Elezioni in Bielorussia, l’ultimo Dittatore Europeo è alle strette?

Si fa chiamare Bat’ka (Padre) e lo scorso 10 di agosto, con l’80% di consensi, è stato eletto come guida della nazione per il sesto mandato consecutivo. Aleksandr Lukashenko è l’ultimo dittatore europeo, forse ancora per poco. Questa volta infatti le elezioni in Bielorussia, sempre più esplicitamente truccate, stanno mettendo a dura prova la non più salda poltrona di Bat’ka.

La Bielorussia (e non solo) segue tempi politici diversi rispetto all’occidente

E’ interessante notare come la politica della Bielorussia e  della Russia seguano altre tempistiche, facendo però parte dello stesso ciclo politico mondiale/umano. Mentre in occidente sembra che il popolo si stia stufando della democrazia, votando sempre di più le destre estreme e aspettando con “la bava alla bocca” l’uomo forte che riesca a superare la noiosa burocrazia, nell’ex blocco sovietico pare che le cose vadano al contrario. Aleksandr Lukashenko in primis, ma anche Putin, dopo anni di potere stanno iniziando a perdere sempre più consenso tra il popolo (la gestione dell’emergenza Covid non li ha certo aiutati). Si può notare infatti un esponenziale aumento di volontà da parte dei cittadini di questi paesi verso un passaggio ad una democrazia (vera).

In questo contesto, il 10 di agosto la Bielorussia si è svegliata con l’ennesima vittoria di Bat’ka, niente di meno che con l’80% di consensi.

Solo un 20%, quindi, per l’unica oppositrice (pro democrazia) alla quale è stato permesso di partecipare alle elezioni, Svetlana Tikanovskaja. Moglie di Sergej Tikanovskij, blogger anti governativo, arrestato per presunto uso di violenza contro la polizia.

Il popolo non ci sta. Sin dalla notte del 9 di agosto sono iniziate violente proteste nella capitale (il bilancio attuale ammonta a 1 morto, dozzine di feriti e più di 3mila fermi). Il presidente in carica, però, da bravo democratico sembra possedere le conoscenze giuste per fronteggiare questo tipo di situazioni. Risulato? Internet spento nell’intera nazione e illuminazione spenta nelle vie dove più assembramento di protestanti c’era.

La mattina dopo iniziano a circolare video dei vari brogli elettorali (che la Russia ci ha tanto abituati a vedere).

Uno tra tanti immortala, durante il giorno delle elezioni, una scala appoggiata alla finestra del distretto di voto, dalla quale una signora sulla cinquantina fa scendere diverse buste nere (in totale tranquilità in mezzo alla strada). L’ipotesi più plausibile è che la busta nera contenesse voti della Tikanovskaja. Non c’è da stupirsi di questo comportamento che ancora più spesso si riscontra nella Russia di Putin. Neanche il popolo stesso crede più alla storia della “democrazia”. Perchè quindi far finta di esserlo durante le votazioni?

Svetlana Tikanovskaja vola in Lituania per un asilo politico.

Durante le proteste seguitesi per tutto il giorno del 10 di agosto, Svetlana Tikanovskaja intanto è stata portata e rinchiusa all’interno di una caserma per circa 10 ore, lo affermano le autorità lituane. Poco si sa delle discussioni avute all’interno delle quattro mura. L’unica cosa che ci è dato sapere è che la mattina dell’11 agosto l’oppositrice di Aleksandr Lukashenko è volata in Lituania per un asilo politico.

Nel messaggio sui social pubblicato dalla Tikanovskaja la mattina dello stesso giorno, la canditata afferma:

Pensavo che la campagna elettorale mi avesse temprata e mi avesse dato la forza di poter superare tutto, ma probabilmente sono rimasta una donna debole come prima… Molti mi capiranno, molti mi condanneranno e molti mi odieranno. Ma spero che Dio non vi dia mai una scelta come quella davanti alla quale mi sono trovata io.

Difficile pensare che all’interno di quelle quattro mura abbiano parlato del più e del meno, sorseggiando un thè.

Le proteste intanto continuano e per l’11 di agosto è previsto l’inizio di uno sciopero generale a tempo indeterminato da parte di molte imprese locali.

La situazione bielorussa è un altro scontro tra Russia e Stati Uniti?

In mancanza di concrete prese di posizioni da parte di nazioni esterne (non solo tweet), è difficile pensare che in questi giorni possa accadere qualcosa di stravolgente. Quella che sembra si stia combattendo in Bielorussia oggi è una battaglia simile a quella dell’Ucraina del 2014. Una battaglia che ha tutte le parvenze del classico scontro tra i due imperi, Russia e Stati Uniti. Vincendo in Bielorussia la parte democratica, Putin perderebbe l’appoggio dell’ultimo paese dell’ex blocco sovietico occidentale. Il resoconto di questa battaglia darà via a una moltitudine di scenari geopolitici nelle future dinamiche globali.

Ritornando al presente, quello che si osserva oggi è una grande fetta del popolo bielorusso che non accetta più il suo Bat’ka e vuole provare politiche nuove. La nuova generazione è quella che è più avversa ai governi attuali di Lukashenka e Putin. E nonostante la palese difficoltà dell’atto di protesta in queste nazioni, combattono lo stesso. Migliaia di persone scendono per strada a combattere per la democrazia in Bielorussia. Scenario strano per noi italiani, no?

Nikita Edoardo Laino

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