Un giro in Toscana, la raffigurazione degli episodi della Passione

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Negli episodi della Passione

Gli episodi della Passione di Cristo sono un tema fondamentale di commemorazione e meditazione all’interno della religione cristiana;  i fedeli li rivivono ogni anno nella scansione di ciò che accadde. Un giro in Toscana, nei luoghi della civiltà comunale che si immette nel Rinascimento, affrescati e decorati da secoli di artisti che si succedettero nella riproposizione e invenzione di temi e modalità raffigurative, permette di vedere una particolare tipologia rappresentativa. In essa la figura di Gesù è perno centrale, attorno al suo corpo prendono posto in maniera del tutto particolare gli ultimi eventi che portarono alla sua morte terrena.

Il Convento di San Marco a Firenze

Partiamo dall’esempio più celebre e da quello che tematicamente più si distingue nella serie che intendo portarvi, pur seguendo così un anacronismo storico. Entriamo nel ciclo degli affreschi presente nel convento di San Marco a Firenze. Commissionato a Beato Angelico, che a cavallo tra quarto e quinto decennio del Quattrocento realizza nelle celle del convento temi atti alla meditazione dei monaci.

Uno degli episodi della Passione, il “Cristo Deriso” di Beato Angelico

In una delle stanze è rappresentato il “Cristo Deriso”. Gesù seduto, vestito di abiti candidi e bendato dello stesso colore della purezza, si presta inerme ai colpi dei suoi aguzzini; il male che ha già sconfitto e l’umanità che ha già redento con il proprio sacrificio. Dei partecipanti all’evento non vediamo la totalità del corpo rappresentato in maniera naturalistica, ma solo il volto da cui partono gli sputi e le mani che lo colpiscono, che si aiutano nel loro scopo anche brandendo delle canne. La presenza dei partecipanti all’evento è sintetizzata nelle parti che partecipano direttamente all’onta recata al figlio di Dio, simbolicamente sufficienti ad attivare nello spettatore il ricordo delle parole che descrivono quel momento nel Vangelo.



La Pietà di Nicolò di Pietro Gerini

Risalente all’inizio dello stesso quindicesimo secolo, la Pietà di Niccolò di Pietro Gerini conservata alla Pinacoteca comunale di Arezzo amplia quanto visto a San Marco. Nella sua tavola si affollano attorno al corpo di Cristo che ha già subito la morte elementi rappresentativi di tutti gli eventi che precedono e conducono alla Crocifissione, culmine drammatico e teologico presente nel dipinto attraverso la croce retrostante Gesù.

Nella Passione fino alla Crocifissione

Ancora una volta la derisione, la flagellazione, il bacio di Giuda al fianco delle mani che consegnano i trenta denari allo stesso come ricompensa per il tradimento, fino ai simboli che rientrano nella narrazione storica della morte. Oltre la croce, la lancia di Longino, il Sole e la Luna che nel corso del Medioevo erano stati anche interpretati come la duplice natura di Cristo, umana e divina, nel momento di massimo incontro e palesamento di ciò con tutte le dispute teologiche che avevano infiammato la prima cristianità sul tema.

La Chiesa di Sant’Agostino a Montalcino

In provincia di Siena, invece, la chiesa di Sant’Agostino a Montalcino ha al suo interno una serie di affreschi che illustrano l’opera di diverse generazioni di artisti senesi dal quattordicesimo al sedicesimo secolo. Su di una parete torna in un riquadro la modalità rappresentativa che abbiamo iniziato a conoscere con i primi due esempi. Anche qui è presenta la summa degli eventi nel tipo dell’esempio di Arezzo. Torna il corpo che sporge dal sarcofago in cui è stato deposto dopo la morte; nel buio astratto del cielo, si stampano sul nulla i simboli del tradimento, della sofferenza, della crocifissione. Il tutto vive in uno spazio astorico, tutto intellettuale in cui solo la mente può muoversi per dirimere e spiegare i diversi momenti.

Riunire e meditare sugli episodi della Passione

Nei secoli in cui si mettono in moto i processi che portano alla modernità, in cui nasce e diventa dominante in arte la rappresentazione naturalistica di un mondo di cui l’uomo prende possesso nella sua concretezza terrena grazie alle proprie capacità e conoscenze, le opere sopra elencate portano fino al pieno Quattrocento l’irreale compresenza di elementi simbolici nello spazio, concreti solo per la loro realtà spirituale. Nei dipinti in questione si concentrano vere e proprie parti per il tutto dei diversi eventi evangelici, atte a innescare ognuna di esse nella mente del fedele il completamento della narrazione e la meditazione sulla totalità della Passione e morte di Gesù.

Giacomo Tiscione

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