Emergenza fascismo in Italia: l’allarme dello youtuber Caleel

Una questione di coscienza

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A novembre lo youtuber Caleel esprimeva preoccupazione per l’emergenza fascismo in Italia. La sua presa di posizione è stata molto discussa e, da alcuni, severamente criticata. Si è trattato di inutile allarmismo o di preoccupazioni fondate? E, soprattutto: di cosa parliamo quando chiamiamo in causa il “fascismo”?

Caleel: in Italia è emergenza fascismo

Esiste oggi in Italia un’emergenza fascismo? Secondo lo youtuber Caleel – pseudonimo di Adrian R. Rednic, ventiduenne torinese – sì, e molto seria. Il 17 novembre 2019 compariva sul suo canale, molto seguito da appassionati di fantasy e sci-fi, un video insolito. Esso, infatti, non si occupava di mondi immaginari ma della realtà italiana ripercorrendo recenti fatti di cronaca. Dalle minacce a Liliana Segre alla bomba carta sotto l’auto del writer Cibo, passando per numerosi episodi di razzismo e omofobia. Nel commentarli, lo youtuber lentamente si truccava da pagliaccio, ripetendo sarcastico alla telecamera:

Non vi preoccupate: come ci hanno detto più e più volte, in Italia non c’è alcuna emergenza fascismo.




Caleel ha ragione, oppure sono soltanto le opinioni di un clown?

“Ci avete rotto il c***o col fascismo!”

Il video ha ricevuto una grande visibilità grazie alla fanbase dell’autore. La ferma presa di posizione, però, ha suscitato anche dure critiche. Ad esempio l’Imperatore, youtuber del canale Mayevil95 e leghista dichiarato, rileva come l’emergenza fascismo sia un contenuto ormai predominante del discorso politico delle sinistre. L’allarme servirebbe tanto per sviare l’attenzione dalla vacuità delle proprie proposte politiche quanto per demonizzare gli avversari. Secondo lui, Caleel cercherebbe una facile attenzione promuovendo un discorso ingannevole che colpevolizza la popolazione rispetto a un legittimo malessere diffuso. Ragionando sul quale l’Imperatore chiede:

Per quanti anni ancora dovremo colpevolizzarci per le colpe di un regime dittatoriale? Possiamo finalmente dire che la Seconda Guerra Mondiale sia stata una pena sufficiente, o dobbiamo continuare a sentirci in colpa?




Non sarebbe ora, una buona volta, di smetterla di preoccuparci del fascismo?

In Italia non c’è il fascismo. Però…

Nel Paese non vige (per ora) un regime fascista. I partiti tendenzialmente rispettano le regole della democrazia, dai consigli comunali al Parlamento. Però…

Però, solo pochi giorni fa la Digos e il Servizio Antiterroristico Interno smantellavano un’organizzazione di estrema destra con seguaci in tutta Italia. Essa mirava a fondare un Partito Nazionalista Italiano dei Lavoratori omofobo e razzista, pronto alla violenza per diffondere il credo.

Però, a Predappio si parla con grande entusiasmo di riaprire i forni crematori per eliminare omosessuali, immigrati e oppositori. E intanto c’è chi si dichiara favorevole alle leggi razziali.

Però, sembra che sia diventato legittimo considerare la violenza una soluzione ai problemi. Sembra che si possa decidere chi merita di vivere e chi di morire. Sperando che prima o poi un leader forte passi dalla teoria alla pratica. Sembra, insomma, che oggi in Italia l’inconcepibile abbia diritto di voto.

Morale del gregge, capri espiatori

Secondo Caleel, il binomio “emergenza fascismo” oggi dà più fastidio che in passato perché sempre più Italiani fanno consapevolmente “parte del gregge”. Non lo ammetterebbero mai, ma sono sollevati nell’ascoltare i discorsi di esponenti della politica che individuano un nemico ben preciso. Un capro espiatorio su cui sfogare il livore e l’insicurezza costanti in cui la miopia della classe dirigente e la crisi economica li fanno vivere. Il fomentare l’odio e il dividere la popolazione da parte di certi personaggi è del tutto funzionale.

A quanto pare al giorno d’oggi l’odio è una cosa normale. E deve rimanere tale.

Basta quest’odio per parlare di emergenza fascismo?

Una parola come bandiera

Per rispondere bisognerebbe anzitutto capire di cosa parliamo quando parliamo di “fascismo”. Come notava Emilio Gentile, eminente studioso del fascismo ospite di Mentana a Bersaglio Mobile nel 2018, “fascismo” è un termine complesso e inflazionato. Storicamente, il termine rimanda a un programma di contenuti precisi. Il partito unico, il primato dello Stato sposato al nazionalismo, la vocazione bellica, il culto del capo. Una minoranza ridicola di Italiani condividerebbe questi contenuti. Il problema, secondo lo storico, è che questo termine è diventato un alibi per i problemi della democrazia – non solo italiana – in affanno. Nonché una bandiera possibile per le persone – sempre più numerose – che vivono un malessere nello Stato democratico. Quando parliamo di fascismo, dunque, non stiamo parlando di un programma politico, ma di qualcos’altro.





Il fascismo di oggi e la responsabilità del dissenso

Stiamo parlando della disposizione morale a ritenere che la vita di un altro valga meno poiché “diverso”. E del desiderio che essa detti legge. Questa disposizione oggi si sta diffondendo, alimentata da un generalizzato senso di insicurezza, e rende il clima sociale irrespirabile. Denunciando questo stato di cose ed esprimendo il proprio dissenso, Caleel ha compiuto una scelta scomoda ma coraggiosa. Da personaggio pubblico seguito dai giovanissimi si è assunto la responsabilità dell’intellettuale, dicendo “no, io non ci sto”. Questo gesto è preziosissimo. Infatti, come ha ricordato Liliana Segre, la violenza dei fascismi ha una precondizione: l’indifferenza. L’indifferenza è colpevole quanto la violenza stessa, perché vede e ignora. Ogni volta che scuotiamo la testa in silenzio ritenendo non valga la pena sprecare fiato, ogni volta che scegliamo il quieto vivere, dovremmo ricordarcelo.

Valeria Meazza

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