Bassa efficacia del vaccino antinfluenzale 2016/17: scoperto il problema

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Il vaccino antinfluenzale ha salvato migliaia di persone a rischio nel corso degli anni, ma la sua efficacia nell’immunizzare effettivamente i vaccinati non è in percentuale così alta come spereremmo, come gli stessi ricercatori vorrebbero. I dati americani sulla campagna di vaccinazione 2016-17 parlano di un’efficacia del vaccino antinfluenzale che è solo del 43%, un risultato deludente specialmente considerati i dati della mortalità per influenza, perché, occorre ricordarlo, l’influenza uccide e quando il vaccino è efficace salva vite. Quindi negli ultimi anni gli sforzi dei ricercatori si sono concentrati sullo scoprire il perché di questo risultato insoddisfacente e le risposte stanno arrivando sotto forma di diversi studi pubblicati, uno in particolare è stato pubblicato su PNAS pochi giorni or sono.




Il virus influenzale, questo camaleonte
Il fatto che il virus influenzale muta continuamente e piuttosto rapidamente non è certo una novità, lo sappiamo tutti, non solo gli addetti ai lavori, in caso contrario non ci sarebbe bisogno di un vaccino diverso ogni anno. Non solo, le varie autorità sanitarie nazionali spendono molte energie nel cercare di selezionare il ceppo più giusto da inserire nel vaccino, effettuando la scelta alla scadenza del tempo utile per iniziare la produzione per la nuova stagione.
Malgrado queste accortezze l’efficacia in termini di popolazione vaccinata immunizzata è ancora bassa e l’anno scorso in particolare, negli USA, è stata bassissima.
Il team di Scott Hensley un professore associato di microbiologia presso la Scuola di Medicina Perelman dell’Università della Pennsylvania ha scoperto la causa. La food and Drug Administration non aveva sbagliato nulla nella scelta di cui ho parlato sopra, aveva scelto di basare il vaccino prodotto per gli USA sul ceppo del virus che effettivamente poi si è diffuso di più tra la gente. E allora?
Allora quello che hanno scoperto i ricercatori pone un bel problema a chi produce vaccini, il fatto è che la falla stava nel modo stesso in cui il vaccino veniva prodotto che finiva per far mutare il virus. La maggior parte dei vaccini antinfluenzali vengono prodotti facendo crescere il virus in uova di pollo, anche se esistono metodi alternativi che però sono complicati e costosi e quindi per ora poco praticati su vasta scala, i ricercatori si sono accorti che i vaccini prodotti col metodo alternativo erano più efficaci, manco a dirlo la spiegazione di quel che è successo è abbastanza complessa:
Cosa ha minato l’efficacia del vaccino antinfluenzale 2016 (e potrebbe minare quello del 2017)




Il ceppo influenzale che si è diffuso negli USA l’anno scorso si chiama H3N2, questo virus porta tra le proteine che lo rivestono una molecola particolare, un tipo di zucchero che si trova vicino al punto del virus dove attaccano gli anticorpi umani. Questo zucchero però nelle uova di pollo era dannoso per la riproduzione del virus, quindi il virus si è adattato al nuovo ambiente, diverso dal corpo umano, è mutato eliminandolo, il problema è che questa mutazione ha reso il virus finito nel vaccino diverso dal ceppo circolante proprio in un’area chiave per la nostra risposta immunitaria, le persone hanno ricevuto immunizzazione contro questo e non contro la versione circolante che ovviamente ha mantenuto il famoso zucchero.
Quanto successo non è una catastrofe ma pone all’industria dei vaccini la necessita di perseguire l’obiettivo di superare il sistema di produzione dei vaccini che utilizza come incubatrici le uova.

Roberto Todini

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