Elliott Abrams, rappresentante speciale per il Venezuela

Tre episodi per conoscere meglio il responsabile della politica Usa in Venezuela

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Il 25 gennaio 2019 Elliott Abrams è stato nominato Rappresentante Speciale per il Venezuela. Nato a New York nel 1948, repubblicano e neoconservatore, prima di far parte dell’Amministrazione Trump, Abrams è stato uno dei principali assistenti in politica estera di Ronald Reagan negli anni ’80 e George W. Bush nei primi anni 2000.

La vasta conoscenza di Elliott Abrams delle dinamiche mediorientali e latinoamericane gli ha garantito un ruolo di primo piano durante gli anni passati al governo. Ed è proprio la sua competenza in merito alle vicende dei paesi dell’America Latina che lo ha portato oggi ad essere uno dei principali fautori della politica statunitense in Venezuela.

El Salvador

Dopo cinquant’anni di autoritarismo militare e in concomitanza con l’intensificarsi delle proteste, alla fine del 1979 in El Salvador un golpe portò alla formazione della Giunta Rivoluzionaria di Governo, nata da un accordo tra alcune delle organizzazioni maggiormente coinvolte nelle manifestazioni, i militari e figure della società civile. L’iniziativa ebbe anche l’avallo degli Stati Uniti, che in quel progetto vedevano un modo di frenare l’avanzamento dei gruppi armati di sinistra. Ciononostante, le proteste e la guerriilla armata non si placarono e il nuovo governo, come negli anni delle dittature militari, reagì con la repressione dando il via a 12 anni di guerra civile e circa 75.000 morti.

Nel dicembre del 1981 un comparto delle Forze Armate salvadoregne creato nella Scuola delle Americhe – un’organizzazione di istruzione e formazione militare dell’Esercito degli Stati Uniti situato a Panama – fece irruzione nel villaggio di El Mozote e portò a termine uno dei più efferati massacri di civili della storia latino-americana. Le vittime furono più di 800 tra uomini, donne e bambini.

Elliott Abrams, allora appena nominato Assistente al Segretario di Stato per i diritti umani e gli affari umanitari, dichiarò davanti al Senato di ritenere l’accaduto “non credibile”, sostenendo che fosse stato mistificato e usato come strumento di propaganda dai guerriglieri antigovernativi.

Quando nel 1993 una commissione istituita dall’ONU stabilì che l’85% dei crimini commessi nel Paese a partire dal 1980 erano responsabilità degli squadroni della morte e dei militari sostenuti dagli Usa, Abrams definì “risultati favolosi” quelli ottenuti dagli statunitensi in El Salvador.




Guatemala

Nel 1982 un colpo di Stato in Guatemala portò al potere il generale Efraín Ríos Montt. Ottenne immediatamente il supporto dell’Amministrazione Reagan, che gli garantì rifornimenti militari per poco più di 10 milioni di dollari. Il presidente statunitense sosteneva infatti che Ríos Montt volesse migliorare la vita dei suoi cittadini e promuovere la giustizia sociale.

Anche in Guatemala la prima preoccupazione del generale fu quella di eliminare ogni forma di protesta e ogni movimento di guerrilleros. Anche in questa circostanza, il mezzo per farlo fu la repressione di chiunque fosse anche solo sospettato di avere legami con quei gruppi.

Fu questo il caso del massacro della popolazione Maya, che portò ad oltre 1700 vittime tra gli abitanti di 600 villaggi rurali. Nel 2013 una corte guatemalteca ha dichiarato Ríos Montt colpevole di genocidio e crimini contro l’umanità (sentenza poi accantonata dalla Corte costituzionale per presunte irregolarità processuali, con il procedimento istituito nuovamente nel 2015 ma non terminato per la morte dell’imputato).

Nel 1983, durante un’intervista televisiva, Elliott Abrams dichiarò che Ríos Montt “aveva portato un progresso considerevole” in Guatemala e che questo andasse “riconosciuto e incoraggiato”. Anche perché, “se cominciamo a dire ‘non venite a cercarci finché non sarete perfetti’, dovremmo allontanarci da questo problema finché il Guatemala non avrà una situazione di perfetto rispetto dei diritti umani”.

Nicaragua

A partire dal 1934 e per oltre 40 anni la famiglia Somoza mantenne il potere in Nicaragua attraverso il controllo della Guardia Nazionale, accordi con i proprietari terrieri e grazie al supporto degli Stati Uniti. Quello che era un potere corrotto (nel ’72 in seguito al terremoto di Managua gran parte degli aiuti interazionali finirono nei conti svizzeri della famiglia) terminò nel 1979 con la Rivoluzione Sandinista, che portò alla formazione di un governo progressista poco favorevole ai nordamericani.

Contemporaneamente al nuovo governo si organizzarono i gruppi armati controrivoluzionari, i Contra. Nel 1986 si scoprì che la CIA e l’Amministrazione Reagan sostenevano economicamente i Contra direttamente e tramite terze parti. Nello specifico il meccanismo prevedeva la vendita di armi all’Iran (in un primo momento tramite Israele) e il finanziamento dei Contra con il ricavato. Lo scandalo Iran-Contra, in cui Elliott Abrams ebbe un ruolo di primo piano, portò ad un’indagine del Congresso statunitense.

Nel 1991 Abrams si dichiarò colpevole di aver nascosto informazioni al Congresso durante le sue testimonianze e venne condannato a due anni di libertà vigilata e 100 ore di lavori di pubblica utilità (poi cancellati dalla grazia concessagli da G. W. Bush nel ’92).

Tutto questo non è più attuale dalle parti della Casa Bianca. L’attualità, per Abrams, ora si chiama Venezuela.

Alessandro Rettori

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