Elezioni politiche del 4 marzo, un anno dopo. Cosa è cambiato?

Un anno dopo le elezioni del 2018, l'anno del "governo del cambiamento"

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È passato un anno esatto dalle ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018, che senza alcuna ombra di dubbio hanno sconvolto il panorama politico italiano. Sull’esito delle votazioni ognuno la pensa come vuole, ma non si può negare che nessuno, prima del voto, avrebbe immaginato una tale rivoluzione.

Appena un anno fa sono crollate le due principali forze politiche della Seconda Repubblica, il centro destra con a capo Berlusconi e il centro sinistra. Questo vuoto è stato colmato da due nuove forze politiche, Movimento 5 Stelle (principale partito in Italia) e la Lega. Nessun partito è salito sul carro dei vincitori, ma Di Maio e Salvini hanno stipulato un contratto di governo che permettesse la formazione di un governo Conte. Ogni maggioranza ha diritto a governare, salvo poi valutare se effettivamente ne è in grado.

L’attività politica del Parlamento

Non esiste una formula matematica che permette di determinare l’attività politica di un parlamento, ma ci sono diversi fattori. In termini qualitativi c’è la comunicazione politica, l’impatto mediatico delle scelte di governo e quello fattuale legato all’attuazione delle nuove normative. In termini quantitativi vi è un unico dato, le leggi, che sono il principale fine dell’attività parlamentare. Si assiste già da diverso tempo ad un’invadenza consistente dell’esecutivo, con il Parlamento rilegato ad un ruolo sempre più secondario. E il governo Conte non è da meno. Infatti secondo uno studio realizzato dell’agenzia Open Polis, in nove mesi di attività la XVIII legislatura ha approvato 29 leggi, solo sette nel mese di gennaio. Entrando nel merito dell’analisi si evidenzia la marginalità del Parlamento. Infatti il 70% dell’attività parlamentare si è assestata sulla mera ratifica dei trattati internazionali o sulla conversione di decreti legge. Come si legge nel rapporto Open Polis:

«il fatto che questo Governo, come i precedenti d’altronde, stia monopolizzando la produzione legislativa dell’aula lo si evince anche dal numero di decreti legge che vengono deliberati ogni mese in Consiglio dei ministri. In media dall’inizio della XVIII legislatura sono più di 2 al mese, terzo valore più alto dal governo Berlusconi ad oggi.

Allo stesso tempo, continua l’analisi, gennaio si è contraddistinto, e questa volta l’elemento è positivo, per il fatto che il Governo non ha fatto ricorso alla fiducia per l’approvazione di provvedimenti. Una novità considerando che sia a novembre (2 voti di fiducia), che a dicembre (ben 5 voti), lo strumento era stato ampiamente utilizzato dal Governo.».

Se si considera che il Parlamento, negli ultimi anni, ha prodotto mediamente cento leggi per anno, si può affermare che l’attuale Parlamento ha ridotto la sua attività di due terzi. Una tendenza che solo in parte può spiegarsi con il lungo periodo dedicato alla difficile formazione del nuovo governo. Perché, ricordiamolo, M5S e Lega sono partiti che in campagna elettorale si sono duramente scontrati su punti cruciali e che tuttora sono distanti l’una dall’altra su molte posizioni.  

I sondaggi

Ma la vera rivoluzione del 4 marzo è stata lo stravolgimento dei rapporti di forza tra i diversi partiti, che ad oggi non si rispecchia più nella distribuzione dei rappresentanti all’interno del Parlamento. Tutti i sondaggi difatti danno il partito leghista come prima forza politica, ben oltre il 30% con il centrodestra unito che sfiorerebbe quasi il 50%. Se si dovesse perciò tornare a votare sarebbe il centrodestra a vincere a mani basse, considerando che il Movimento 5 Stelle viene dato in crisi e si colloca intorno al 25% (perdendo 8 punti). Non pervenuto ancora il centrosinistra, di cui Zingaretti da ieri è diventato il nuovo segretario nazionale, che rimane intorno al 17%. Le recenti elezioni regionali in Abruzzo e in Sardegna non hanno fatto altro che evidenziare come il centrodestra sia ormai  la maggioranza del paese.

elezioni politiche

Cosa aspettarsi

Il raffronto con il voto di un anno fa suggerisce un altro tema di fondo, ossia l’estrema mutevolezza dei consensi elettorali. L’incertezza nel futuro fa sì che gli elettori siano confusi, alla ricerca della soluzione più convincente e tranquillizzante nel breve termine. Salvini al momento non sembra tentanto dal voler rompere il contratto di governo: la maggioranza non appare più stabile ma non si prevedono ribaltoni. Almeno fino alle elezioni europee di maggio, di cui in giro non si ha molta consapevolezza ma sul cui tavolo si giocheranno gli assetti politici futuri.

A questo punto una domanda sorge spontanea: tutto questo sarà destinato a durare o si scioglierà come neve al sole? Staremo a vedere.

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