, mantengano lo stesso valore che avevano originariamente all’ingresso del processo produttivo. Un valore considerevole va perduto e si sprecano materiali, energia e manodopera.

Passare a un modello circolare significa cambiare la nostra logica dell’offerta improntata sull’economia lineare. Avremo bisogno di più energia rinnovabile, più biomateriali e più agenti biochimici che degradino in tutta sicurezza e più materiali tecnici concepiti in modo da essere facilmente recuperati e riciclati. I prodotti devono essere progettati in modo da usare materiali di seconda mano recuperati e da consentire un riciclo a basso costo alla fine della loro vita utile, di fatto chiudendo il ciclo produttivo.



Avremo bisogno di componimenti studiati per essere riutilizzati e di prodotti che possano essere aggiornati e ricondizionati invece di essere scartati e sostituiti. Questo è il cruciale versante della circular economy. Non si progettano più i prodotti perché intenzionalmente si rompano, perché diventino obsoleti o senza considerarne l’impatto sull’ambiente. Si preferisce puntare sull’ottimizzazione della qualità, possibile grazie al risparmio causato dal recupero di materiali di scarto e di energia, ad esempio, e sulla fiducia e sul pieno protagonismo del cliente. Le piattaforme di sharing e la comproprietà dei prodotti rientrano nel modello circolare, trasformando il consumatore del prodotto in utente del servizio.

Economia circolare, funziona o no?

Dire che la prospettiva di muoversi verso un’economia circolare può intimidire è un eufemismo ma le esperienze tangibili delle numerose imprese che già hanno operato questo passaggio, dimostrano che è uno sforzo che vale ampiamente la pena di fare. È di fatto necessario, per garantire la sostenibilità nel tempo dell’economia mondiale, un’economia che crei prosperità, posti di lavoro e crescita in tutto il mondo ma non a spese delle persone e del pianeta.

La teoria della circular economy non è perfetta, ma rappresenta al giorno d’oggi la migliore alternativa al modello industriale “prendere-produrre-buttare” che ha dominato l’economia industriale fin dalla sua nascita. Il pianeta non può continuare a reggere l’attuale modello di crescita che è stato d’aiuto negli ultimi 250 anni.

La crescente carenza di risorse, lo spreco incontrollato e il cambiamento climatico, abbinati all’enorme aumento della domanda vista la popolazione mondiale sempre più numerosa, stanno scrivendo collettivamente l’epitaffio del modello di crescita lineare.

Ilaria Genovese

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