Israele al voto: un referendum sulla leadership di Benjamin Netanyahu

Benjamin Netanyahu
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Questa mattina sono iniziate le elezioni politiche in Israele. Le affluenze registrate nella prima parte della giornata hanno segnato un calo rispetto al 2015. In tutto il paese sono state predisposti 10.460 seggi elettorali, a cui saranno chiamati oltre 6.339.000 cittadini israeliani con diritto di voto. Alla chiusura delle urne in serata vi saranno giù i primi exit poll. Nel frattempo, la giornata ha conosciuto diverse polemiche.

 

Degli oltre 45 partiti in lista solo una quindicina entreranno probabilmente in Parlamento superando la soglia di sbarramento del 3,25%. Tutti i sondaggi hanno però ridotto il voto in una scelta fra Likud, partito dell’attuale premier Benjamin Natanyahu, e Blu-Bianco, rappresentato da Benny Gantz. L’avversario di Netanyahu è nuovo alla politica, dopo una carriera da capo delle forze armate, e rappresenta una tendenza centrista.




Sondaggi e alleanze

Secondo i sondaggi, Gantz e la sua lista centrista si starebbero accreditando un maggior numero di seggi fra i 120 totali. Tuttavia, per gli analisti, l’attuale primo ministro rimane il favorito, in quanto molti partiti minori potrebbero decidere di allearsi con lui facendo vincere la coalizione che gli corrisponde. In molti, inoltre, hanno definito il voto come un referendum per Netanyahu che, se dovesse vincere un ulteriore mandato, si confermerebbe il secondo leader più longevo della storia recente del paese.

Intimidazioni alla popolazione araba

Non sono mancate le controversie. In alcuni seggi di località arabe nel nord di Israele sarebbero state installate, all’interno dei seggi, delle videocamere segrete di videosorveglianza. Secondo media locali le telecamere sarebbero state collocate da alcuni affiliati di Likud. La commissione elettorale ha richiesto delle verifiche che attestino se le videocamere abbiano in qualche modo potuto influenzare il voto. Il premier ha cercato di giustificare il caso affermando la necessità di controllare che le votazioni si svolgano in modo regolare. I partiti arabi hanno però protestato, denunciando “un palese tentativo di intimidazione” della popolazione araba.

Annalisa Girardi

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