L’enzima (scoperto per caso) che degrada rapidamente la plastica

Un enzima, ribattezzato PETase è capace di degradare la plastica delle bottiglie (PET) in tempi molto brevi. E a quanto si può incrementare questa sua potenzialità.

Un team di ricercatori del Regno Unito ha involontariamente potenziato le perfomance di un enzima, ossia una proteina capace di promuovere una reazione biochimica, prodotto da un batterio mangia-plastica. . .

Fonte:focus.it
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Un enzima, ribattezzato PETase è capace di degradare la plastica delle bottiglie (PET) in tempi molto brevi. E a quanto si può incrementare questa sua potenzialità.

Un team di ricercatori del Regno Unito ha involontariamente potenziato le perfomance di un enzima  prodotto da un batterio mangia-plastica.

Generalmente, la plastica resistente utilizzata per le bottiglie d’acqua (PET) si degrada dopo diversi secoli.

L’enzima modificato, chiamato PETase, può, infatti, iniziare il medesimo processo in pochi giorni.

Saranno necessarie molte ricerche prima di poterlo commercializzare, ma sicuramente rivoluzionerà il riciclo di questo materiale.

Nel mondo sono vendute un milione di bottiglie di plastica al minuto, e soltanto il 14% di esse è riciclato in modo corretto.

Dal riciclo, solitamente, si ricavano fibre di qualità minore, impiegate nella produzione di abiti e tessuti. La PETase consentirebbe di ottenere  PET  di qualità identica a quello iniziale.

L’enzima, prodotto naturalmente da un batterio (Ideonella sakaiensis), è stato  scoperto casualmente in un sito per il riciclo di bottiglie nel porto di Sakai, in Giappone.

Il PET è utilizzato da circa 50 anni ma è presente anche  in natura e, ad esempio, costituisce il rivestimento protettivo  delle foglie delle piante.
In un primo momento, i ricercatori hanno usato  il Diamond Light Source, uno strumento in grado di produrre  raggi X 10 miliardi più intensi di quelli del Sole, per determinare dettagliatamente la struttura atomica dell’enzima.
L’analisi ha rivelato una notevole somiglianza con l’enzima capace di degradare la cutina, rivestimento idrofobo di numerose parti esposte delle piante.




Gli scienziati hanno  quindi modificato la struttura dell’enzima per capire meglio questa connessione evolutiva. Grazie a questa modifica, l’enzima ha incrementato la sua efficienza del 20%.

Ciò significa che il PETase può essere ottimizzato e che la tecnologia può migliorarne ulteriormente le perfomance.

Si potrebbe, ad esempio, trasferirlo su batteri estremofili in grado di resistere a temperature superiori ai 70 °C di fusione del PET ( la plastica fusa si degrada più velocemente).

Inoltre dato che l’enzima mutante sembra possedere la capacità di restituire i mattoni base utilizzati nella produzione, in ambito industriale renderebbe possibile un riciclo completo senza la necessità di impiegare nuovi combustibili fossili per produrre nuove bottiglie.

Alessia Cesarano

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