Elettrosmog, cellulare-cancro? Diffidate dai negazionisti

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Di Maurizio Martucci


E dopo Innocente Marcolini (Corte di Brescia, conferma in Cassazione 2012), Roberto Romeo (Tribunale d’Ivrea): ad un altro cittadino italiano ‘telefonino cellulare dipendente’ (all’estero c’è una casistica di sentenze simili, vedi togati di Tolosa, Madrid, USA e Israele) il tribunale ha riconosciuto il nesso di causalità per insorgenza di un neurinoma, dopo che già dal 2011 (cioè 6 anni fa, dallo studio Interphone 2000/4, sovvenzionato per più del 50% dalla telefonia, ovvero Mobile Facturers Forum, GSM Association e Canadian Association for Wireless Telecommunications!) l’elettrosmog delle comunicazioni wireless è nella Black List dell’OMS – Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Classe 2B, ‘possibile cancerogeno’ e comprende tutte le fonti di radiofrequenza, ma dal 2013 studi epidemiologici svedesi e francesi chiedono l’avanzamento in Classe 2A, ‘probabile cancerogeno’!), tanto che Christopher Wild (direttore IARC) dichiarò: “viste le potenziali conseguenze per la salute pubblica che comporta questa classificazione e i risultati sui quali si basa, è importante che la ricerca sull’uso prolungato e intenso dei telefoni mobili prosegua. In attesa di ulteriori informazioni è comunque importante adottare misure pratiche per ridurre le esposizioni, per esempio, usando gli auricolari e i messaggi non in voce”.




La cosa, contrariamente della disinvolta, ubiquitaria e pervadente presenza di campi elettromagnetici da irradiazioni non ionizzanti diffuse da antenne e ripetitori, potrebbe suonare strana per chi non segue gli inquietanti sviluppi delle moderne patologie correlate all’uso di Smartphone, Tablet, Wi-Fi & C. Soprattutto se, di rimbalzo alla pronuncia di Ivrea, si scorrono velocemente alcune testate giornalistiche (evidentemente) propense più a gettare acqua sul fuoco (chissà poi perché? a spese della salute pubblica dell’ignara popolazione, inerme sul problema?) che a snodare col piglio inquirente l’intreccio su un’urgenza sanitaria non più delegabile: “Mai esagerare con l’uso”, titola Repubblica quando si sa che l’uso non è regolamentato e i ragazzi (come un’estensione del corpo!) lo mettono di notte pure sotto al cuscino e sulle Tv impazzano spot di tariffe No limits. Ma le perle (vere chicche di negazionismo) sono de L’Huffington Post (“Nessuna prova della correlazione tra cellulari e cancro”) e   de Il Giornale: “Ma nessuno scienziato ha mai dimostrato il nesso cellulari-cancro”, che d’un colpo cancellano – tanto per citarne un paio – i risultati del BioInitiative (rete internazionale di 30 gruppi di ricerca, 1800 nuovi studi sui CEM a bassa intensità nel rapporto 2007/12, col risultato finale di chiare evidenze scientifiche sul pericolo per la salute umana) e dell’Istituto Ramazzini di Bologna.

Il punto non è quello di negare spazio alle discordanti interpretazioni, ma di applicare il ragionevole Principio di Precauzione dove la comunità scientifica è divisa, tanto che il Prof. Angelo Gino Levis (già Mutagenesi Ambientale a Padova, era nello IARC del 2011) ha pensato bene di commentare le sentenze in difesa della salute, pronunciate dai giudici anche quando l’irradiazione elettromagnetica è risultata nei limiti consentiti dalla legge (evidentemente non tutelanti per gli effetti biologici). Ecco perché l’Associazione Italiana Elettrosensibili ha diffuso una nota in cui sostiene che “non esistono solo evidenze scientifiche, in vivo e in vitro, di tumori indotti da un uso prolungato nel tempo di cellulari e cordless, ma anche evidenza scientifiche di alta probabilità di nesso causale per tumori linfatici e che esistono altri gravi problemi indotti dai CEM”, mentre l’Associazione Malattie da Intossicazione Cronica Ambientale ha tenuto a Roma un convegno con medici, ricercatori e scienziati precauzionisti (c’era pure Martin Pall, Emerito di Biochimica alla Washington State University), presentando i risultati di una ricerca sui meccanismi d’azione dell’Elettrosensibilità correlati ad un’alterazione dei canali di calcio a livello cellulare.

Infine, ad un anno dall’iniziativa ‘No Wi-Fi Days’ contro le indiscriminate politiche senza fili del Governo (10.000 hot spot spenti in tutta Italia), dalla remota Reykjavik rimbalza l’appello per togliere il wireless dalle scuole, proteggendo gli alunni (vulnerabili) con una più sicura “connessione via cavo ad Internet”, chiedendo che gli stessi non siano “autorizzati a utilizzare i cellulari a scuola”, considerato il pericoloso effetto cumulativo e prolungato di centinaia (in alcuni scuole pure migliaia) di telefoni attivi sotto i banchi. Insomma, tiriamo le somme: quanti altri Innocente Marcolini e Roberto Romeo serviranno per far capire che una telefonata senza fili può accorciare la vita e che la ‘salute di tutti è più importante del profitto di pochi’?

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