Educare alla non violenza: perché, come e quando iniziare

Educare alla non violenza: perché è importante e quando e come dovremmo iniziare ad educare i bambini alla non violenza?

Fin dall’infanzia si possono creare occasioni di confronto per educare alla non violenza. Il lavoro di sensibilizzazione e prevenzione necessario per il contrasto alla violenza maschile sulle donne e l’educazione a relazioni non violente passa per la possibilità offerta alle nuove generazioni, di riflettere su se stessi e sul rapporto con gli altri. Un altro aspetto fondamentale è poi quello di sviluppare la capacità di costruire relazioni basate sui principi di parità, equità, rispetto, inclusività, nel riconoscimento e valorizzazione delle differenze, così da promuovere una società in cui il libero sviluppo di ciascun individuo avvenga in accordo col perseguimento del bene collettivo.

 

L’educazione dei bambini e delle bambine al rispetto di genere e il contrasto alla violenza domestica non può essere efficace a meno che non si operi soprattutto sui modelli culturali che sottendono, promuovono, e riproducono disparità di genere nella società.  L’azione di prevenzione deve articolarsi in percorsi educativi, orientati soprattutto a bambini, bambine e adolescenti, volti all’esplorazione, all’identificazione e alla messa in discussione dei modelli di relazione convenzionali, degli stereotipi di genere e dei meccanismi socio-culturali di minimizzazione e razionalizzazione della violenza.

Citazione tratta dal sito di Save the Children

L’importanza dell’educazione scolastica e familiare alla non-violenza

Iniziamo facendo una premessa: I bambini dovrebbero essere educati alla non-violenza sia dalle famiglie sia dalle scuole, e pure dalla società. Ma purtroppo visto che la società in un certo senso promuovere la violenza (ad esempio pensiamo nei media e nei film) o un comportamento violento, o comunque non la condanna apertamente o direttamente (pensiamo al fatto che vi siano molti film di sparatorie o killers ecc oppure al fatto che ci siano diversi programmi o sketch dove i genitori che sono violenti con i figli o che li insultano o persone che si insultano a vicenda sia una cosa quasi normale), influisce anche sull’educazione che i genitori poi impartiranno ai figli. Soprattutto quando i genitori stessi purtroppo hanno dei problemi loro ad esempio di natura mentale o comunque sono violenti.

Quindi è qui che la scuola dovrebbe intervenire, non solo nel prestare attenzione a quali studenti hanno situazioni familiari molto difficoltose e magari violente per aiutarli o poter volendo chiedere l’aiuto dei servizi sociali, ma anche per educare i bambini alla non-violenza.

Infatti educare i bambini e i ragazzi alla non-violenza aiuterebbe a creare la base per una società pacifica e armoniosa. E soprattutto aiuterebbe a formare i genitori del futuro visto che probabilmente quei bambini e ragazzi avranno poi una loro famiglia ad un certo punto della loro vita.

Questo quindi aiuterebbe a ridurre i casi di violenza domestica sia ai danni dei partner che dei figli o familiari ecc.

Infatti questo aiuterebbe a combattere anche la violenza di genere e sicuramente meno violenza di genere significa più possibilità di lavoro, carriera, benessere, felicità e salute per le donne in generale visto che i dati relativi alla violenza domestica nel mondo sono davvero allarmanti, ovunque non solamente in determinati paesi!

Ma significa anche avere figli non traumatizzati, meno depressi, meno ansiosi, meno proni alla violenza o al suicidio, ecc ecc.

Ovviamente educare alla non-violenza aiuterebbe anche a ridurre i casi di mobbing e di bullismo e ogni possibile forma di violenza.



Quando iniziare e come educare alla non-violenza?

Ora, l’importante sarebbe comprendere quale sia la modalità più giusta e efficace per educare alla non-violenza.

Innanzitutto si dovrebbe già iniziare dalla materna o dalle elementari e continuare almeno fino alle superiori (anche se dare crediti in cambio di fare servizio per la comunità o in cambio di aiutare delle persone potrebbe essere utile anche all’università).

Poi, sarebbe importante invece di fare solo dei corsi di pochi incontri, dare un’educazione più importante e duratura: quindi, inserire delle ore di educazione civica e/o di servizio alla comunità o di aiuto alle persone in difficoltà oltre che, magari, delle lezioni per imparare ad apprezzare le persone che hanno problemi e cercare di capire perché hanno problemi e che cosa provano, mentalmente o fisicamente.

Quindi, ad esempio, ogni settimana fare dalle 6 alle 12 ore di lezione obbligatorie tra cui insegnare ad accettare, capire e ad apprezzare le difficoltà e ad aiutare le persone ma anche diverse ore per, ad esempio, aiutare delle persone o animali in difficoltà o per insegnare a quelle persone che altrimenti non potrebbero permetterselo, ecc (ad esempio lasciare la possibilità agli studenti e ai genitori volendo se scegliere ad esempio di aiutare gli anziani nelle case di riposo, oppure magari aiutare a preparare i pasti dei senzatetto, o a insegnare ad usare il computer alle persone anziane, ecc).

Non solo educazione, ma anche rieducazione e aiuto sociale

Oltre a questo, bisognerebbe individuare anche i casi di bullismo e invece di punire i “bulli”, bisognerebbe fargli obbligatoriamente prestare servizio alla comunità per diverse ore settimanali ma anche ovviamente chiedere scusa e magari farlo simpatizzare con la persona vittimizzata. Ma anche cercare di capire se il “bullo” ha dei problemi in famiglia che lo portano ad essere “bullo” e se si ritiene opportuno, chiedere aiuto ai servizi sociali per farlo vivere con una famiglia diversa.

Solo in questo modo riusciremmo finalmente a eliminare la violenza nel mondo, almeno parzialmente, e a ridurre gli omicidi, i suicidi, le malattie, la discriminazione, il bullismo, il mobbing ma anche a usare i fondi che ora si usano per la violenza domestica ecc per fare magari ripartire l’economia o per creare infrastrutture per il benessere socio-economico delle persone. Anche se, tuttavia, educare i bambini alla non-violenza dovrebbe essere accompagnato anche dall’educare i genitori alla non-violenza ma anche insegnargli il metodo più giusto e migliore per crescere i figli (anche per evitare disturbi di attaccamento ad esempio). E ovviamente, dovrebbe essere accompagnato da un cambiamento dei valori e ideali cardine su cui la nostra società è basata.

Giada Vezzosi

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