• Contatti
  • Cookie Privacy Policy
venerdì, 14 Agosto 2026
Ultima Voce
  • Home
  • Archivio
  • Segnalazioni
  • Contatti
  • Home
  • Archivio
  • Segnalazioni
  • Contatti
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Ultima Voce
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Home Attualità

Escalation tra Israele e Palestina, quali scenari per il futuro?

di Ultima Voce
03 Feb 2023
in Attualità
Tempo di letturaMin Lettura
A A
0
Escalation tra Israele e Palestina
Share on FacebookShare on Twitter

Dalla parte di chi lotta per essere riconosciuto,
dell’essere umano e dei suoi diritti.
Contribuisci a preservare la libera informazione.

logo paypal

Escalation tra Israele e Palestina, riforma della giustizia, radicalizzazione della società: questi gli argomenti trattati nel webinar del 2 febbraio organizzato dall’ISPI.

In Israele le piazze sono gremite di gente. Che protesta, che esprime il proprio dissenso contro uno dei governi più a destra della sua storia. Ma come si è arrivati a questo livello di tensione? E quali sono i possibili scenari futuri della questione palestinese, partendo dalla situazione politica odierna di Israele?

Nel webinar, intitolato “Escalation Israele-Palestina: verso un nuovo conflitto?” intervengono a riguardo Anna Maria Bagaini, post doctoral Fellow dell’università di Gerusalemme; il professor Gianluca Pastori, della Cattolica di Milano; Ugo Tramballi, Senior Advisor dell’ISPI. La relatrice dell’incontro è Valeria Talbot, Co-Head dell’osservatorio MENA dell’ISPI.

La situazione politica interna

Dopo una breve introduzione, Anna Bagaini approfondisce le dinamiche interne alla coalizione di governo, con a capo il primo ministro Benjamin Netanyahu. Ciò che si evince da alcuni elementi è che il presidente del partito Likud stia cercando da un lato di preservare il prestigio acquisito durante i precedenti mandati, dall’altro di concedere spazio alle agende degli alleati, gli ultraortodossi Shas, Giudaismo Unito della Torah e l’estrema destra di Sionismo Religioso. Questi ultimi, infatti, hanno ottenuto i ministeri dell’Interno, dello Sviluppo Urbano e della Sanità. E adesso spingono per la riforma giudiziaria, che il governo dovrebbe approvare nel mese di marzo. La riforma, insieme alla recrudescenza del conflitto in Palestina, preoccupa gli alleati americani, che vedono sempre più lontana la possibilità di una stabilizzazione nell’area mediorientale.

RELATED STORIES

validità illimitata

Documento d’identità, validità illimitata per i cittadini over 70 da oggi

30 Luglio 2026
minimo storico delle nascite nascite in meno

Minimo storico delle nascite nel 2025, solo 355mila nuovi nati

29 Luglio 2026

L’intervento successivo del professor Pastori si concentra proprio sul ruolo americano nelle dinamiche interne israeliane. Pastori fa riferimento alle visite in successione del consigliere per la sicurezza USA Jake Sullivan, del direttore della CIA Joseph Burns e del segretario di Stato Anthony Blinken sul suolo israeliano. Le aspettative non erano alte, e in effetti le visite non sembrano aver avuto particolare rilevanza; la questione israelo-palestinese non è più una priorità nell’agenda americana, anche se l’amministrazione Biden continua a sostenere la pacificazione dei rapporti e crede che la soluzione dei due Stati sia l’unica veramente praticabile. L’amministrazione starebbe anche provando a rilanciare le politiche dell’ex presidente Obama, che miravano a recuperare l’Iran come attore regionale per facilitare il dialogo tra Teheran e Tel Aviv.

Il conflitto nella società civile

La parola passa ad Ugo Tramballi, che spiega come nel tempo la società civile israeliana si sia spostata sempre più a destra. Il punto di non ritorno sarebbe la seconda Intifada, la rivolta palestinese esplosa a Gerusalemme in seguito al fallimento degli accordi di Camp David; da quel momento i cittadini ebrei hanno ritenuto sempre più improbabile una riappacificazione con gli arabi e le loro preferenze elettorali si sono orientate verso le frange più estremiste. Dal 1977, quando il Likud vinse le elezioni per la prima volta, i laburisti sono tornati al governo solo in due occasioni.

Le speranze più grandi per un alleviamento della tensione, a parte la mediazione americana, sono il motore economico del paese: le imprese, le startup, i piccoli e grandi commercianti che si concentrano a Tel Aviv e in altre città. Molti di loro stanno già preparando un’eventuale fuga all’estero se il governo dovesse assumere caratteri più integralisti o autoritari. E ciò costituirebbe un elemento di pressione non trascurabile per la coalizione di Netanyahu.

I dettagli della riforma giudiziaria

In seguito, la Bagaini torna ad approfondire il tema della giustizia e le implicazioni della virata a destra del governo. La studiosa mette in evidenza come Israele non abbia di fatto una Costituzione, ma solo delle basic law, cioè leggi con valenza costituzionale, e che le riforme in programma per marzo potrebbero alterare irreparabilmente il delicato equilibrio su cui si reggono le istituzioni.

Nel dettaglio, le misure più controverse della riforma sono due: la prima, l’introduzione di una clausola che permetterebbe al governo di ignorare la discussione di una legge in Parlamento, scavalcando di fatto una procedura democratica. La seconda, l’annullamento della causa di ragionevolezza, che fino ad ora permetteva alla Corte Suprema di impedire l’approvazione di una legge nel caso in cui non ci fossero motivi ragionevoli per sostenerla. Questa prerogativa è stata utilizzata, per esempio, per impedire la nomina di Aryeh Deri a ministro degli Interni, visto che lo stesso aveva dei precedenti per reati fiscali. Altra postilla, non meno rilevante, è quella che vorrebbe la nomina dei giudici della Corte Suprema nelle mani del governo, minando così l’indipendenza del potere giudiziario.

Le responsabilità dell’escalation tra Israele e Palestina

Torna a prendere la parola Ugo Tramballi, che affronta le responsabilità di entrambe le parti in conflitto. Sicuramente una mancanza palestinese è stata l’incapacità di rinnovare la sua classe di rappresentanti ufficiali, che Tramballi definisce come una gerontocrazia, fuori da ogni contatto con la popolazione araba. I palestinesi inoltre sarebbero vittime della cultura politica araba massimalista, che nel tempo li ha portati a rifiutare le concessioni di Israele. Secondo quest’orientamento, accettare qualsiasi accordo che non preveda il riconoscimento dello Stato di Palestina sarebbe un segno di debolezza; la mediazione lascerebbe allora posto all’estremismo politico.

Tuttavia, anche gli israeliani sono nel mezzo di un’impasse totale: l’influenza del sionismo e della religione ebraica nelle istituzioni è capillare. Tanto che l’ex primo ministro David Ben Gurion non volle affrontare la questione della costituzione, perché ciò avrebbe implicato un’analisi profonda e critica della questione “Stato-Chiesa” in versione israeliana. E la presenza dei due partiti ultraortodossi al governo è un segnale molto forte di questa pervasività:

Uno vorrebbe rendere Israele un Paese confessionale e totalitario, l’altro vorrebbe minarne le basi instaurando un vero e proprio Stato dentro lo Stato su base religiosa.

Gli accordi di Abramo

In conclusione, il professor Pastori ritorna sul ruolo degli Stati Uniti nella regione mediorientale, citando gli Accordi di Abramo come un potenziale disinnescante delle tensioni. Gli accordi che l’ex presidente Donald Trump aveva elaborato, e che l’amministrazione Biden ha rilanciato sarebbero l’unico modo valido di promuovere una normalizzazione dei rapporti tra Israele e gli Stati arabi. Uno sguardo di favore è rivolto all’Egitto, primo Paese arabo a firmare una pace con Israele e a sviluppare dei rapporti di cooperazione, e all’Arabia Saudita, che ha il potenziale di dare una svolta ai tentativi di dialogo. Tuttavia, bisogna ricordare che con la guerra in Ucraina e il crescente interesse degli Stati Uniti nell’area del Pacifico, il governo USA ha perso la volontà di agire da mediatore e tende a delegare il ruolo alle potenze della regione.

Dal dibattito emerge sicuramente una prospettiva disillusa. Sono lontani i tempi dell’ottimismo, e il futuro del conflitto israelo-palestinese dipenderà soprattutto dalle prossime mosse del governo Netanyahu. Rimane però concreto il rischio che si intacchino la sicurezza del Medioriente, la già fragile democrazia israeliana e i diritti, ormai spesso calpestati, della martoriata popolazione palestinese.

Lorenzo Luzza

Tags: Accordi di AbramoBenjamin Netanyahuconflitto israelo-palestineseIsraeleLikudPalestinariforma giudiziariastati uniti
CondividiTweetInviaCondividi

Iscriviti alla nostra newsletter

Può interessarti anche questo

validità illimitata
Attualità

Documento d’identità, validità illimitata per i cittadini over 70 da oggi

30 Luglio 2026

Una misura che punta alla semplificazione amministrativa Dal 30 luglio entra in vigore una significativa...

minimo storico delle nascite nascite in meno
Attualità

Minimo storico delle nascite nel 2025, solo 355mila nuovi nati

29 Luglio 2026

Un Paese che continua a perdere nascite L'Italia si trova di fronte al costante calo...

estendere il divieto di fumo sigaretta elettronica fumo tabagismo
Attualità

Estendere il divieto di fumo negli spazi pubblici, Spagna

23 Luglio 2026

La Spagna si prepara a imprimere una svolta significativa alle proprie politiche di contrasto al...

divieto di accesso ai social war feed twitter
Attualità

Divieto di accesso ai social per gli under 15, Francia

22 Luglio 2026

La Francia compie un passo introducendo una delle normative più rigorose mai adottate per regolamentare...

Prossimo articolo
Sciopero nel Regno Unito

Sciopero nel Regno Unito: il più grande del decennio

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati

Guest Authors

Giulio Cavalli |Giovanna Mulas | Sabina Guzzanti |Susanna Schimperna | Francesca de Carolis| Luigi Colbax | Alessandro Ghebreigziabiher| Oliviero Beha|Bruno Ballardini Rosanna Marani| Barbara Benedettelli | Carlo Barbieri | Roberto Allegri| Pino Aprile|Otello Marcacci| Carlo Nesti|Carlo Negri| Massimiliano Santarossa| Livio Sgarbi|Alessandro N. Pellizzari |Clara Campi| Marilù S. Manzini| Erika Leonardi|Dario Arkel| Maurizio Martucci| Paolo Brogi| Ettore Ferrini|Adriano Ercolani|Paolo Becchi|Alessia Tarquinio| Selvaggia Lucarelli| Fabrizio Caramagna | Iacopo Melio |

logo paypal

Ultima Voce Best Topics

ambiente arte attualità bambini Calcio Cina Cinema coronavirus Covid-19 cultura diritti umani donald trump Donne economia Europa film Francia guerra Israele Italia Lavoro Libri Matteo Salvini migranti Milano musica nshr Onu Palestina politica razzismo Ricerca roma Russia salute Salvini Scienza Scuola società stati uniti storia Trump unione europea Usa Violenza

FAQ E CONSIGLI UTILI

Guide & Tips 

Contatta La Redazione

Scrivi a :
– info@ultimavoce.it
– collaborazioni@ultimavoce.it
– advertising@ultimavoce.it
– candidature@ultimavoce.it

Read More…
fandangolibri1.png
chiarelettere11.png
WhatsApp-Image-2023-01-17-at-09.39.24-e16739484187331.jpeg
LOGO-FFF1.png
luis1.png
Logo_24ore1.png
moton1.png
UNITO1.png

Le foto presenti su ultimavoce.it sono state in larga parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione – indirizzo e-mail info@ultimavoce.it, che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.

Testata Giornalistica registrata presso il Tribunale di Brescia n° 8/2021 del 15/03/2021. Direttore Responsabile: Gianluca Lucini / Direttore Editoriale: Andrea Umbrello

  • Home
  • Contatti
  • Privacy Cookie Policy
  • Guide Utili

© 2020 - Ultima Voce. All Rights Reserved

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Archivio
  • Segnalazioni
  • Contatti
  • Cookie Privacy Policy

© 2020 – Ultima Voce. All Rights Reserved.