Educazione civica a scuola: approvata nel decreto milleproroghe

Fonte: Pixabay
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L’educazione civica a scuola partirà da settembre 2020 negli istituti italiani scolastici. L’insegnamento sarà di 33 ore da dividere assieme ad altre materie.

Da settembre 2020 si parte con l’educazione civica a scuola. È così che il governo ritorna a parlare (e ad approvare) la nuova materia scolastica attraverso il decreto milleproroghe. L’argomento sarà insegnato nelle scuole a partire dal settembre prossimo. Il testo all’interno del decreto, spiega: “L’educazione civica sviluppa nelle istituzioni scolastiche la conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell’Unione europea per sostanziare, in particolare, la condivisione e la promozione dei principi di legalità”. Inoltre, secondo il decreto, l’educazione civica assumerà una nuova sfaccettatura, includendo al suo interno anche insegnamenti per la “cittadinanza attiva e digitale, educazione finanziaria, sostenibilità ambientale e diritto alla salute e al benessere della persona”.

In effetti, la materia dell’educazione civica, riguarderà tutto quello che concerne l’istruzione e il comportamento dei ragazzi dai 6 ai 18 anni insegnando loro l’ Educazione finanziaria, cultura d’impresa, educazione stradale, diritto alla salute e la storia della bandiera tricolore. La decisione, in realtà, nasce da una serie di passaggi che hanno visto l’educazione civica a scuola, slittare di anno in anno.




La decisione rimandata nel corso degli anni

Eppure, la risoluzione di riprendere l’educazione civica a scuola non è solo recente, bensì nasce nel 1999 assieme all’idea dei decreti presidenziali. Sebbene già da diverso tempo, moltissimi docenti in molte le scuole d’Italia, hanno ritagliato parte delle ore del programma scolastico per riprendere la materia e dare anche qualche piccola nozione agli alunni. Tuttavia, a livello ufficiale, non è mai stata davvero presa in considerazione. La voglia di formalizzare l’educazione civica e formare gli adulti di domani, è arrivata nella primavera del 2019. Durante l’ex governo, si parlava di quaranta milioni di euro in 10 anni per formare nuovi professori e maestri per la nuova materia. Tuttavia, ad ottobre era iniziata una nuova discussione sulla Finanziaria 2019. Questo ha visto il rinvio dell’educazione civica a causa dei pochi fondi da destinare alla didattica.

Eppure, molti dei fili attuali, erano stati tirati. L’educazione civica a scuola doveva passare, ma con rigore, come suggerito dall’idea di Matteo Salvini, ex premier, all’allora ministro dell’Istruzione Marco Bussetti (Lega). Giunta ad oggi, alla fine la normativa è passata con la collaborazione dell’intero arco parlamentare. Il Partito Democratico aveva ottenuto anche l’ambito ambiente, mentre Fratelli d’Italia aveva convinto anche per istruire sulla bandiera tricolore.

La svolta con il ministro Fioramonti

Con la caduta del governo, l’idea non è stata abbandonata. E mentre ancora i leghisti chiedevano degli studenti più disciplinati, rigorosi, educati e rispettosi, l’attuale ministro dell’istruzione, Lorenzo Fioramonti ha deciso di aggiungere agli studi anche l’educazione ambientale, in linea con l’agenda 2030 degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu.

“L’anno prossimo l’Italia sarà il primo Paese al mondo dove lo studio dei cambiamenti climatici sarà obbligatorio”, ha detto il ministro durante l’audizione in commissione congiunta cultura di Camera e Senato.

L’idea è poco finanziata, contando circa 4 milioni di euro nei primi 12 mesi. Per un totale di 33 ore sparse durante l’anno, assieme alle discipline già presenti. Inoltre, diversi quesiti sono ancora da risolvere: non si sa chi dovrà insegnarla, come i docenti dovranno stabilire il voto (molto probabilmente con una valutazione simile alla condotta) e in base a quali programmi. Tuttavia, i fondi sono ripresi anche grazie l’Associazione bancaria italiana. Quest’ultima sostiene da tempo come l’Italia sia impreparata nei riguardi di conoscenza economica e finanziaria, riferendosi anche alla cultura d’impresa piuttosto arretrata nell’intero Paese. L’Abi ha così trovato nei relatori della Legge di bilancio ascolto e per l’Educazione civica-stradale-ambientale altri 200 mila euro, con il compromesso che s’insegnasse anche Educazione finanziaria.

Anna Porcari

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