L’Egitto vieta le passeggiate a dorso di cammelli, asini e cavalli

La foto in groppa al cammello, o la passeggiata a dorso d’asino o su di un carretto tirato da un cavallo all’ombra delle grandi piramidi è senz’altro un must di ogni vacanza in Egitto. Ma dietro quello che per i milioni di turisti che ogni anno visitano la terra dei faraoni è un cliché, si nasconde un mondo di crudeltà dove schioccano le frustate. Tutto questo però è solo un triste ricordo. Con una decisione rivoluzionaria il ministero del turismo in Egitto vieta le passeggiate con i cammelli, i cavalli e gli asini nelle aree archeologiche.

La svolta si inserisce in un progetto più ampio, Giza Vision 2030, che, in risposta alle richieste dei turisti, prevede di rendere il sito più pulito e sicuro. E più green. Infatti i visitatori potranno spostarsi tra le piramidi a bordo di ecologiche auto elettriche.

Gli animali schiavi del turismo sono vittime di orrori

Questa “rivoluzione” è anche il risultato della campagna portata avanti da PETA Asia. L’associazione si era più volta rivolta al governo senza ottenere risposta. Così, lo scorso anno aveva deciso di pubblicare in un video shock alcune immagini raccolte durante il lavoro d’inchiesta, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica. Le scene mostrate da PETA sono raccapriccianti, e raccontano la realtà cui tutti i giorni assistono gli attoniti turisti che visitano Giza, Luxor e Saqqara. Un inferno fatto di stenti e abusi che quotidianamente gli animali schiavi del turismo sono costretti a subire.

I cavalli, i cammelli e gli asini sono maltrattati, costretti a frustate a trasportare turisti per lunghe ore, soffocati dalla polvere e dall’afa, senza acqua, senza cibo, senza ombra.

Animali scheletrici, con le costole e le anche sporgenti, le cui ferite, nascoste dalle selle e dalle briglie, si infettano. Schiumanti, allo stremo, spesso scivolano e collassano per terra. E neanche allora, i loro crudeli aguzzini hanno pietà: li battono fino a che non si rimettono in piedi, pronti per un’altra passeggiata.

L’incubo ha inizio a una manciata di chilometri dal Cairo, al mercato di Birqash, il più grande mercato di cammelli in Egitto. Qui, allevatori e affaristi, nelle loro belle tuniche bianche, espongono la loro triste merce. I cammelli su tre zampe, la quarta legata perché non scappino, con le ferite sanguinanti, sono tenuti in fila sotto le sibilanti sferzate di lunghi bastoni di bambù. Altri vengono strattonati per il muso. Urlano per la paura e per il dolore, ma tutti sembrano sordi al loro strazio.

Se il loro corpo sfinito non li abbandono sul scivoloso asfalto di Giza, questi relitti piagati e macilenti ritornano al mercato di Birqash, dove i proprietari potranno ancora ottenere qualche soldo vendendoli per la loro povera carne.
https://www.youtube.com/watch?v=xKvMkHm0z1I

L’Egitto vieta lo sfruttamento degli animali nelle aree archeologiche

In seguito alla campagna di PETA Asia, oltre 500.000 persone si sono rivolte direttamente al ministro del turismo, Rania Al-Mashat, per chiedere di porre fine a questo orrore. Inoltre, le testimonianze raccolte dall’associazione hanno portato a una formale denuncia da parte della Society For the Protection of Animal Rights in Egypt (S.P.A.R.E.). L’operazione si è conclusa con l’arresto di tre persone che, accusate di torture contro gli animali, devono affrontare una condanna fino a sei mesi di carcere.

Ora, grazie alla svolta storica imposta dal governo, i visitatori potranno finalmente godersi le piramidi senza dover assistere alla sfilata di poveri animali agghindanti come pagliacci. Gli occhi tristi dei cammelli sotto le lunghe ciglia, la paura nello sguardo dei cavalli, la rassegnazione delle teste chine degli asini non faranno più da cornice alle foto ricordo da postare sui social.

PETA Asia gioisce. Si legge tutto il suo entusiasmo nel comunicato con cui ha annunciato la decisione del governo egiziano: “L’abuso di animali non deve trovare posto presso le maestose destinazioni turistiche d’Egitto”.

Tuttavia questo non significa la fine dello sfruttamento di animali a fini turistici, né in questo paese né nel resto del mondo. Cammelli, cavalli, asini, elefanti, scimmie, delfini e altri animali continuano a subire torture e traumi per dare ai turisti la possibilità di fare un’esperienza nuova, diversa. Ma quello che per il turista è solo un momento, per l’animale è un’agonia lunga tutta la vita. Adesso che l’Egitto vieta i tour con animali, PETA auspica che una svolta ecologica interessi il turismo anche in altri paesi. Ma la vera rivoluzione possiamo iniziarla noi, viaggiando in modo consapevole. Nessuno merita una vita in catene.

Camilla Aldini

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