L’epidemia di colera in Yemen è una catastrofe

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No il mio non è un titolo sensazionalistico, purtroppo, se avete seguito le notizie avrete sentito le cifre spaventose, 300 mila casi di sospetto contagio e ben 1.600 morti. Ad essere precisi il comunicato emesso dall’OMS il 5 luglio, parla di 275.987 casi e 1634 decessi, ma la prima cosa che salta all’occhio è che questi sono i dati che vanno dal 27 aprile al 4 luglio, peccato che ci fosse stato un prologo.
Storia dell’epidemia di colera in Yemen
E già perchè questo nuovo scoppio dell’epidemia non è altro che la ripresa, ancora più forte di quella iniziata ad ottobre 2016 e segnalata in declino a marzo di quest’anno. La prima fase dell’epidemia aveva provocato già 25.827 casi di sospetto contagio e 129 morti.
A cosa è dovuta la recrudescenza? sicuramente in parte al fatto che alla fine il sistema fognario della capitale Sana’a è collassato, provato da anni di guerra civile e soprattutto dagli attacchi aerei sauditi conseguenti al coinvolgimento nella guerra civile di una coalizione di nove paesi africani e del Medioriente.




Piccola parentesi sulla guerra in Yemen
L’azione a cui è stato dato il nome `Amaliyyat `Āṣifat al-Ḥazm (operazione tempesta decisiva), guidata proprio dai sauditi, è a sostegno del presidente riconosciuto dalla comunità internazionale Abdrabbuh Mansur Hadi, contro i lealisti dell’ex-presidente Ali Abdullah Saleh, che secondo USA e sauditi sarebbe spalleggiato dall’Iran (coinvolgimento negato dagli iraniani). Gli USA e la Gran Bretagna non sono intervenuti nella guerra direttamente ma hanno offerto consulenza logistica con esperti nel centro di controllo saudita dell’operazione e hanno snellito le procedure per autorizzare vendita di armi alla coalizione.
La fase più massiccia dell’intervento militare si è svolta nel 2015, in seguito i sauditi hanno dichiarato esaurita la minaccia alla loro sicurezza,  ma anche negli ultimi mesi si sono susseguiti sporadici attacchi aerei e scaramucce di confine tra tribù yemenite e guardie di confine saudite. Va detto che, forse riconoscendo qualche responsabilità nelle condizioni in cui versa la popolazione civile, l’Arabia Saudita ha donato 66 milioni di dollari per affrontare l’epidemia, pur essendo ancora in guerra con una delle fazioni yemenite.




La nuova fase dell’epidemia di colera iniziata ad aprile
Il contagio finora ha risparmiato solo due delle suddivisioni amministrative dello Yemen (20 governatorati e una municipalità). Quello che ha registrato più casi è proprio il governatorato di Amanat Al Asimah che comprende la capitale, però non è quello che ha registrato più morti, il tasso di mortalità è anzi tra i più bassi, facile immaginare perchè, tanti contagi per via del collasso del sistema fognario e mancanza di acqua pulita, ma anche possibilità (seppur sempre più a fatica) di ricevere cure mediche adeguate, in queste ore sui mezzi di informazione si rincorrono le storie di famiglie che per far curare un malato si sono dovute spostare dalla propria provincia.
È invece il governatorato di Raymah a prendersi il poco invidiabile primato della mortalità in percentuale con 74 decessi su 5.086 contagiati, con un tasso di mortalità dell’1,5% (quello del governatorato  di Amanat Al Asimah  è dell 0,1%), si tratta di un piccolo governatorato nella zona est del paese, non molto distante dalla costa sul Mar Rosso, di fronte alle coste dell’Eritrea.
Il Governatorato di Sana’a che non comprende la capitale ma circonda quello che la comprende prevale invece per attack rate, cioè percentuale di contagiati rispetto alla popolazione a rischio.




Sulle condizioni spaventose in cui versa la capitale basterà leggere il racconto fatto per The independent da Wael Ibrahim che è il direttore di area per Care una organizzazione umanitaria britannica.
Considerazioni su vaccini e terapie
Mi si dirà che anche se esiste un vaccino per il colera, questa è la malattia sbagliata per sponsorizzare i vaccini, perchè sì esiste un vaccino da somministrare per via orale per prevenire il contagio, ma protegge da questa infezione batterica solo per sei mesi.
In realtà anche se l’uso di alcuni antibiotici può accelerare il recupero, l’idratazione ed alimentazione continua è il modo migliore per combattere la malattia, il sintomo principale del colera è una continua diarrea, talmente intensa da disidratare l’organismo con perdita di vari nutrienti importanti, come il potassio per esempio (ed infatti uno dei sintomi possibili sono i crampi), fino ad arrivare al coma.
Detto questo certamente gli abitanti delle zone più colpite se fosse loro offerto il vaccino lo prenderebbero di corsa e facendo una battuta mi piacerebbe poter mandare loro un po’ dei nostri antivax con i cartelli a fare propaganda mentre la popolazione è in fila per essere trattata, secondo me ci farebbero sapone.
Il punto è che questa spaventosa epidemia, pur se di una malattia che imperversa solo in condizioni igieniche disastrose, ci ricorda che ci culliamo troppo nel senso di sicurezza che proprio la scienza e il progresso (che ora vengono contestate dagli ignoranti), hanno permesso si instaurasse, ma si tratta di una sicurezza che si deve basare sull’essere sempre preparati e non abbassare la guardia perchè certi microscopici killer (virus o batteri che siano) sono sempre in agguato.

Fonte immagine: www.aljazeera.com

Roberto Todini

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