Emendamento sulla caccia in Italia: il punto di vista degli ecologi

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Approvato dalla Commissione bilancio di Montecitorio l’emendamento sulla caccia che, a certe condizioni, consentirà le uccisioni della fauna selvatica anche nelle aree protette ed urbane.

Mercoledì 21 dicembre alla Camera dei Deputati è stato approvato l’emendamento sulla caccia, inserito nella bozza della Legge di bilancio 2023. Una settimana dopo è arrivato il via libera del Senato e, in ultimo, del Presidente Mattarella, che ha revisionato il testo per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, per la tutela della biodiversità, per motivi sanitari e per la tutela della pubblica incolumità e della sicurezza stradale, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree protette e le aree urbane, anche nei giorni di silenzio venatorio e nei periodi di divieto.

Questo afferma la discussa modifica all’art. 19 sul “controllo della fauna selvatica” che, proposta dalla maggioranza, è ampiamente criticata dalle associazioni animaliste e di tutela ambientale. Infatti, sebbene sia stato spesso promossa come un provvedimento per ridurre il problema dei cinghiali nelle aree urbane, tale normativa interessa tutta la fauna selvatica. In pratica animali come il lupo, le volpi e l’orso, protagonisti nei decenni passati di battaglie per salvaguardarne la specie, potrebbero oggi tornare sotto il mirino dei fucili.




Una pagina vergognosa per la tutela dell’ambiente in Italia.

Se il 22 febbraio il WWF festeggiava la modifica dell’art. 9 della Costituzione, per l’inserimento del comma “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”, oggi non può ritenersi soddisfatto di quanto accaduto in Parlamento. Infatti, una decisione simile non solo rischia di vanificare tutti gli sforzi fatti in precedenza per tutelare la fauna selvatica, ma aumenta anche le probabilità di mettere in pericolo i cittadini e gli escursionisti. Infatti, le cronache regionali raccontano già di diversi incidenti di caccia, a causa dei quali delle persone, anche bambini, hanno perso la vita. Nella sola stagione 2021-2022 le vittime sono state 72, tra feriti e morti: ora questi scenari, legalizzati, potrebbero verificarsi con una frequenza ancora maggiore.

Una vera a propria deregulation venatoria.

Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente, si dice seriamente preoccupato di questa nuova decisione che, peraltro, viola le direttive e i trattati europei sul tema della biodiversità. A tal proposito la LAV ha recentemente indetto un campagna per fare un appello alla Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, e al Commissario Europeo all’Ambiente, Virginijus Sinkevičius, affinché intervengano il prima possibile.

Addio al parere vincolante

Secondo l’emendamento sulla caccia, il controllo sarà affidato alle regioni, mentre il Ministero dell’ambiente non avrà competenze. Inoltre, il parere dell’ISPRA non sarà più vincolante, in quanto la nuova norma parla semplicemente di “sentito ISPRA”. Dunque, l’Ente vedrà drasticamente ridursi il suo ruolo nella gestione della fauna selvatica, nonostante da anni rivesta un ruolo di primaria importanza in questo campo.

Difatti l’intensa attività di ricerca, svolta in ambito ecologico, etologico, veterinario e genetico, ha proprio l’obiettivo di fornire una consulenza tecnico-scientifica allo Stato, alle Regioni e alle Province, al fine di sviluppare piani di conservazione efficaci ed ecologicamente sostenibili.

Ignorati praticamente del tutto anche il CNR, il sistema universitario, le società scientifiche e le accademie, le cui competenze dovrebbero invece avere un ruolo essenziale nella gestione della conservazione delle specie e degli habitat. In ultimo, è stato ridimensionato anche il ruolo dei Carabinieri Forestali, i quali si occuperanno prevalentemente delle attività di coordinamento delle azioni di prelievo.

Chi si occuperà degli abbattimenti?

Attualmente spetta alle guardie venatorie, pubblici ufficiali autorizzati, ma secondo l’emendamento sulla caccia tale compito verrà affidato anche ai cacciatori, previa partecipazione a un non ben definito corso di formazione. Infatti, non è noto chi si occuperà di preparare queste persone, ma sicuramente non sarà l’ISPRA.

Sebbene la legge qualifichi gli abbattimenti non come attività venatoria, ma bensì di controllo venatorio, il rischio di dare vita a un “far-west legalizzato”, è molto alto. Del resto, affidare un onere così delicato a chi, da sempre, ha un interesse opposto è una scelta quanto meno azzardata e, con buone probabilità, fallimentare. Inoltre, nell’emendamento sulla caccia si parla di migliorare l’incolumità pubblica delle persone, tuttavia è molto probabile che si crei facilmente un clima di allarme sociale.

In realtà, l’equilibrio faunistico e la tutela di categorie quali gli agricoltori dovrebbero essere affidate esclusivamente agli enti pubblici e a personale specializzato, che non abbia altri fini nel compiere un lavoro così delicato e di responsabilità.

Metodi ecologici

Già previsti dalla legge 157/92, esistono dei metodi efficaci e incruenti, che l’ISPRA promuove, sulla base di comprovate evidenze scientifiche. Tuttavia, questo aspetto sembra essere stato del tutto ignorato dalla nuova normativa, intenzionata invece ad adottare strategie prive di alcun fondamento scientifico e peraltro pericolose per salute degli animali e delle persone.

Le misure di prevenzione sono efficaci, perché impediscono l’accesso degli animali alle risorse, intervenendo così sulle vere reali cause alla base degli squilibri demografici.

Ne sono un esempio le recinzioni elettrificate che, se accuratamente istallate, possono allontanare gli animali, ad esempio gli ungulati, senza recare loro danno. Una valida alternativa alla caccia è rappresentata  anche dai dissuasori acustici ad ultrasuoni capaci, oggi, di produrre vibrazioni sempre diverse e solo quando l’esemplare si avvicina troppo all’area da proteggere.

In ultimo, per allontanare i lupi, sarebbe utile munire gli allevatori di cani da guardiania addestrati appositamente contro questo predatore. Infatti, è opportuno selezionare gli esemplari con l’ausilio di personale esperto, capace di insegnare loro come dissuadere il lupo dall’attacco. I cani da pastore potrebbero dunque diventare una grande risorsa per migliorare questa difficile convivenza tra predatore e attività antropiche.

L’emendamento sulla caccia e cinghiali: la verità

La nuova legge è stata spesso promossa come un’iniziativa atta a limitare la crescita delle popolazioni di cinghiali nelle aree urbane. Tuttavia, sebbene sia innegabile un sovrannumero di esemplari nelle città, ultimamente dilaga anche una pericolosa disinformazione su questa specie. Ad esempio, si parla di milioni di cinghiali sul territorio italiano, ma non abbiamo mai fatto un censimento, quindi si possono fare delle stime, ma tali cifre non sono comunque realistiche.

La caccia non limita le nascite

La scienza ha già ampiamente dimostrato come la caccia incentivi la crescita delle popolazioni piuttosto che limitarla. Inoltre, in passato gli stessi cacciatori hanno introdotto in natura razze di cinghiali provenienti da allevamenti e/o ibridate con suini, al fine di ottenere esemplari più interessanti da predare. Questa scelta ha avuto conseguenze importanti sul territorio, alterando gli equilibri degli ecosistemi e delle popolazioni di cinghiali. In ultimo, è abitudine errata di alcuni cacciatori dare da mangiare agli ungulati in inverno, garantendo loro risorse e quindi le probabilità di sopravvivere e riprodursi.




La questione aree urbane

Il numero di cinghiali in Italia cresce ovunque, anche nelle città, soprattutto per la presenza di cibo, spesso facilmente reperibile. Infatti, come dimostrato dagli ecologi, la cattiva gestione dei rifiuti nelle aree urbane facilita l’ingresso degli animali e la loro permanenza.

Io sono me più il mio ambiente e se non preservo quest’ultimo non preservo me stesso

La convivenza con le specie selvatiche non è mai stata semplice, soprattutto per l’uomo, che difficilmente riesce a mettere in secondo piano i suoi interessi. Per anni questa poca attenzione  verso la fauna locale ha portato a conseguenze catastrofiche, per molte specie. Tuttavia le battaglie degli ecologi, anche quando la sensibilità del grande pubblico verso queste tematiche era pressoché nulla, avevano portato ad importanti successi. Un’evoluzione normativa nel lontano 1992 e l’adozione di programmi di conservazione in collaborazione con la comunità europea ne sono un esempio.

Un’iniezione pericolosa di disinteresse e ignoranza verso la scienza ha portato ad un’involuzione normativa a tratti imbarazzante, nonché eticamente discutibile.

Attualmente, purtroppo, tutto questo sembra non avere improvvisamente più alcuni valore.  Ci si augurava fosse una proposta destinata a morire e invece è diventata legge. E mentre qualcuno oggi festeggia, tutti domani pagheremo le conseguenze di questo incostituzionale ed infondato emendamento.

Carolina Salomoni

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