Erdogan contro Soros: “Con i suoi soldi distrugge le nazioni”, Open Society lascia la Turchia

Erdogan si unisce al coro dei politici ostili all'attività del miliardario ungherese

Nonostante non ci sia nessuna prova a sostegno delle tesi esposte dal presidente turco, la pressione esercitata sulla ONG di George Soros è tale che ha portato la Open Society a fare una scelta drastica.

George Soros al Festival dell'Economia di Trento nel 2012. Fonte: commons.wikimedia.org; immagine di Niccolò Caranti
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George Soros è il bersaglio di nuove accuse; questa volta giungono dal presidente turco Erdogan, che negli ultimi anni ha mostrato un lato autoritario e si è fatto portavoce di un discorso nazionalista e ostile alle libertà civili dei cittadini.

In un recente comizio Erdogan ha apostrofato il miliardario ungherese come “l’ebreo Soros che con il suo denaro divide e distrugge le nazioni, accusando così il fondatore di Open Society Foundations di collaborare con i suoi avversari politici, molti dei quali ridotti al silenzio o finiti in carcere per il semplice fatto di essere suoi oppositori. Tra i tanti arrestati vi sono molti professori universitari, ma nel discorso Erdogan ha collegato l’attivista Osman Kavala a George Soros, sostenendo che il primo abbia finanziato i terroristi durante gli scontri di Gezi [si riferisce alle proteste di piazza avvenute in Turchia nel 2013] e attribuendo al secondo il ruolo di occulto burattinaio di tutti i disordini e le proteste contro il regime di Erdogan.

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Osman Kavala, attivista e oppositore politico di Erdogan, in prigione dal 2017. Fonte: osmankavala.org

Queste affermazioni, che inoltre non sono sostenute da alcuna prova concreta, hanno creato un clima così oppressivo per le attività della Open Society Foundations in Turchia che la ONG ha deciso di chiudere tutti i progetti localizzati nel paese e abbandonarlo definitivamente. Open Society si occupa di diritti umani su scala globale, rendendosi partecipe a progetti di differente natura e obiettivi: si va dal sostegno all’educazione per le ragazze a programmi di educazione sessuale e sanitaria, fino alla tutela dei diritti delle minoranze e della libertà di stampa e informazione.

Non è tuttavia la prima volta che Soros si ritrova ad essere al centro di accuse più o meno fondate che talvolta sfiorano il complottismo, né Erdogan è l’unico esponente politico ad aver espresso ostilità verso l’attività filantropica del miliardario ungherese, vittima peraltro nella sua stessa patria.




Alle critiche più aspre e meno argomentate si aggiunge una non troppo velata patina di antisemitismo, come è nel caso delle parole dell’autocrate turco, e che è parte integrante del discorso complottista da molto più tempo di quanto si creda. L’infondatezza delle accuse di Erdogan, unita al comportamento autoritario di quest’ultimo sono il segno di un’evidente ostilità verso Soros e la sua Open Society che trova giustificazione esclusivamente nell’ideologia politica abbracciata dal presidente turco e non in una reale e oggettiva critica dell’operato retta da validi argomenti.

Barbara Milano

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