Ercole e Anteo di Antonio del Pollaiolo

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Antonio del Pollaiolo (1431-1498) è appellato da Lorenzo il Magnifico quale “principale maestro della città di Firenze” ed è investito del ruolo ufficiale di stigmatizzare una poetica innovativa nell’ambito scultoreo. Il suo imprinting è di stampo artigianale in ambito orafo, ma il suo interesse ben presto svetta verso tutti i parametri figurativi.

Il gruppo scultoreo di Ercole e Anteo rappresenta la tensione dell’artista verso lo spettrometro anatomico muscolare. Vasari descrive Antonio del Pollaiolo quale: egli s’intese degl’ignudi più modernamente che fatto non avevano gli altri maestri innanzi a lui; e scorticò molti uomini per veder la notomia lor sotto. Questa affermazione lo deputa il maggior interprete del passaggio figurativo a una consapevolezza di un plasticismo maturo.

Il soggetto prescelto dell’episodio di Ercole e Anteo assurge a simbolo di una lotta intestina tra l’essere virtuoso e l’essere subordinato alle meschinità. L’etica neoplatonica diffusa nella seconda metà del Quattrocento lo interpreta come la prevalenza di un principio superiore su uno inferiore. Il “fermo immagine” di Ercole che cinge la vita del gigante, elevandolo, privato della sua forza famigerata, è l’allegoria della volontà e della veemenza dell’idealismo sul profano terreno.

La vicenda narra di come Anteo, figlio di Poseidone e Gea, uccidesse ogni uomo che passava al suo cospetto e ne serbasse gli scheletri. La sua potenza risiede nella forza di gravità e nell’autorità che gli trasmettono il contatto con la terra, l’elemento terrestre avvalora la sua forza. La madre Terra elegge lo spirito del gigante, lo connota dell’impeto nerboruto, versus l’assenza di fisicità della legge di gravità, attraverso la quale, Ercole impersona la tensione per l’ideale che sovrasta l’umana concupiscenza.

Il neoplatonismo suffraga la dialettica onnipresente nell’animo tra i due elementi, conferendo all’immagine dell’individuo un turbamento. Quest’ultimo, dilaniato da entrambe le sfere, risulta combattuto tra l’essere e il dover essere. Tutta “l’energia nervosa” di Antonio del Pollaiolo irrompe e corrode questo bronzo scultoreo, imago del sentire ibrido di un rinascimento maturo.

Costanza Marana

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