Elezioni 2018 e ricerca: la parola agli scienziati

L’esito delle ultime elezioni preoccupa il mondo accademico

Il risultato delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo spaventa la comunità scientifica. Questa la conclusione della prestigiosa rivista Science, che ha analizzato la vittoria di Movimento Cinque Stelle e Lega e dei loro programmi sulla ricerca

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L’esito delle ultime elezioni politiche di casa nostra ha attirato l’attenzione anche della prestigiosa rivista scientifica internazionale Science. E i motivi non sono per nulla confortanti.

Movimento Cinque Stelle e Lega hanno portato in campagna elettorale posizioni anti-scientifiche su questioni come la vaccinazione e la sperimentazione animale. Ciò ha scatenato la reazione contrariata di alcuni esponenti importanti della ricerca italiana.

L’eterna Odissea della ricerca italiana

Maria Chiara Carrozza, professoressa di bioingegneria industriale presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ed ex-ministro dell’istruzione e della ricerca, ha dichiarato:

“La comunità scientifica italiana non permetterà la nascita di un governo anti-scientifico dopo queste elezioni. Faremo sentire le nostre voci.”

In effetti, i programmi di M5S e Lega sulla ricerca sono ancora abbastanza fumosi. L’unico punto chiaro comune a entrambi è l’abrogazione del decreto legge del 2017 che rende obbligatoria la vaccinazione infantile.

Il programma di M5S include i suoi consueti refrain: le posizioni ambientali, la decrescita economica, le energie rinnovabili e il divieto totale sulla coltivazione degli OGM. Per il resto, invece, si nota una rilevante carenza di posizione riguardo gli altri problemi.



L’ombra della pseudoscienza

Nel 2013, un gruppo ispirato alle modalità di dibattito scientifico statunitense di nome Dibattito Scienza, inviò a tutte le parti una serie di domande su questioni attuali. Nessuno dei partiti di destra fornì risposte. M5S rispose solo a tre delle 10 domande, sostenendo di non avere una posizione ufficiale condivisa da tutti gli affiliati del partito su questioni come: l’omeopatia, il trasferimento di tecnologia e finanziamenti per la ricerca.

Inoltre, ciò che rende perplessi diversi importanti esponenti della ricerca italiana sono le singolari posizioni pseudoscientifiche abbracciate da alcuni parlamentari del M5S. Questi ultimi, infatti, in passato hanno espresso il loro sostegno ad alcune teorie del complotto, tra cui: le scie chimiche, i microchip impiantati in grado di controllare il comportamento umano, e l’idea che lo sbarco sulla Luna fosse falso.

I senatori del M5S si sono anche scontrati in diverse occasioni con Elena Cattaneo, ricercatrice sulle cellule staminali all’Università di Milano in Italia e senatrice a vita. Cattaneo ha compilato un dossier di 1500 pagine per tutti i parlamentari sulla ricerca sugli OGM; l’ha quindi usato in una serie di dibattiti per combattere affermazioni non confermate da M5S sul rischio rappresentato dalle colture transgeniche. Ha anche studiato il lavoro di Federico Infascelli, nutrizionista vicino al M5S che sostenne in audizione parlamentare che gli OGM sarebbero pericolosi per la salute.

Una lunga attesa

Ma Elena Fattori, che è stata rieletta come senatrice del M5S, respinge l’idea che il suo movimento sia antiscientifico. Fattori riconosce che tra la base del M5S figurano molte “persone antiscientifiche”. Inoltre sottolinea che: “in un’organizzazione di base a volte è difficile far capire loro che non tutto può essere votato online”. Ma sui vaccini, dichiara:

“La nostra posizione finale è raccomandare i vaccini, non imporli. Inoltre, Luigi Di Maio ha chiarito che le posizioni non scientifiche non hanno spazio in un movimento politico che vuole governare. E il fatto che lo stesso Di Maio abbia inserito i nomi dell’oncologo Armando Bertolazzi e della ricercatrice agraria e ambientalista Alessandra Pesce in una lista di possibili ministri del M5S dimostrano la serietà del M5S su questi problemi”.

Noi comuni cittadini, intanto, dopo le elezioni del 4 marzo attendiamo ancora con trepidazione il nuovo scintillante governo.

Roberto Bovolenta

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