Erdogan fa visita al Papa e sconvolge Roma

Quest’oggi Erdogan ha incontrato Papa Francesco in Vaticano; con lui c’erano sua moglie e sua figlia Esra e una rappresentanza diplomatica composta da 20 persone, fra le quali 5 ministri (Esteri, Energia, Relazioni con l’Europa, Economia e Difesa). Questa è stata la prima visita di un capo di stato turco in Vaticano dopo ben 59 anni. L’incontro fra i due è durato circa mezz’ora ed è stato poi seguito da un colloquio con il Segretario di Stato e da una visita guidata alla Basilica di San Pietro. Immancabile il rituale scambio di doni tra il Pontefice e il Capo di Stato in visita: Papa Francesco gli ha donato un medaglione raffigurante un angelo, dicendo: “Questo è l’angelo della pace che strangola il demone della guerra. È il simbolo di un mondo basato sulla pace e sulla giustizia“. Gli altri doni del Papa sono stati “un’acquaforte con sopra un disegno della Basilica di San Pietro nel 1600, una copia dell’Enciclica “Laudato sì” e il suo Messaggio per la Giornata della pace di quest’anno”. Mentre Erdogan ha regalato al Papa un quadro di ceramica raffigurante Istanbul e un cofanetto di libri scritti dal teologo musulmano Mevlana Rumi. Al termine della visita, il Papa ha salutato Erdogan e sua moglie Emine, invitandoli a pregare per lui e il presidente turco gli ha risposto: “Anche noi aspettiamo una preghiera da Lei“.




L’incontro col Papa

Erdogan è giunto in Vaticano attorno alle 10 di questa mattina: tema della discussione con il Papa è stata Gerusalemme e il suo essere ritenuta capitale d’Israele da Trump, decisione che ha scatenato numerose polemiche a livello internazionale. Inoltre, la Sala Stampa vaticana ha fatto sapere che i due hanno anche discusso delle “relazioni bilaterali tra la Santa Sede e la Turchia e si è parlato della situazione del Paese, della condizione della Comunità cattolica, dell’impegno di accoglienza dei numerosi profughi e delle sfide ad esso collegate“.




Una visita di stato anche politica

Ma la mattina di Erdogan non si è limitata alla visita in Vaticano; difatti ha anche incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e  il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano. Fra i tre c’è stata una conversazione che ha ribadito la reciproca volontà dell’Italia e della Turchia di restare in buoni rapporti. E poi oggi pomeriggio Erdogan ha anche avuto un incontro con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, presso Palazzo Chigi: ad accogliere il presidente turco il picchetto d’onore nel cortile interno, alla presenza di Alfano e dei ministri della Difesa e dello Sviluppo economico, Roberta Pinotti e Carlo Calenda.




Le reazioni alla visita di Erdogan

Mentre si svolgevano i vari incontri di Erdogan con le più alte cariche istituzionali dello Stato italiano, a Roma erano in corso degli scontri tra centinaia di manifestanti e gli agenti della polizia. Molte persone si sono radunate a Castel Sant’Angelo, per protestare contro quanto è avvenuto e continua ad avvenire in questi giorni ad Afrin, nel nord della Siria. L’esercito turco sta massacrando la popolazione curda che è stanziata in quella zona e i curdi presenti a Roma si sono riuniti per gridare contro quello che per alcuni è un genocidio. Ecco alcune delle scritte presenti sugli striscioni dei manifestanti: “Boia Erdogan! Giù le mani dal Kurdistan“, Stato turco assassino“, “Erdogan = Turchia autostrada per i terroristi“. Ad organizzare il sit-in di protesta è stata la Rete Kurdistan Italia; ma ad un certo punto la situazione è degenerata: alcuni partecipanti si sono diretti alla volta di San Pietro e allora i poliziotti, in tenuta antisommossa, li hanno bloccati. Ma Roma non è stata l’unica città italiana a mobilitarsi per i curdi: anche a Venezia si è radunato un presidio, di fronte alla Basilica di San Marco. Il clima però era teso sin da ieri: cinque curdi sono stati fermati perché hanno cercato di entrare in Vaticano, proprio mentre era in corso l’Angelus.

La Turchia di Erdogan non è un luogo di pace

Il Papa ha donato ad Erdogan un simbolo di pace, ma dietro tutti i curdi uccisi c’è proprio il presidente turco. Quale pace potrà mai garantire? Molte associazioni sono insorte e chiedono alle istituzioni italiane ed internazionali di far rispettare alla Turchia le norme di tutela dei diritti nei confronti dei curdi.

Carmen Morello

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