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Home Economia e Politica

Elezioni del Consiglio Superiore della Magistratura: il significato

di admin
20 Gen 2023
in Economia e Politica
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Giovedì 19 gennaio in Parlamento si sono concluse le elezioni del Consiglio Superiore della Magistratura

È stato eletto il candidato mancante, durante le elezioni del Consiglio Superiore della Magistratura di giovedì 19 gennaio. Il Parlamento, riunito in seduta comune, doveva provvedere ad eleggere la componente cosiddetta “laica” del CSM (1/3 dei componenti totali, quindi 10). Nella votazione di martedì 17 gennaio già 9 candidati su 10 avevano ottenuto la maggioranza necessaria (3/5 dell’assemblea nei primi due scrutini) ed erano stati eletti.

La scelta della composizione del Consiglio Superiore della Magistratura ha importanti conseguenze sull’intero apparato istituzionale, data l’importanza di questo organo all’interno dell’architettura costituzionale.

I membri laici eletti martedì 17 gennaio e lo scivolone finale

Fumata bianca quasi perfetta a chiudere la votazione di martedì, che sarebbe dovuta essere una seduta perfetta, senza intoppi, fissata in Parlamento dopo mesi di rinvii (i componenti del CSM devono essere rinnovati ogni quattro anni). Invece, dopo che le forze politiche avevano raggiunto l’intesa sui 10 nomi candidati – 4 decisi da Fratelli d’Italia, 2 dalla Lega, 1 da Forza Italia e 3 dall’opposizione (1 nome a testa per PD, M5S e Azione-Iv), la costruzione era crollata sul nome di Giuseppe Valentino, candidato di punta di Fratelli d’Italia.

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Già Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia, Valentino è un avvocato penalista e attuale presidente della “Fondazione Alleanza Nazionale”. Veniamo ai fatti: a votazione già iniziata, i media diffondono la notizia che Valentino è indagato dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Reggio Calabria in merito al “processo Gotha”, inerente alle connessioni tra ‘ndrangheta reggina e politica. Nonostante le smentite, il nome di Valentino fa saltare l’accordo tra maggioranza e opposizione ed egli si ritira dalla candidatura.

Il sostituto proposto, Felice Giuffrè, professore ordinario di diritto pubblico presso l’Università degli Studi di Catania, fallisce inizialmente l’elezione.

I laici eletti: Isabella Bertolini, avvocata penalista, ex deputata di Forza Italia e attualmente nella Lega; Rosanna Natoli, avvocata ed ex candidata alla Camera per Fratelli d’Italia; Daniela Bianchini, avvocata e docente di diritto di famiglia e minorile presso l’Università LUMSA di Roma; Roberto Romboli (il più votato con 531 voti a favore), docente di diritto costituzionale e “Professore Emerito” presso l’Università di Pisa; Claudia Eccher, avvocata trentina; Fabio Pinelli, avvocato penalista noto per aver difeso Luca Morisi, ex social media manager di Matteo Salvini; Enrico Aimi, ex senatore di Forza Italia; Michele Papa, professore ordinario di diritto penale dell’Università di Firenze; Ernesto Carbone, avvocato, ex deputato del PD, ora in Italia Viva.

Giuffrè eletto come ultimo laico giovedì 19 gennaio

Il vicepresidente della Camera dei deputati, l’on. Giorgio Mulè, aveva annunciato che una seconda votazione per eleggere il decimo componente laico  del CSM si sarebbe svolta già giovedì 19 gennaio. Volontà di tutte le parti, sollecitate dal Presidente della Repubblica, era di velocizzare il processo di elezione, al fine di evitare che un organo importante come il CSM rimanesse “bloccato” e impossibilitato a svolgere le proprie funzioni. Così, nel pomeriggio di giovedì 19 gennaio, a Montecitorio le elezioni del Consiglio Superiore della Magistratura si sono concluse e Felice Giuffrè ha raggiunto il quorum  di 3/5 (ottenendo 420 voti).

L’importanza del Consiglio Superiore della Magistratura

Le elezioni del Consiglio Superiore della Magistratura sono fondamentali perché esso rappresenta l’organo di autogoverno della magistratura italiana. Il Consiglio è custode del potere giudiziario, che funge da limite e bilanciamento agli altri due poteri dello Stato (legislativo ed esecutivo), in una delicata architettura triadica. Istituito nel 1907, il CSM era inizialmente  alle dipendenze dirette del Ministero della Giustizia, dunque sottoposto al volere del Governo, per il quale svolgeva attività consultivo-amministrative. Con l’introduzione della Costituzione Repubblicana, il Consiglio guadagna autonomia e indipendenza, caratteristiche necessarie per controllare ed eventualmente ridurre l’influenza dell’esecutivo sull’amministrazione della giustizia.

Garantire l’indipendenza della magistratura significa salvaguardare lo status  di coloro che la compongono, ovvero magistrati e pubblici ministeri. A questo scopo, i costituenti stabilirono che “I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e
con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il
loro consenso. Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle
norme sull’ordinamento giudiziario.“ (Art. 107 Cost.). Questo affinché magistrati e p.m. non fossero sospesi o spostati in altri uffici dal Governo allo scopo di inficiare il corretto svolgimento dei processi. Il compito principale del CSM è dunque quello di occuparsi di promozioni, assunzioni e trasferimenti dei magistrati ed eventualmente dei provvedimenti disciplinari nei loro confronti (di questo si occupa la Sezione disciplinare).

Composizione del Consiglio

Il CSM è composto da 3 membri di diritto (il Presidente della Repubblica, che lo presiede, il Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione – il tribunale di ultimo grado per le giurisdizioni civile, penale e amministrativa – e il Procuratore Generale della stessa) e da 30 membri eletti. Tra questi ultimi, 20 “membri togati” sono eletti dai magistrati ordinari tra gli appartenenti a tutti gli apparati della magistratura e 10 “membri laici” sono scelti dal Parlamento in seduta comune tra gli avvocati con 15 anni di professione alle spalle e i professori universitari di materie giuridiche. Attraverso l’introduzione dei laici, i costituenti volevano evitare di creare un organo “casta” fin troppo autonomo e scisso da qualsiasi legame con gli altri poteri dello Stato.

La riforma del CSM attuata dal Governo Draghi

Il Consiglio è stato riformato a giugno 2022, nel quadro di una più ampia riforma sulla giustizia e nell’ottica di ottenere dall’UE i finanziamenti del Recovery Fund. L’obiettivo principale della riforma era quello di limitare il peso delle correnti politiche all’interno del CSM. A questo scopo sono stati modificati il numero dei membri elettivi (dopo l’ultima riforma del 2002 erano 24, ora sono 30), la procedura di elezione dei membri togati, divenuta così a carattere “misto” (sistema proporzionale e maggioritario), il rapporto tra cariche politiche e giuridiche. A quest’ultimo proposito, la legge ha introdotto il divieto per una stessa persona di rivestire funzioni giurisdizionali e  funzioni amministrative o di governo in contemporanea. Inoltre, i magistrati che entrano in politica non possono candidarsi nelle regioni dove hanno svolto incarichi nei tre anni precedenti e, se vogliono tornare all’attività giuridica dopo un periodo in politica, possono solamente svolgere funzioni amministrative.

I rapporti del Consiglio Superiore della Magistratura con la politica

Essendo il CSM organo “di rilievo costituzionale”, le sue funzioni non sono espressamente descritte in Costituzione. Si sono verificati spesso, dunque, degli scontri con il mondo politico, generati da pareri espressi dal Consiglio riguardo alcuni progetti di legge o proposte del Governo (pratica che taluni ritengono incostituzionale) oppure dall’adozione di atti normativi o paranormativi in contrasto con la linea politica dell’esecutivo.

Coloro che sostengono la necessità di limitare l’azione del CSM affermano che quest’organo, tramite l’espressione di pareri non richiesti o la bocciatura di determinati progetti di legge, assumerebbe il ruolo di terza camera. Questa visione in realtà contrasta con l’opinione di alcuni giuristi, i quali sostengono che la terza camera sia rappresentata dal Parlamento in seduta comune. Inoltre, la legge n. 195 del 24 marzo 1958 (responsabile, insieme alle disposizioni costituzionali, dell’organizzazione attuale del CSM) prevede espressamente che questo organo esprima pareri al Ministro della Giustizia riguardo le materie di sua competenza.

Riguardo ai rapporti tra CSM e poteri dello Stato, una nota vicenda ha avuto come protagonista l’ottavo Presidente della Repubblica Italiana, Francesco Cossiga. Nel dicembre 1985 il Consiglio voleva porre una “censura” (ovvero una dichiarazione formale di biasimo) nei confronti dell’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi, colpevole di aver criticato i magistrati del CSM riguardo le indagini, secondo lui “insufficienti”, sull’assassinio di Walter Tobagi, giornalista assassinato nel 1980. Cossiga minacciò il Consiglio dicendo che avrebbe denunciato i 34 Consiglieri e avrebbe fatto intervenire un reparto antisommossa dei Carabinieri, se non fosse stata tolta dall’ordine del giorno la censura verso Craxi.

Di fronte a un comportamento così estremo, il Consiglio fu costretto a indietreggiare e ritirò la censura, sottoponendosi al volere dell’intransigente Capo dello Stato.

Luca Oggionni

Tags: classe politicaconsiglio superiore magistraturaCSMDiritto e GiustiziaDraghielezioniparlamento
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