Ecovillaggio: autogestione, sostenibilità e autosufficienza alimentare

Cos’è un ecovillaggio? In sintesi, è un gruppo di persone che vivono e lavorano insieme nel rispetto di alcuni princìpi. Una sorta di cohousing, quindi, nato però molti anni prima che in Italia si parlasse di cohousing.

Un ecovillaggio si fonda su un’organizzazione della vita e del lavoro fortemente collettivista, comunitaria e priva di gerarchie.

Per capirne di più, analizzeremo due realtà: una umbra e l’altra pugliese.

Utopiaggia: un ecovillaggio nel cuore verde d’Italia

In provincia di Terni, nei primi anni ’80, un gruppo di circa 50 tedeschi decise di fondare una comunità. Il loro sogno era quello di dar vita a un’esperienza di vita comunitaria nel segno dell’autogestione e della piena autosufficienza.

Questa comunità, formata oggi da 19 persone, sembra avere in buona parte realizzato il suo sogno. Gli orti, gli ulivi e il bestiame di cui l’ecovillaggio dispone, infatti, hanno permesso di raggiungere una sostanziale autonomia alimentare.

Per quanto riguarda la dimensione economica e del lavoro, la maggior parte dei membri svolge una professione all’esterno della comunità. In questi casi i profitti restano, ovviamente, al singolo, il quale è però tenuto a versare una quota mensile nella cassa comune. Altri membri hanno invece fondato una cooperativa interna in cui si producono tessuti, ceramiche e formaggi bio.

Un altro punto fondamentale è il principio del consenso. Nelle quattro assemblee annuali, infatti, ogni decisione deve essere presa all’unanimità.

Urupia, un’esperienza di vita comunitaria in Salento

Urupia nasce nel ’95 a Francavilla Fontana (tra Brindisi e Taranto) dall’incontro fra i redattori di Senza Patria, una rivista dell’epoca, e alcuni ragazzi tedeschi di estrema sinistra.

Dopo la ristrutturazione degli edifici e la messa a coltura dei terreni, la comunità non si è più fermata. Oggi, grazie ai circa trenta ettari di orti, ulivi, vigne e frutteti, Urupia ha raggiunto la piena autonomia economica.

Qui, però, l’organizzazione del lavoro e delle risorse economiche sembra essere più rigida rispetto a Utopiaggia. Sorprendono, in primis, il metodo del baratto e l’assenza sia di proprietà privata sia di lavoro dipendente salariato. Ogni membro, infatti, sceglie il lavoro che reputa migliore per lui, e con esso contribuisce alla vita economica collettiva. A prescindere dal tipo di mestiere che svolge, ogni membro gode degli stessi diritti e delle stesse garanzie di tutti gli altri.

Infine, anche a Urupia, ogni decisione si basa sul principio del consenso. Viene presa all’unanimità qualsiasi decisione: dall’entrata di un nuovo membro alla quota di denaro da assegnare a ciascun componente. Anche sull’uso di mezzi tecnologici vige lo stesso principio.

Simone Rosi

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